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La prima di una serie di riflessioni ed indagini sui “Disturbi alimentari” Il metodo e la clinica Montreux attraverso il libro di Peggy Claude-Pierre

I disturbi alimentari attraverso un’inchiesta svolta in Irpinia. La Testimonianza di una studentessa di diciannove anni.

di Maria Ianniciello

Questo secondo appuntamento con i disordini alimentari si prefigge di capire- mediante un’inchiesta svolta in Irpinia, in particolar modo tra gli studenti degli istituti superiori- i motivi che spingono alcuni individui ad avere un errato rapporto con il cibo e come la società, innanzitutto i ragazzi, considerino queste patologie. E’ indispensabile ribadire che nessuno di noi ha l’intenzione di improvvisarsi psicologo. Le inchieste si prefiggono di dare un contributo ai malati, attraverso il riferimento a studiosi, a personalità di rilievo e a testimonianze. Nel precedente articolo si è parlato del metodo e della clinica Montreux, asserendo che alla base dei disordini alimentari ci potrebbe essere una sorta di predisposizione. La Condizione di Negatività Cronica costringe questi soggetti ad “agire” per il bene della società, cioè a soddisfare le aspettative dei famigliari…degli amici. Sarebbero le persone più sensibili ed altruiste ad essere particolarmente predisposte allo sviluppo dei disturbi alimentari. Molti degli intervistati hanno sostenuto di dare una notevole importanza all’aspetto esteriore e di vedere nell’adiposità il sinonimo di inadeguatezza e di bruttezza. L’anoressia e la bulimia sono patologie che vanno oltre la semplice componente estetica e, purtroppo, dall’indagine risulta che siano pochi a saperlo. Infatti, quasi nessuno degli intervistati sa che i disordini alimentari potrebbero essere causati dal bisogno impellente di dare e ricevere un po’ d’amore. Chiunque abbia un sano equilibrio mentale non riuscirebbe a ridursi in un cumulo di ossa o ad abbuffarsi e vomitare per il solo desiderio di dimagrire. L’amor proprio e la paura della morte spingerebbero qualsiasi essere umano ad abbandonare queste idee fortemente masochistiche. Una studentessa di diciannove anni con l’hobby della lettura ha dichiarato di aver sofferto di anoressia. La profondità delle sue parole mi ha particolarmente impressionato.

“[…]La bellezza equivale al carisma…alla forza che una persona ha dentro. Penso che ognuno di noi sia capace di poter dare e fare tanto e che la vera bellezza è nascosta lì. E’ una questione di emozioni e sensazioni a volte indecifrabili. Credo che chi metta il corpo davanti a tutto è solo incapace di guardarsi dentro…forse per paura. Quando vedo una persona in soprappeso non giudico, anzi non penso. Ho amici con qualche chilo in più e posso dire che sono delle belle persone. A dir il vero li preferisco, poiché, il più delle volte, è in loro che si sviluppano le personalità più interessanti. Grasso per me equivale a persona. Penso che possano esistere tanti motivi per cui una persona è in carne. Per me le cause dei disturbi alimentari sono tanti. Lo stress, il nervosismo, le delusioni. Ogni persona ha meccanismi diversi. Io quando sono nervosa non mangio nulla; c’è chi invece per smaltire la rabbia mangia. Ogni persona è diversa. Ho avuto problemi di anoressia quando ero più piccola, dovuta allo stress e alle preoccupazioni per questioni famigliari non facili. Ne sono uscita bene, anche perché non ero del tutto nella malattia. Ho comunque avuto il supporto di mia madre, intelligente nel capire in tempo la situazione, e del mio medico, che mi ha presentato le persone giuste.”

Questa ragazza, come abbiamo potuto notare, non pone al centro di tutto l’estetica, ma la comprensione dell’altro. E’ il desiderio di soddisfare i bisogni altrui a spingere alcune persone verso i disturbi alimentari. Indispensabile è saper orientare questi nobili sentimenti anche verso se stessi. Secondo alcuni studiosi, costoro hanno una personalità scissa. Non hanno una identità spiccata; in loro prevalgono ancora le fantasie onnipotenti dell’età infantile. “[…]La personalità dell’anoressica sembra caratterizzata da una rottura dell’asse Io- Sé[…]. L’Io, sviluppandosi in modo separato dal Sé, in modo imitativo e con funzioni unicamente adattative alle richieste dell’ambiente, è capace anche di prestazioni brillanti[…]. Il Sé, d’altra parte, rimasto ad uno stadio di sviluppo arcaico ed immaturo, conserva l’oralità e le fantasie tipiche dell’età infantile ed una richiesta di rapporto “materno” con l’ambiente che, non essendo mentalizzabile, può essere espressa solo nel corpo. […]”1 Dunque la personalità di chi soffre di disturbi alimentari è “divisa”. Il Sé (ovvero l’insieme delle caratteristiche di un individuo) non è abbastanza maturo per accettare l’indipendenza e quindi la vita adulta. Soltanto l’amore incondizionato potrà aiutare il malato a costruirsi una propria identità e di conseguenza ad uscire dalla disperazione che la malattia gli infligge. Coloro che soffrono di anoressia, di bulimia e di alcune forme di obesità muoiono a causa della superstizione, dell’ignoranza e della stupidità di chi crede che i medicinali possano risolvere qualsiasi problema. Sono la disponibilità, l’affetto e l’amore la cura più appropriata per risolvere i disturbi alimentari.

1 S.Gindro-S.Marinucci- J.Sanders, “L’Adolescenza. Gli anni difficili”, a c. di Raffaele Bracalenti, Alfredo Guida editore, Napoli 1993, p.148

24.5.06 ore 08:39

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