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La distruzione di Pompei diventa un kolossal: Roman Polanski racconta sul grande schermo gli ultimi tre giorni di vita della città

di Anna Civitillo

La notizia è stata riportata dalla rivista cinematografica “Variety”: il premio Oscar Roman Polanski inizierà quest’estate le riprese di “Pompeii”, una megaproduzione da 130 milioni di euro tratta da “Pompei. Venti ore alla catastrofe”, romanzo dello scrittore inglese Robert Harris, che si è occupato anche della sceneggiatura. Visto il cospicuo budget (il più alto che sia mai stato affidato a Polanski), ci si aspetta sicuramente che una parte consistente della pellicola sia dedicata alla spettacolare eruzione del Vesuvio. Attesa del tutto motivata se si aggiunge che la narrazione prende avvio solamente tre giorni prima della fine di Pompei e si conclude proprio con la scena dell’eruzione che distrusse interamente la città e uccise gran parte della sua popolazione nel 79 d.C. Protagonista della storia è il giovane ingegnere Marco Attilio che deve riparare un enorme acquedotto di importanza vitale per l’Impero Romano. Dopo essere stato coinvolto in una vicenda di intrighi politici ed amorosi, Attilio si rende conto che le sorgenti d’acqua si stanno esaurendo e si mescolano con lo zolfo: da qui il sospetto che il Vesuvio si stia scatenando. La notizia del film giunge proprio in un momento di grande fermento sulla storia dell’antica città campana. In questi giorni, infatti, sono stati resi noti a Roma, in un convegno internazionale, i risultati di un’intensissima attività di ricerca, condotta da archeologi di varie parti del mondo fra il 2003 e il 2006. Reperti sannitici sotto gli edifici di epoca romana svelano che Pompei era già un centro molto sviluppato, che porterebbero a fissare la sua origine intorno al VI secolo a.C. a opera di popolazioni indigene etruscheggianti. Iscrizioni in osco, oggetti votivi, ma soprattutto edifici con affreschi e grandi mosaici mostrano che “la vera grande Pompei non è quella romana, il suo secolo d’oro è il II secolo a.C.”, come ha spiegato Piero Guzzo, il sovrintendente degli scavi. Tutto sembra dunque confermare un passato ignoto sotto lo strato romano, che sarebbe solo l’involucro recente di un organismo molto antico. Ma queste importanti scoperte conducono a una serie di conclusioni, che potrebbero invertire anche la storia della sua origine: finora si pensava che Pompei si fosse sviluppata a partire da una piccola zona centrale, quella del Foro, grande 9 ettari, zona poi espansa prima verso nord, poi verso est. Ma i recenti ritrovamenti confutano anche questa teoria: “Nel VI secolo Pompei era già una città di grandi dimensioni e con edifici rilevanti diffusi capillarmente”, spiega Fabrizio Pesanda, archeologo dell’Istituto Orientale di Napoli e responsabile di uno dei progetti di scavo. Una città affascinante, ricca di storia e di narrazioni mitologiche. Che continua a celare tanti segreti sotto di sé, molti dei quali forse non scopriremo mai. (5.2.07 ore 16:27)

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