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Api Napoli. Prima indagine congiunturale. IV Trimestre 2003-I trimestre 2004. Imprese Api  Napoli: Inizio incerto: Alfano " Segale preoccupante, servono nuove misure strutturali.

Quarto trimestre 2003: aumenta il ricorso al credito a medio termine Per il primo trimestre del 2004: stabili gli ordini, si prevede un aumento della produzione e un calo di fatturato(lieve), investimenti e assunzioni

Confronto con dati nazionali: Scalella «In linea dati imprese Napoli e Italia nel IV trimestre 2003, per il 2004 al Nord già segnali di fiducia, qui non ancora…»

La prima indagine congiunturale condotta su 186 imprese associate all’Api Napoli (circa il 20% del totale delle iscritte) mostra segnali preoccupanti.

Per il primo trimestre del 2004 si prevedono, rispetto all’ultimo trimestre del 2003, ordini stabili e un aumento della produzione (35,4% rispetto al 29,6% di fine 2003).

Calano, però, le previsioni di aumento del fatturato (lievemente), la propensione a nuovi investimenti e a nuove assunzioni.

Se nel quarto trimestre 2003 il 31,7% delle imprese dichiara di non aver avviato nuovi investimenti, la percentuale sale al 40,4% per il primo trimestre del 2004.

«Il 2004 inizia all’insegna dell’incertezza. – ha commentato Emilio Alfano - Presidente dell’API Napoli - Il confronto tra un trimestre e quello immediatamente precedente (con dati a consuntivo per il primo e previsionali per il secondo) va preso cum granum salis, perché ci sono fattori stagionali, in senso lato, che possono incidere notevolmente sui risultati. Trattandosi della prima indagine congiunturale, d’altro canto, non è possibile fare un confronto con l’andamento del primo trimestre del 2003, per avere indicazioni più precise. Resta un fatto: i dati costituiscono un segnale preoccupante, su cui incidono fortemente fattori che negli ultimi mesi sono diventati più inquietanti. La concorrenza sleale di imprese sommerse o irregolari, cinesi o italiane che siano, condiziona negativamente la fiducia degli imprenditori.

Va nella giusta direzione l’impulso a intensificare i controlli nelle imprese che in determinate aree vivono nella totale irregolarità. Ma non bastano le misure punitive. Ci vuole un piano nuovo, coordinato tra i vari livelli istituzionali: nazionale e locale.

La criminalità, il racket e l’usura, inoltre, non tendono a calare. Questo ha anche un effetto psicologico sugli imprenditori, alcuni dei quali, probabilmente anche un po’ per scaramanzia, preferiscono evitare di dire che gli affari andranno meglio, per scongiurare “visite” poco gradite.

Servono misure strutturali per la legalità, per snellire la burocrazia che costa ad ogni impresa quasi 1.500 euro al mese (secondo i dati eurispes) e assicurare infrastrutture più adeguate alle esigenze di imprenditori e cittadini.

A giugno c’è una tornata elettorale che interessa anche la Provincia di Napoli. Ai candidati presenteremo un documento con le misure che le piccole e medie imprese ritengono necessarie per rilanciare lo sviluppo economico e sociale».

«I dati del IV trimestre 2003 sulle aziende dell’Api Napoli sono sostanzialmente in linea con quelli nazionali Confapi – ha aggiunto Dario Scalella – Vice Presidente Nazionale Confapi e presidente campano dell’ associazione piccole e medie imprese - Per il 2004, invece, la sensazione è che le imprese, soprattutto al Nord, comincino a sentire aria di ripresa”, mentre a Napoli questa non si avverte ancora. I dati nazionali, infatti, segnalano una tendenza alla crescita di produzione (33,6% delle imprese a livello nazionale stimano una crescita nel primo trimestre 2004 contro il 29,9% del IV 2004) degli ordinativi (aumenteranno per il 34,8% contro il 31,4% del 2003) e delle assunzioni (18,9% contro il 13,9% del IV trimestre 2003). A Napoli la crisi si è avvertita dopo, e sembrerebbe dover terminare anche più tardi, anche perché il sistema imprenditoriale napoletano, campano e meridionale partecipa in maniera meno diretta all’economia internazionale e ne risente con ritardo gli effetti. Pesa sul confronto, tuttavia, la struttura del campione, che a Napoli vede una maggiore presenza di imprese di dimensioni inferiori. In particolare, le aziende con un fatturato inferiore a 500.000,00 euro rappresentano il 31,5% sul campione locale, contro l'11% sul nazionale». (1.3.04 ore 18:36)

 

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