QUOTIDIANO D'INFORMAZIONE

 

Attualità - Cronaca - Politica - Fatti - Eventi - Cultura - Spettacolo -Sport- Benevento - Regione - Italia - Speciali - Internet

Questo spazio è dedicato alla tua pubblicità

i nostri prezzi

L'OPINIONE

Violenza e Società. Un compito tipico di pedagogia finisce per essere oggetto quasi esclusivo del codice. 

di Nunziante Minichiello 

Nel mondo del lavoro s’è scoperto (!) il mobbing. E’ la solita storia del più debole che fa le spese del più forte e soprattutto del potente , del prepotente e della canaglia insomma, che non ha mai dato rilievo alla dignità della persona, contro la quale si consumano reati e delitti, che sono vecchi quanto l’uomo. Una volta certi scherzi e certi divertimenti, reati e delitti comunque, erano appannaggio quasi esclusivo di potenti che potevano consentirseli con estensione ai parenti ed amici, che diventavano pure loro insospettabili ed intoccabili. Tutti insieme davano spettacolo, facevano seguito e diffondevano l’abitudine, veramente la cattiva abitudine. Il mobbing, mutatis mutandis, è riscontrabile, oltre che nell’ufficio e nell’officina, nella scuola e nella caserma, nella vita pubblica e nella vita privata. Solitamente, quando si è in due, violento e vittima, lo “scherzo” dura poco o non inizia affatto. In presenza di “pubblico”, invece, il fenomeno non solo dura più a lungo, ma diventa anche più plateale: chi esercita questa forma di violenza in genere vuole dare spettacolo ed ha bisogno di spettatori, per confermare e rafforzare la sua prepotenza. Gli spettatori quasi mai contrastano o disapprovano l’azione del violento, che, sia detto chiaramente, non è detto che debba appartenere alla delinquenza comune, anzi. Chi fa di queste cose in genere è già in vista nella società, nell’ambiente o nel branco o crede di essere in vista o si avvia a mettersi in vista. Solitamente non manca delle doti adatte: la natura gli fornisce l’istinto necessario e l’ambiente gli spiana la strada. C’è insomma nell’aria o, meglio, nella società da una parte la tolleranza, anche se non sempre gradita, e dall’altra la voglia di sopraffare, di schernire, di mettere in cattiva luce, di rendere difficile la vita agli altri, soprattutto a quelli che si prestano meglio all’azione, cioè i più deboli, sui quali scaricare complessi ed istinti, che potranno scivolare nel tempo sempre più in basso. I deboli, come è naturale e logico, non sempre tollerano, per cui di loro qualcuno reagisce a far male o finisce per far male. In questo caso alla gente comune e non comune viene comunicato che per futili motivi… Chi fa affermazioni di questo genere non sa che ingiurie, epiteti, botte, offese e mortificazioni varie sono ancora sentiti da tanta gente comune che è capace di ribellarsi e si ribella. Anche satira ed ironia appagano chi le fa e soddisfano chi le sente, ma non sono certamente gradite da chi ne fa le spese, il quale, avvertito lo spirito non amico dell’attenzione, potrebbe avere anche lui qualche reazione. Si rifletta sulla reazione. Questa non si sarebbe mai realizzata se qualcuno non avesse pensato di commettere impunemente, si evidenzi impunemente, l’azione che ha scatenato la stessa reazione, che quasi sola diventa oggetto dei media, che, per motivi di opportunità o di altro genere evitano di rilevare che l’accaduto va imputato anche e prima che ad altri a chi, soprattutto senza un qualsiasi motivo, ha commesso l’azione, grave o meno grave che sia, dalla quale è nata la reazione, pur essa grave o meno grave che sia. Da queste futilità non è difficile passare ad altre futilità, quali pretendere tangenti, cose, prestazioni. Non si vuole confondere piccoli fatti con grandi delitti, ma si vuol solo far riflettere sul fatto che le grandi ruberie partono sempre da piccoli furti come la violenza cruenta ha avuto inizio da episodi più stupidi che nocivi, comunque spesso lasciati correre. Siccome non si smette mai di predicare libertà di pensiero e di azione, è opportuno ricordare che la libertà non è impunità di offendere la persona nelle cose ed ancor più nella dignità. Per salvaguardare, oltre le cose, la dignità di tutti e di ognuno bisogna dare uno scossone alla ipocrisia, diffusa ancor più del malcostume, della malacreanza, del malanimo e delle tante umane bassezze, che, invece di essere ostacolate, limitate e corrette, dalla società moderna vengono facilitate, amplificate, specializzate. Pure la fioritura di studi in materia registra la maggiore diffusione del fenomeno violento, che all’inizio il più delle volte era brutta abitudine, cattiva educazione o mancanza di educazione, di competenza pedagogica, comunque quasi sempre eliminabile con buon senso, con senso di equità, con senso di responsabilità e, se non tocca gli animi delicati, con qualche semplice ed opportuna punizione comminata al tempo opportuno e nel luogo opportuno da chi di dovere. In sostanza un compito tipico di pedagogia finisce per diventare oggetto quasi esclusivo di codice, ignorando che codici e gendarmerie non bastano a vincere fenomeni di violenza e di malavita, soprattutto quando codici e gendarmerie non sono anticipati ed accompagnati da fenomeni culturali contrari a violenza e malavita, cioè senso della giustizia, osservanza della legge, diffusi buoni esempi, praticate buone azioni e soprattutto rispetto vero della persona. Ci pensino i Paesi afflitti da macro e microcriminalità e devianze varie che, si tenga ben in mente, non potrebbero vivere a lungo se non fossero sostenute da macroresponsabilità opportunamente coperte e, magari, legalmente protette. I disagi sociali non si esorcizzano con fiaccolate e manifestazioni di piazza o, peggio, con l’esporre a rischio anche mortale i cittadini soli ed indifesi, di cui si chiede la collaborazione ed il coinvolgimento, ma vanno curati con opportune, decise e serie azioni di governo culturali, orientative, occupazionali, legislative ed, infine e se proprio necessario, opportunamente dirette, con operazioni di polizia, senza demonizzare e senza criminalizzare intere popolazioni, le quali non vedono l’ora di incontrare, riportati sulla giusta via, quanti più deviati è possibile, sospettabili ed insospettabili o toccabili ed intoccabili che siano. (17.3.06 ore 06:18)

prima pagina

Questo spazio è dedicato alla tua pubblicità

i nostri prezzi

Editoriali - Opinioni - Reportage - Approfondimenti - Scuola - Università - Costume - Sanità - Enti Locali - Curiosità

Per la tua pubblicità    

Valtelesinanews 2000. Tutti i diritti riservati. Reg. trib. di Benevento n. 2/01 del 19.1.2001. Direttore resp. Rosario Lavorgna

Fondatore, editore e direttore responsabile: Rosario Lavorgna - Redazione: Via Telese, 214, 82030 San Lorenzello (BN) 333.5929734

scrivi alla redazione - Scrivi al direttore - contatta il Magazine - invia un comunicato - Pubblicità - servizi foto giornalistici