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SPETTACOLI & TEATRO
Quando il teatro diventa attualità. Al
teatro Carlo Gesualdo di Avellino, la “Politeama Mancini s.r.l- Argot
produzioni” ha presentato Arianna Bergamaschi e Gabrile Gi Russo in “Romeo
e Giulietta”.
di Maria Ianniciello
Il
25 e il 26 aprile al teatro Carlo Gesualdo di Avellino alle ore 21.00 la
Politeama Mancini s.r.l- Argot produzioni ha presentato Arianna
Bergamaschi e Gabriele Gi Russo in “Romeo e Giulietta” di W.
Shakespeare con: la traduzione e l’adattamento di Stefano Antonelli, la
partecipazione di Antonella Morea e Fabio Ferri, le scene e i costumi di
Tiziano Fario, le musiche di Massimo Nunzi, la regia di Maurizio Panici.
Siamo a Verona. Due giovani si innamorano, ma sono impossibilitati a
realizzare il loro sogno d’amore, poiché le rispettive famiglie sono in
acerrimo contrasto. La tragedia di Romeo e Giulietta continua ad ispirare
registi, musicisti, artisti e, soprattutto, continua ad appassionare il
grande pubblico. La distanza tra il mondo degli adulti e quello dei
ragazzi….una società chiusa in schemi , i quali sono ormai rigidamente
e tragicamente statici da secoli, attualizzano questa storia, rendendola
eterna. I personaggi, in particolare durante il ballo, sembrano come
immobilizzati nel loro silenzio e non si accorgono del sentimento che sta
nascendo tra Romeo e Giulietta . La Compagnia Politeama ha recuperato la
figura tipica del teatro elisabettiano:il narratore/coro. Il testimone e
protagonista della tragedia è padre Lorenzo, che appare sin dalla prima
scena. Padre Lorenzo conosce il tragico epilogo dell’intrigata vicenda e
nulla può fare contro il volere del fato. Si limita soltanto a commentare
e ad ascoltare i fatti. Alla fine fugge impaurito, lasciando Giulietta in
balia del suo tragico destino. La figura del prete, nel suo eterno
ossimoro di assenza-presenza, simboleggia i risvolti religiosi del
rinascimento e, allo stesso tempo, l’assenza di valori della nostra
epoca. La guerra e la violenza che ne scaturisce dominano la mente dell’uomo,
rendendolo vulnerabile, inquieto… irrimediabilmente ambiguo. La fine del
secolo è difficile per tutti ed in primo luogo per gli animi più nobili,
nei quali prevarrà un senso di inadeguatezza, di inconsistenza delle cose
e di dubbio sulle reali capacità della ragione umana. Il teatro
elisabettiano è privo di eroi e di grandi vicende. Tutto è inafferrabile…anche
i grandi sentimenti. Perciò Romeo e Giulietta potranno esaudire il loro
desiderio d’amore solo oltre la morte, perché in terra non vi è alcuna
speranza. La Politeama- mediante le luci, i costumi, la voce fuori campo,
le musiche- ha voluto far comprendere che i tempi passano, ma l’uomo
resta irremovibile nei suoi egoismi. L’attore, che ha interpretato
Mercuzio, è stato abile a rappresentare il travaglio e la follia dell’uomo
moderno. La sua voce ed i suoi movimenti da giullare sono riusciti a
rendere più comprensibile un personaggio reso da W. Shakespeare molto
sfuggente. (27.4.06 ORE 07:03)
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