|
Questo spazio è
dedicato alla tua pubblicità
i nostri prezzi |
SPECIALE
Jenny
Beavan, una costumista di successo e dallo spiccato senso dello Humor si
racconta a Laura Delli Colli, presidente del sindacato giornalisti
cinematografici italiani.
di Angela Pietronigro
“Se
dovessi rispondere sinceramente resterei senza lavoro”: si difende
cosi, scherzosamente, la costumista britannica Jenny Beavan dalle
incalzanti domande di Laura Delli Colli. Da una parte, il presidente del
sindacato giornalisti cinematografici, intenta a farle rivelare i
segreti ed i trucchi di un mondo tanto affascinante, la stuzzica
chiedendole di esprimere opinioni e preferenze, dall’altra, la Beavan,
aggira l’ostacolo in modo elegante. Un’intervista brillante per
celebrare non solo il mito Jenny Beavan, costumista di fama
internazionale, ma anche la persona. In questi anni, 7 nomination agli
oscar, la prima nel 1984 con i Bostoniani, e poi Maurice, Ragione e
sentimento, Anna and the King e Gosford Park. Nel 1986 riceve la celebre
statuetta per Camera con vista. La maggior parte di questi successi
Jenny Beavan li ha realizzati in coppia con un regista di altrettanta
fama: James Ivory con il quale nutre un rapporto speciale. Si conoscono
da una vita, esattamente da quando lei frequentava una scuola di danza.
Da allora, e soprattutto, dopo otto film realizzati insieme tra loro è
nata un’intesa speciale. La Beavan rivela che Ivory è un regista
molto esigente e quando non commenta il lavoro altrui vuol dire che è
fatto bene, questo ovviamente vale anche per i suoi costumi. Le
pellicole “Jane Eyre” e “Un the con Mussolini” le hanno permesso
di lavorare al fianco di Franco Zeffirelli che lei stessa riconosce come
il regista più vicino all’arte cinematografica inglese. In realtà,
non esiste un regista europeo o internazionale, in particolare, col
quale le piacerebbe lavorare: il rapporto di lavoro che si crea sul set
è diverso e speciale ogni volta, a prescindere dal carattere di questi
professionisti. Confessa, però, di essere rimasta colpita da “Le
tartarughe possono volare” di Barman Ghobadi, un film sui bambini
iracheni vittime della guerra. Da qui il desiderio di poter collaborare
con questo regista nascente. Oltre al cinema, molte sono le esperienze
di Jenny Beavan legate al
mondo dello spettacolo. Ha lavorato molto per il teatro ma confessa che
solo la pratica sul campo, la conoscenza perfetta dei periodi storici,
delle abitudini etc., può preparare un costumista al cinema. Una volta
è stata anche attrice ma non ricorda con piacere quest’esperienza. Fu
chiamata a sostituire un’attrice nel ruolo di una governante scozzese.
Le fu chiesto di cantare e di recitare poesie con la promessa che
sarebbe stata doppiata… cosa che non è successa. Per quanto riguarda
gli attori, preferisce non pronunciarsi in merito a preferenze. Rivela
però, che la prova dei costumi diventa una sorta di seduta di
psicoterapia: le sue orecchie sentono cose che lei non potrebbe mai
ripetere. Jenny Beavan ha lavorato per anni come costumista e afferma
che quando l’attore indossa i costumi di scena avviene quasi un
miracolo: ogni attore si cala nel personaggio, diventa un’altra
persona. Descrive questo fenomeno come una specie di metamorfosi
ricordando che l’esperienza più significativa in questo senso è
stata con Judy Dench. L’intervista si chiude con un particolare sul
film Godford Park. Il secondo giorno delle riprese il regista non notò
i suoi costumi: erano stati realizzati in modo cosi fedele al periodo
storico da uniformarsi perfettamente al set. Giulia Mafai e Remigio
Trucchio, al termine dell’incontro, hanno consegnato il capitello d’argento
a Jenny Beavan. (7.7.06 ore 22:47)
prima
pagina
|
Questo spazio è
dedicato alla tua pubblicità
i nostri prezzi |