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OPINIONI
di Rosario Lavorgna Un vecchio proverbio recitava: quando il gatto non c’è i topi ballano; sarebbe il caso di aggiungere a questo antico adagio che i topi ballano e tramano anche quando il gatto è malato. E Gatto Silvio lo è attualmente, con una situazione che si è aggravata in seno alla Cdl anche grazie ai non solo topi ma avvoltoi che svolazzano giulivi intorno ad una salute precaria. La caduta dell’aquila Tremonti ha fatto alzare in volo uno stormo di cornacchie ad annunciare i tristi presagi e all’ombra dell’ulivo che oramai è solo una quercia, tutti gli scongiuri sono validi e leciti nell’attesa spasmodica della deflagrazione finale. Oramai siamo giunti all’era del tutti contro tutti, non esistono più colazioni, dall’una e dall’altra parte della barricata si combatte duramente alla ricerca di un premierato possibile o impossibile che sia. Sarebbe forse il caso, a mente fredda, di parlare del caso Tremonti come di una circostanza studiata a tavolino e rimpinguata di massicce dosi di sano ottimismo da parte di chi, alla luce dei risultati elettorali ultimi, detta regole di visibilità e potere. L’interim ha dato il mal di pancia a chi si attendeva una convocazione fulminea a palazzo Chigi, come ha provocato la nausea a chi invece, da vice, si sta occupando proprio di economia e mezzogiorno. Sul versante leghista, invece, il tormentone balneare della devolution è ormai divenuta danza della pioggia. All’ombra della quercia, perché d’ulivo è rimasta solo l’intenzione, si scaldano i motori per l’appuntamento più atteso, il giorno più lungo, quando Berlusconi si presenterà alle Camere. Tutto è pronto, o quasi, per il grande giorno: la procura di Milano indaga adesso su Marina e Piersilvio Berlusconi per reati che avrebbero commesso in adolescenza; Bin Laden ha imparato l’Italiano per minacciare il bel Paese ed il suo “odiato” governo in carica; Standard & Poor’s affonda l’Italia; tra premier e Follini l’ombra del voto anticipato; la questione del cda Rai. Una miscela sheakesperiana per una tragicomica tutta immersa nella calura di luglio. Nel querceto, invece, si gongola e si brinda, non curanti delle piaghe virulenti che sviluppano i primi effetti patologici di semi paralisi. La sfrontata egemonia dei DS preoccupa e non poco l’ex premier De Mita; nella Margherita il ‘m’ama o non m’ama’ ha consacrato il non m’ama per niente; i prodiani doc in seno al fiore dell’amore benedicono la federazione ulivista; la sinistra egemone, al contrario, non è più concorde con la leadership di Prodi e tenta di confinare i centristi nel ruolo di asini da soma porta voti. Il quadretto è ormai chiaro: se l’attuale esecutivo non riuscirà a trovare una intesa solida e vincolante e non riuscirà a ricomporre i dissidi interni ed a portare termine la legislatura con onore e rispetto dei patti assunti, l’Italia tornerà nelle mani di quell’uno, nessuno e centomila che nei primi anni di seconda repubblica ha fortemente caratterizzato il maquillage immobilista e nepotista del governatorato politico. (8.7.04 ore 16:48) |
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