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SPECIALE
Il grido d’allarme lanciato nel
convegno di Caiazzo, dove l’ambiente è una religione CRIMINI
AMBIENTALI: ALBANO E CEGLIE NON VANNO LASCIATI SOLI La politica, la
sinergia tra le istituzioni, la scuola e il senso civico dei cittadini,
per vincere la battaglia.
di Giuseppe Sangiovanni
Caserta-
Il ruolo delle istituzioni, le risposte giudiziarie, l’impegno dei
cittadini- per contrastare i crimini ambientali. Se n’è parlato nell’interessante
convegno organizzato dall’amministrazione comunale di Caiazzo, retta
dal sindaco Stefano Giaquinto- intervenuto al dibattito con il suo vice,
Tommaso Sgueglia e Vito De Filio, assessore all’Ambiente: “Sacerdoti”
che evangelizzano con tutta l’amministrazione l’amore per l’ambiente(isola
ecologica iperfunzionante docet). Relatori, Paolo Albano e Donato Ceglie,
rispettivamente Procuratore aggiunto e Sostituto Procuratore della
Procura di Santa Maria Capua Vetere. Due giudici, da anni in prima
linea- che nonostante le norme “archeologiche italiane”-( in alcuni
casi datate 1931- “scavalcate” con tanto genio e altrettanta
fantasia) - protagonisti di brillanti inchieste e operazioni(sette torri
abbattute a Castelvolturno, altrettante cave chiuse a San Clemente(i
residenti chiedono ora la chiusura dei due cementifici), la diossina e
non solo)- contro chi nella provincia di Caserta per anni ha deturpato e
inquinato l’ambiente. Sicuramente non per colpa della Magistratura-
che per arrestare parzialmente il fenomeno- ha dovuto lavorare non poco.
I controlli per anni inesistenti, il punto dolente del disastro
ambientale nella provincia di Caserta, la Reggia per l’ecomafia. Ai
primi posti in Italia nelle top ten- per quanto riguarda i crimini
ambientali. Ecomafia, il ciclo economico-criminale che inquina l’ambiente
e distorce gravemente l’economia di Terra di Lavoro. Una mappa fitta,
quella degli illeciti commessi all’ombra della Reggia- che va dal
traffico dei rifiuti all’abusivismo edilizio, soffermandosi sui grandi
investimenti pubblici e privati che dalle nostre parti sono a forte
rischio d’infiltrazione mafiosa. Agli illeciti accertati dal NOE dei
Carabinieri, dal Corpo Forestale dello Stato, dalla Guardia di Finanza e
dalla Polizia di Stato, non corrispondono gli illeciti puniti. DEBOLI
CON I FORTI Le sanzioni per i crimini ambientali, infatti, sono ancora
troppo blande, e i reati cadono rapidamente in prescrizione.
Occorrerebbero delle pene più severe a disposizione di Magistrati
finora con le mani legate-che sono “commoventi”, per l’impegno
profuso, nonostante la legislazione carente e decrepita rispetto al
resto d’Europa. Meccanismo che s’inceppa anche per la forte
collusione tra camorra e politica- binomio che manovra i fili per
bloccare i controllori, nelle istituzioni preposte- accusate di essere
forti con i deboli e deboli con i forti. Che sulla carta sono tanti.
Controlli per prevenire e reprimere. Non bastano i “Falcone e
Borsellino” targati Caserta- il volontariato(WWF, GREANPEACE,
LEGAMBIENTE, associazioni presenti al convegno di Caiazzo)- può fare
poco. Occorrono forti sinergie tra Ministero della Salute e dell’Ambiente,
Arpac, Asl, Provincia, Regione, Comuni, Carabinieri, Polizia di Stato,
Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Magistratura.
Controlli efficaci, ma anche senso civico dei cittadini che hanno il
dovere di denunciare. Determinante il ruolo della scuola- che deve
istruire, educare a rispettare l’ambiente-bene prezioso per tutta l’umanità
e per le future generazioni. L’occasione fornita alla camorra per il
suo salto di qualità imprenditoriale è stato il terremoto dell’80. L’organizzazione
criminale è entrata in grandi giri d’affari prima del cemento e poi
dei rifiuti. Sono a tutti note le devastazioni ambientali in Terra di
Lavoro, dovute alle colate di cemento, frutto di un’edilizia fai da
te. Si è costruito ovunque, in modo disordinato, in totale assenza di
regole. E sono sempre più evidenti le conseguenze sulla salute legate
all’occultamento dei rifiuti tossico-nocivi. In alcune zone, sono
stati registrati aumenti di patologie tumorali e leucemiche. E in questa
direzione- l’intervento nel convegno- di Gaetano Rivezzi, Presidente
Provinciale Associazione Medici per l’Ambiente- che ha invocato un
gruppo di lavoro territoriale composto da medici e pediatri di base, per
uno screening delle patologie oncologiche nei 104 comuni della provincia
di Caserta(a Caiazzo coordinerà la ricerca l’assessore Tommaso
Sgueglia, vice direttore sanitario dell’ospedale S.Anna-S.Sebastiano-
medico dell’Ambiente). EMERGENZA AMBIENTE: UNA TORTA D’ORO PER LA
CAMORRA “Caserta, territorio dell’ecomafia”- come definita tempo
fa, nella relazione della commissione parlamentare d’inchiesta, sul
ciclo dei rifiuti e sulle ecomafie. Lo Stato, in questi ultimi anni, ha
disposto una serie di “terapeutici” interventi- ma l’impegno di
due magistrati, repetita juvant non basta. Caserta, una provincia
derelitta- una realtà nella quale, per anni ed in maniera indisturbata-
abusi, illegalità sistematiche, saccheggio e scempio indiscriminati, l’hanno
fatta da padroni assoluti “grazie” alla regia, lucida e criminale
della camorra. I documenti redatti dai commissari parlamentari, la
dicono tutta. Gran parte dei fascicoli sono targati Caserta. Dal
rapporto si legge: La situazione riscontrata, nel territorio della
provincia di Caserta, presenta diversi profili di eccezionale gravità;
cicli economici-criminali, che caratterizzano il fenomeno delle
cosiddette ecomafie-intense attività estrattive, quasi sempre abusive,
smaltimenti illeciti connessi ai traffici di rifiuti nord-sud- danno
inferto: immane ed inimmaginabile”. Uno Stato molto poco sensibile nel
problema ecologico, alle prese con strumenti repressivi, a dir poco
risibili. Un affare d’oro, lo smaltimento illegale dei rifiuti(che
sarà sempre più fiorente se non si costruiranno i termovalorizzatori.
A Vienna ne funziona uno benissimo- nel bel centro della città)- un
vero e proprio business, per la nuova malavita organizzata- un affare
per i clan, a nove zeri. Le cifre del business: 1,6 milioni di
tonnellate di rifiuti tossico-nocivi- 10 milioni di tonnellate di
rifiuti industriali, per un fatturato illegale di 6000 miliardi(vecchio
conio). Un giochetto facile, per la malavita: un terreno a disposizione,
uno scavo profondo, qualche centinaia di metri e il gioco è fatto. L’affare
è garantito, anche rispetto al trend di mercato, di ditte
autorizzate(pochissime in Campania)- che smaltiscono a venti euro circa,
per un chilo di rifiuti- in tanti sono a rivolgersi al mercato
parallelo, quello “nero”, ai ras dell’ecomafia, per abbattere ogni
costo relativo. E Terra di Lavoro diventa ogni giorno di più, un’immensa
“bidonville”, dove lo Stato è perdente, dove “l’ordine” è
stabilito dall’antistato. (28.5.06 ore 20:07)
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