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SANITA'

Movimento a difesa del cittadino: I medici ascoltano poco e i malati vanno altrove. Nasce centro universitario per insegnare metodo patient centred

Un cattivo rapporto medico-paziente alla base del boom della medicina non convenzionale. E secondo un dato relativo a un anno e mezzo fa, ogni anno sono 100 mila le 'nuove visite' di medicina non convenzionale in una regione come la Lombardia (9 milioni di abitanti). "E' un paradosso - osserva Egidio Aldo Moja, presidente del Centro di Ricerca sulla Comunicazione in Medicina (CURA) - mai come oggi la medicina è stata così potente, così capace di guarire, eppure la figura sociale del medico non è nemmeno paragonabile a quella che aveva 20-30 anni fa, quando invece guariva molto di meno". Secondo Moja, la causa sta nel fatto che "il medico parte subito a cacc ia della diagnosi e della terapia corrette, indipendentemente dal desiderio del paziente di comunicare con lui". Gli studi effettuati dimostrano che "il medico interrompe il paziente con una domanda chiusa dopo soli 18 secondi dall'inizio della visita medica, quando è invece vero che per raccogliere in modo esaustivo le informazioni sui problemi del paziente, il medico avrebbe bisogno di almeno 2 minuti". Moja osserva che evidentemente al paziente non basta che il suo medico alla fine dia una giusta diagnosi e una buona terapia. "Vuole di più e il medico deve darglielo", afferma il presidente di CURA, secondo cui questa defaillance del medico é alla base del boom della cosiddetta medicina alternativa, del successo della cura Di Bella, dell'aumento delle cause per malpractise anche senza obiettive ragioni. E Fabio Minoli (commissione affari sociali della Camera) ricorda che secondo Boston Consulting, il 50% dei pazienti- clienti dopo sole 2 settimane dall'inizio della terapia modi fica autonomamente la posologia o il dosaggio. Quale rimedio propone CURA a questa situazione? E' il cosiddetto 'metodo patient centred', in cui è il malato e non la malattia il protagonista della visita medica. “Questo metodo - spiega Moja - impone al medico di confrontarsi con il vissuto di malattia del paziente, con i bisogni, le preoccupazioni del paziente. Perché tutti i pazienti che vanno dal medico pensano sempre di avere qualcosa di grave e vogliono che il medico ascolti le loro angosce”. Moja va più in là:"Il modello di formazione che proponiamo comprende anche un lavoro con i pazienti in pectore, cioè persone sane, per discutere con loro su come diventare pazienti soddisfatti". Per questo il modello proposto prevede anche l'introduzione di un''agenda del paziente' (il vissuto della malattia portato dal medico). Inoltre, invita il medico a tenere conto dei 'sentimenti del paziente' (il timore e la paura di essere malato), delle idee e interpretazionì (le opinioni del mal ato e le sue spiegazioni di ciò che non va), delle 'aspettative e desideri' (riguardo a ciò che dovrebbe essere fatto), del 'contesto familiare e sociale' (in cui il paziente é inserito). 

Sanità: arriva la cartella clinica digitale

C' è anche un progetto riguardante la cartella clinica digitale (Ccd) tra le novità presentate negli stand al Forum della Pubblica amministrazione, che si è aperto ieri a Roma. La cartella clinica digitale vuole permettere l'aggiornamento e la visualizzazione dei dati del paziente in modo semplice e veloce. Il progetto prevede un deposito centrale per i dati (database) nel quale confluiscono tutte le informazioni inserite dal personale sanitario. Mediante un collegamento di rete l'operatore sanitario può accedere in ogni momento alle informazioni desiderate. I dati visualizzabili dall'operatore sono esclusivamente quelli per i quali l'operatore stesso è stato autorizzato, in base al suo profilo professionale e personale. In questo modo è possibi le effettuare una serie di ricerche, statistiche e analisi e al tempo stesso i dati sono immediatamente disponibili a tutti gli operatori sanitari che vi debbano accedere. Il punto centrale di questo progetto risiede nella tecnologia utilizzata che permette di introdurre informazioni in un sistema di elaborazione dati utilizzando semplicemente carta e penna. Utilizzando infatti la penna prevista da questa tecnologia e la modulistica necessaria l'operatore sanitario invia direttamente al sistema di elaborazione dati la 'fotografia' di quanto ha appena scritto. Elaborazioni del genere sono già state effettuate in alcuni ospedali dell'Umbria, dove si è utilizzata questa tecnologia per tre parti della cartella clinica: la anamnesi, il diario clinico e la consulenza. L'accesso ai dati clinici e sanitari è condizionato all'inserimento di un username e di una password. Il sistema verifica l'identità dell'utente e controlla cosa può fare. (12.5.04 ore 8:33)

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