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L'OPINIONE

Chi semina vento raccoglie tempesta! Le divergenze nei e fra i partiti dell'Unione diventano esponenziali. 

di Vincenzo Giordano

Fassino alla direzione della Quercia, convocata per esaminare la questione Unipol, ha detto non abbiamo fondi neri né preso tangenti. Poiché le accuse non riguardano tali ipotesi di reati ma il consociativismo con le cooperative, rosse esistente da sempre, l’incoraggiamento e il sostegno alla scalata della Unipol alla BNL, il richiamo è teso a rianimare l'orgoglio dei militanti delusi e amareggiati. Fassino, grazie alla scadenza elettorale ormai vicinissima, ha ottenuto il consenso della minoranza al documento proposto. Il suo potere però e quello di D'Alema è stato considerevolmente ridimensionato per l'impegno a decidere collegialmente. Anche Prodi e Rutelli per la stessa ragione della minoranza, interrotto il silenzio, hanno sostenuto Fassino. Prodi però ha tentato di sfruttare l'indebolimento di Fassino chiedendo l'immediata costituzione del partito democratico il cui simbolo dovrebbe essere inserito nelle schede elettorali. La diffidenza e a volte l'ostilità del popolo comunista, che timoroso della dispersione della propria storia e tradizione, verso il nuovo partito aumenteranno le difficoltà che attanagliano Fassino. Il leader ha bocciato, insieme alla Margherita, la proposta prodiana che ha indotto il piagnucoloso professore a dire che si è perso lo spirito delle primarie il che impedisce la vittoria. La rivelazione di Berlusconi sugli incontri non solo dei dirigenti diessini con il presidente della compagnia assicurativa Generali ha funzionato da detonatore esasperando lo scontro. Fassino accusa il Premier di aggressione, arrivando a dire che il clima non consentirà il normale svolgimento delle elezioni. Affermazioni gravi per fortuna attenuate dalla richiesta a tutti, di fare un passo indietro. Lo sfogo di Prodi sul perduto spirito delle primarie non è la sua sola preoccupazione. La fabbrica bolognese preposta alla stesura del programma, ha concluso il lavoro pubblicando uno zibaldone di 274 pagine. Non ho avuto modo di leggerlo ma i servizi giornalistici e le numerose interviste mi hanno consentito di formarmene un’opinione abbastanza precisa. Il commento più spontaneo è che chi semina vento raccoglie tempesta. La posizione antiamericana di Prodi, l’opposizione alla missione di pace, iniziata, come giustamente ha sottolineato il Presidente Ciampi, dopo la cessazione delle ostilità, l'ostinato no al rifinanziamento testimoniano la poca lungimiranza e il desiderio di non dispiacere alla sinistra, ha un effetto boomerang. L'attenuazione della sua intransigenza con la previsione che il ritiro dei soldati, in caso di vittoria, sarà concordato con il governo iracheno, ha provocato la rivolta di Rifondazione, comunisti, verdi e sinistra diessini che chiedono il rispetto degli impegni assunti. La proposta dell'istituzione dei PACS, da lui lanciate, malvista anche da Rutelli che presentò una soluzione diversa, ha avuto lo stesso effetto. La manifestazione gay di Roma e quella di Milano in difesa dell'aborto, legge che nessuno mette in discussione, hanno suscitato la ferma presa di posizione della Chiesa in difesa dei valori fondanti della famiglia. Egli preoccupato di perdere voti moderati, a cominciare da quelli dell' UDEUR, che non è escluso abbandoni la coalizione, ha tentato di far marcia indietro dicendosi profondamente amareggiato e suscitando così un'altra ribellione della sinistra. L’inconciliabilità delle posizioni non riguarda solo il settore strategico della politica estera e quello dei diritti civili. Nel settore fiscale, nelle infrastrutture, nell'approvvigionamento energetico le differenziazioni sono sostanziali. Non resta che augurarsi il miglioramento del clima, anche se il deterioramento è imputabile alla sinistra che ha sottoposto Berlusconi a un incessante campagna di delegittimazione e di criminalizzazione per evitare che l’auspicabile affermazione della Casa delle libertà non sia oggetto di altre speculazioni.  (17.1.06 ore 19:32)

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