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Caiazzo (CE). L’attore-cabarettista Giovanni Albano si è esibito al Festival Jovinelli. Un Caiatino forza 10.

di Giuseppe Sangiovanni

Affascina chi lo avvicina, sempre, forse troppo pronto e disponibile a regalare la sua arte. L’arte del recitare. Parliamo di Giovanni Albano, attore-cabarettista caiatino, perspicuitas da sballo, uno tsunami di simpatia- che travolge la folla presente ai suoi spettacoli- uno showman-di grande spessore, spirito libero-con elevate capacità interpretative. Uomo di spettacolo eclettico, non seriale-capace di percorrere con abilità Nobel tutti gli itinerari artistici, in perfetto equilibrio tra il comico ed il drammatico, senza registrare oscillazioni. Albano, il fine dicitore caiatino nei suoi spettacoli offre deliziosissimi “bouquet di arte”: recitando Eduardo De Filippo, Shakespeare, Antonio De Curtis, Trilussa, Libero Bovio. Ma è anche un grande animatore- che penetra dolcemente e con intelligenza nel disagio di una società sempre meno attenta verso i più deboli, gli invisibili, i nuovi poveri, la terza età. Il tutto in chiave ironica. Raffinato ed intenso interprete, con una voce che inebria i “fiori della poesia, del teatro e del varietà”, recitati con amore e struggente passione. Mettere le mani, per meglio dire la voce, in queste opere e osare recitarli, è operazione rischiosa. Non per il maestro Albano, che sicuramente avrebbe meritato altri palcoscenici, affezionato alla sua bella Caiazzo-forse troppo ancorato alle sue radici –piccolo e splendido borgo- che non offre nulla a chi ha grandi potenzialità artistiche e professionali. Paese-un popolo di Calimeri, predisposto solo al lamento, che al break-fest, a pranzo e cena s’ingozza di invidia- paese che non apprezza i caiatini forza 10(con molte marce in più)- paradossalmente stimati nell’intera penisola. Per la serie Nemo Profeta in Patria. Anche in occasione del Festival Jovinelli, tutto quanto detto è stato prontamente confermato- da un pubblico, freddo, distaccato- con le mani legate! Performance ignorata dal pubblico presente- che non poteva dare più amara delusione all’allibito Albano. Le sue parole- sono apparse come pallettoni- indirizzati ad una parte politica. Verosisimilmente mal digerite dal “regime”-sentitosi bersaglio di un Albano delusissimo per come sono andate le cose, per l’accoglienza e il calore non ricevuto- sicuramente non intenzionato a fare un political-show. A Caiazzo non è facile per nessuno: i tentativi di fare cultura e cinema a Palazzo Mazziotti- sappiamo come sono finiti Segno proprio della pochezza culturale dei caiatini(non tutti)- residenti in una borgata allevata e allenata al ragù e all’invidia. Non a salmone. La cultura contadina caiatina, sa ancora di canti sull’aia, di nenie, da mietitori, di cori di filande. Noi queste cose le amiamo, figli come siamo di questa terra. Non vogliamo né il salmone né il caviale, che imbonitori forestieri hanno proposto nell’ultimo decennio, con un frac poco credibile, a chi ci ha disamministrato(Sorbo docet). C’è solo da fare un piccolo sforzo: amare e stimare la caiatinità. (19.7.06 ore 15:42)

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