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OPINIONI
di Rosario Lavorgna Mai tanto scomoda è stata la posizione di Romano Prodi. Mai tanto terrore ha regnato nella sinistra italiana, vero motore dell’opposizione, di perdere i consensi elettorali a seguito delle ultime vicende in Iraq. “Nel Triciclo regna il terrore” titolava qualche quotidiano nazionale; “Con Zapatero o perdiamo voti” l’affermazione poco unitaria dell’Ulivo allargato. Sembra chiaro, allora, che alla sinistra italiana, a quella stessa compagine politica che ostenta l’alternativa al governo Berlusconi, interessa molto di più non perdere voti che di perdere la faccia e la credibilità davanti alla nazione. Oramai è un quotidiano susseguirsi di posizioni diverse, assunte a seconda della comodità politica come a seconda del vento. Lo stesso presidente della Commissione Ue Romano Prodi, nonché leader dell’alternativa tricolore, non sa proprio più cosa dire, affermando per poi negare ogni sua posizione. Adesso, il professor Prodi, con un piede in due scomode scarpe, invoca il ritiro immediate delle truppe, anche se poi non ci crede nemmeno lui; ma la facciata impone un colpo al cerchio ed uno alla botte. Ed è proprio questo che sconvolge in una sinistra dedita più a far cassa (di voti naturalmente) che ad affrontare i problemi reali dei quali non ha la più microscopica idea devota com’è alle percentuali di innalzo o di calo dell’indice di gradimento politico. La crisi irachena, e la missione umanitaria dei nostri militari ha sconvolto i piani dell’opposizione. La cattura dei quattro ostaggi, di cui uno barbaramente assassinato, è caduta come una mannaia sul prestabilito e già predigerito programma di pressing istituzionale per il ritiro immediato dei nostri soldati. Barricati dietro un pacifismo senza pace, ma solo colore, le posizioni politiche intraprese sono state devolute all’altare di una opposizione cieca e sorda, privando il dibattito politico di quella tanto decantata alternativa che, forse non c’è mai stata. Non c’è più dialogo nell’opposizione, non c’è più alcuna intesa sui grandi temi che muovono il paese, ogni tematica nuova o vecchia deve, in un modo o in un altro, evidenziare le eterne spaccature in una coalizione tenuta insieme più dall’interesse comune di abbattere Berlusconi che da ideali o programmi unitari. Il caso Iraq, o meglio il caso italiano dell’Iraq, influenzerà e non poco l’oscillazione dei consensi elettorali in vista delle prossime elezioni europee nel bel paese. L’Europa intera, e l’Italia in particolare, hanno bisogno di stabilità sociale, di fermezza politica, di decisioni atte a non vilipendiare la storia e l’onore. Il “decidere di non decidere”, il vacillare, il cronico mancato accordo restano segni sempre più palesi dell’impossibilità delle sinistre italiane di candidarsi a traghettare il nostro paese verso un futuro fatto di pace, di serenità e di benessere. (22.4.04 ore 15:14)
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