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POLITICA  

Unione Federalista Meridionale. "Il Nuovo governo oro deve mediare tra i tanti partiti. Sarà dura!"

Il nuovo Governo, ancor prima di iniziare ad operare, si ritrova con la difficile opera di mediazione tra i tanti partiti, diversi tra loro, per evitare la tanto preannunciata e logica fine anticipata. Non bisogna dimenticare che nessuna delle due maggiori formazioni ha raggiunto una maggioranza numerica e, soprattutto, politica. Non spetta a noi, forse, dare giudizi su questioni parlamentari, ma i deputati tutti non possono non tenere conto della maggioranza della popolazione che non viene rappresentata dal futuro Governo. Di questa maggioranza fanno parte tutti i movimenti autonomi che hanno partecipato alle elezioni, senza raccogliere i frutti di una rappresentanza parlamentare, ma, soprattutto, tutti i movimenti federalisti che rappresentano le istanze territoriali delle Regioni italiane. Il prossimo 25 giugno si voterà per il referendum di modifica della II parte della Costituzione Italiana, che introduce nuove forme di rappresentanza parlamentare e valorizza il ruolo delle autonomie regionali, attraverso l’attribuzione di competenze esclusive attinenti alla sanità, alla scuola ed alla sicurezza pubblica. Riteniamo non esista una giusta Costituzione, che debba durare in eterno; anzi in questi ultimi sessant’anni si sono verificate tante dissonanze tra la rigidità costituzionale e la necessità di alleggerire le competenze istituzionali al fine di diminuire il divario esistente tra le diverse realtà della Nazione. Ad esempio la riforma riguardante l’istituzione delle regioni non è stata mai completata; ma per dovuto opportunismo, la politica governativa delle stesse ha saputo cogliere quanto di peggio si poteva proporre sul territorio, creando disastri economici in virtù di un certo assistenzialismo di bassa lega. Non si contano i tanti Enti inutili che si sono aggiunti a quelli esistenti come i patti territoriali, i consorzi di bonifica e di sviluppo agricolo, i distretti industriali, i parchi e le comunità montane. Quasi tutti hanno esaurito le proprie funzioni e molti hanno funzioni simili, che creano solo conflitti territoriali. In tutto questo marasma di finto decentramento ci sono i piccoli Comuni, che rischiano di scomparire, perché dimenticati da tutti, eccetto quando c’è da spartirsi qualche poltrona in qualche consiglio direttivo. Nel programma dell’Unione si faceva riferimento al completamento dell’iter del disegno di legge riguardante le misure a favore dei circa 6000 piccoli Comuni d’Italia, con la designazione di un Sottosegretario. Noi siamo molto scettici a riguardo, anzi siamo certi che è la continuazione della vecchia politica, basata sul contentino di una inutile rappresentanza governativa. Dopo gli Italiani all’estero sarebbe stato meglio un Ministro per gli oltre dieci milioni di abitanti delle piccole comunità locali. Purtroppo le forze politiche appena elette e che si apprestano a governare, invece di continuare in quell’opera basata sul progressismo ideologico, sostengono di essere i difensori dell’unità d’Italia dimostrando di avere una cultura conservatrice di classico stampo ottocentesco. La Legge costituzionale proposta, non risulta comprensibile, perché l’evoluzione dell’organizzazione statale è stata proposta in modo dettagliato solo da un movimento, che ha badato al proprio territorio, ricco di risorse economiche e di opportunità logistico-infrastrutturali. Altre forze politiche hanno scimmiottato su tesi federaliste diverse solo per essere presenti nel dibattito. Ai vecchi politicanti, stipendiati dalla politica stessa, ogni giorno viene meno il terreno sotto i piedi, tanto da inventarsi nuove forme di vassallaggio, senza affrontare i problemi quotidiani che richiedono studi approfonditi a medio e lungo termine, al fine di evitare una nuova ondata di emigrazione, lasciando il futuro della nostra storia nelle mani di chi non riconosce neanche le più elementari forme di legalità, sia malavitose che extracomunitarie. Abbiamo tanti connazionali che vorrebbero tornare nei Paesi di origine e che potrebbero rappresentare una risorsa in termini di opportunità economiche e di idee per il territorio, invece ci sforziamo di esprimere tutto il nostro falso perbenismo verso gli sciacalli delle carrette del mare, acuendo maggiormente i nostri e gli altrui problemi. Crediamo sia giunta l’ora di chiedere alla politica il coraggio di un’inversione di tendenza. E’ quanto mai indispensabile concentrare le risorse sulle capacità politico-organizzative; bisogna diminuire le rappresentanze in tutti gli organi elettivi, bisogna svolgere una seria campagna contro gli sprechi della politica; bisogna eliminare i tanti consigli direttivi degli inutili Enti territoriali, spianando la strada alle risorse interne; bisogna moralizzare la politica cacciandola anche dagli Istituti privati. Solo il popolo ha il potere di intervenire e saprà difendere le leggi che vanno in questo senso, come l’attualissima legge federalista. Abbiamo già visto cosa è accaduto nei giorni scorsi in occasione del 25 aprile e 1° maggio, per capire cosa ci riserverà il futuro. La bandiera italiana rischia di perdere due importanti colori a favore di una minoranza cialtrona e filo-terrorista, che non ha rispetto degli uomini e, soprattutto, dello Stato. L’Italia ha bisogno di ripartire dalle autonomie dei propri territori con l’obiettivo comune di fare una grande Nazione Federale. (3.5.06 ore 07:19)

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