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di Maria Ianniciello
L' Intervista Signor Rossetti innanzitutto quando e dove è nato? Sono nato a Mirabella Eclano il 22 maggio 1919. Quando si è arruolato? Mi sono arruolato nel 1938 nell’aeronautica militare. Dopo un periodo di addestramento, esattamente nel 1940, sono entrato nella 203° squadriglia da bombardamento. Quando fu catturato? Fui catturato l’8 settembre 1943 in Albania…a Tirana. Ero la 120° persona della 203° squadriglia. Ricordo che i tedeschi erano ad un passo da noi. Il comandante ci fece salire tutti su un aereo. Eravamo quasi pronti alla fuga, ma il capitano dell’aeroporto non ci fece decollare e nel frattempo giunsero i tedeschi. Mi è rimasto impresso un episodio. Un sottotenente siciliano riuscì a decollare, a seminare i tedeschi e finalmente a ritornare in Italia. Noi, invece, fummo catturati. Dopo tre giorni i tedeschi ci fecero salire su un camion e infine con un treno- che veniva dalla Grecia e che attraversava la Bulgaria, la Romania, la Germania, la Cecoslovacchia, la Polonia- ci spedirono in Ucraina. Dove la condussero quando giunse in Ucraina? Ci condussero al campo di concentramento 1/A. Arrivammo tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Eravamo circa 800 persone. Faceva freddo. Dormivamo su un materasso molto sottile, avvolti in una coperta altrettanto sottile. Era sporco e per colazione ci facevano bere un the che sapeva poco di the e molto di acqua. A pranzo mangiavamo una brodaglia con qualche carota o patata e una fetta di pane (200g di pane nero) con 10g di margarina. La sera l’identica brodaglia…e questa volta senza pane. La mattina ci svegliavamo alle quattro. Ci inquadravano e ci contavano. Alle sei andavamo a lavorare. Lei dove lavorava? Io fui destinato alle ferrovie; altri, invece, furono mandati nelle polveriere o nella campagne. Ha visto qualche persona morire? Le persone malate venivano condotte in ospedale e poi il più delle volte non facevano ritorno. E’ sempre stato nel campo 1/A? No. A marzo del 1944 ci portarono nel campo di concentramento 5/A di Ludwigsburg e in seguito al 13/B di Norimberga. Nel 5/A mi mandarono a lavorare in una fabbrica di motori, mentre nel 13/B fui spedito alla “Nural”, dove facevo l’attrezzista. Ha mai subito delle torture? Si. Una volta il capo della fabbrica ci chiese di andare a lavorare di domenica perché c’era molto da fare. Per lo straordinario ci avrebbe dato un compenso. Difatti regalò a ciascuno una fetta di pane. Quando ritornammo al campo ci fecero mangiare. Le SS vennero a sapere che in fabbrica ci avevano regalato del pane e perciò ci frustarono. Ricordo che era il giorno di San Giuseppe del 1944. Io riuscii a coprirmi le spalle e non mi fecero molto male, ma la maggior parte dei miei compagni il mattino seguente non riuscì ad andare a lavoro. Il capo dello stabilimento, quando venne a conoscenza dell’accaduto, rimproverò il comandante delle SS, le quali furono costrette a chiederci scusa. Alcune di loro non vollero farlo e quindi furono allontanate dal campo. Di quale nazionalità erano i suoi… diciamo così “coinquilini”? C’erano italiani, polacchi, albanesi, bulgari, francesi... Durante la prigionia ha incontrato qualche ebreo?Come vivevano? A Norimberga gli ebrei- ovviamente prima di essere condotti nei campi di concentramento e poi di sterminio- vivevano come qualsiasi cittadino tedesco. I tedeschi, dopo qualche tempo, affissero dei manifesti- scritti in diverse lingue- con cui obbligavano i giovani ebrei ad arruolarsi e le donne ad andare a lavorare in fabbrica. Se non avessero rispettato tale ordinamento le conseguenze per loro sarebbero state “disastrose”. Sul manifestino c’era l’immagine di un uomo, che veniva definito”l’uomo invisibile”. Da lontano ti scrutava con fare minaccioso, ma, se ti avvicinavi, il suo volto scompariva. Come e quando è stato liberato? Fu Mussolini a ridarci la libertà. Quando venne trovarci gli chiedemmo di farci scarcerare e, per fortuna, riuscì a convincere il fuhrer. Diventammo, così, lavoratori liberi. Ci pagavano anche, però io… ogni notte sognavo di toccare il suolo italiano. Quando e come è rientrato in Italia? Gli americani ci trasferirono in una scuola, nell’attesa del rimpatrio. Eravamo circa 20.000 persone. Poi finalmente ci rimpatriarono e, quando giunsi a Verona, mi resi conto che anche in Italia tutto era cambiato… Quali sono state le conseguenze della sua prigionia? Io percepisco la pensione di guerra per il congelamento dei piedi e per il catarro bronchiale cronico. 10.2.07 ore 23:27 |
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