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SPETTACOLI & MUSICA Al teatro Carlo Gesualdo di Avellino gran “successo” per la prima del “Requiem K626” di Mozart. Per una sera la musica è diventata il mezzo attraverso cui raggiungere Dio. di Maria Ianniciello “Quis canta, bis orat” ( chi canta prega due volte) diceva Santo Agostino . L’anima, mediante il canto, si congiunge col metafisico, l’altra parte dell’essere... Il Requiem in Re minore, l’ultima opera del catalogo di Mozart, racconta il cammino dell’uomo morente verso Dio. In un crescendo la morte diventa vita autentica. Molte leggende ruotano intorno all’opera . Stendhal raccontò che Mozart ebbe l’incarico di realizzare il Requiem da un anonimo. Oggi si sa che questo ultimo fu il Conte Franz Walsegg Stuppach. La tragicità e lo straordinario misticismo, che trapelano da ogni nota, potrebbero essere la prova di un canto funebre che l’artista realizzò anche e soprattutto per se stesso. Difatti il compositore morì il 5 dicembre 1971, lasciando il “Requiem” incompiuto. Fu, poi, completato da alcuni suoi allievi. Ed è forse grazie alla maestosità e alla spiritualità a tratti imponente…a tratti delicata del Requiem che il teatro “Carlo Gesualdo” ha voluto aprire la stagione teatrale rendendo omaggio al celebre artista viennese. La sera del 26 ottobre 2006 l’Orchestra e il Coro del Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino nonché l’Associazione Polifonica “Corale Duomo” di Avellino, diretti dal maestro Carmelo Columbro, hanno eseguito- in occasione del 250° Anniversario della morte di Mozart- il “Requiem K626”. La voce calda di Salvatore Mazza, che ha letto alcune lettere scritte da Mozart e dai suoi famigliari, la carica emotiva del Soprano Miriam Artico, del Contralto Patrizia Porzio, del Tenore Pasquale Tizzoni nonché del Basso Carmine Durante hanno trasmesso agli spettatori una sensazione di appagamento e allo stesso tempo di eterea malinconia. Nel Requiem trapela l’eterno ossimoro tra la vita e la morte…tra il metafisico ed il materiale…tra l’afferrabile e il non afferrabile…tra le “miserie” umane e Dio. La musica, però, riesce ad annullare questa contraddizione. Nelle Confessioni Santo Agostino diceva: “Quante lacrime versate ascoltando gli accenti dei Tuoi inni e canti che risuonavano dolcemente nella Tua Chiesa! Una commozione violenta. Quegli accenti fluivano nelle mie orecchie e distillavano nel mio cuore la Verità, suscitandovi un caldo sentimento di pietà.” Tutta la letteratura sacra parla della musica. La Bibbia stessa è musica. Il “Cantico dei Cantici” è musica. Musica sono i “Salmi”… Il cantare è di chi ama e l’amore spinge l’anima a ritrovare le sue naturali origini, facendola ricongiungere con il Creatore. (27.10.06 ore 18:24) |
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