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L'OPINIONE

"Mandiamoli a lavorare!!" In Italia si sta promovendo un referendum per l' abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari.

Riprendo volentieri, sotto l’incitamento di molti lettori, la notizia della creazione di un movimento popolare per l’abolizione dei privilegi ai parlamentari italiani. In effetti della questione se ne discute da anni, come da anni si stilano bilanci di quanto ci costino, a noi Italiani, i parlamentari della Repubblica. Questo, ovviamente, resta riduttivamente riferito agli inquilini di Montecitorio e del Senato, perché se dovessimo rendicontare anche sui parlamentini regionali e provinciali ci renderemmo conto che la fame nel mondo potrebbe debellarla solo l’Italia in poche ore. Ciò che però, diversamente dai tanti che mi hanno scritto, colpisce me alla luce della mia limitata e deludente esperienza al seguito di un rappresentante del popolo in seno al parlamento nazionale, è sicuramente tra tutto la cosiddetta ‘diaria’, cioè l’indennizzo quotidiano di un parlamentare per la sola presenza fisica in aula. Questa parcella si aggira intorno alle vecchie 500mila lire, pagate forse per rispondere all’appello. Questa situazione, ovviamente, a prescindere dall’articolo apparso sul settimanale l’Espresso, e al di là di ciò di su cui abbiamo argomentato su questo quotidiano on line, rappresenta una delle tante vergogne nazionali, alla faccia delle crisi economiche, della disoccupazione e dell’improduttività congenita che in genere accompagna tanti gioiosi onorevoli della Repubblica che raramente rammentano di essere stati eletti da persone e non da cose di cui servirsi e basta. Sono tanti i problemi che attanagliano il nostro paese e, purtroppo, sono tutti problemi indipendenti dal colore politico di chi governa. D’altra parte saremmo tutti degli stolti e degli sprovveduti se pensassimo che cambiare rotta politica in Italia vuol dire risolvere i problemi e far rientrare il benessere che oramai è in sciopero sindacale (pure lui) da un buon trentennio. La questione degli stipendi d’oro e dei privilegi, così lucidamente riportata nell’articolo è talmente lontana dall’essere risolta che addirittura il settimanale nazionale l’Espresso riportava la notizia del coro unanime di ‘si’ all’approvazione in aula di un aumento netto di 1.135,00 euro mensili, circostanza debitamente censurata nei verbali stenografici di rito. Ma al di là delle battaglie tra colori ed idee che rendono la politica italiana molto più un talk show che un razionale interlocutorio su fatti e certezze da concretizzare, siamo fortemente convinti che ciò che veramente insidia la nostra democrazia non è certo un rinato ‘dux’ in doppio petto con tv e satelliti, e nemmeno il neo leninista cattocomunista, filo cubano (solo per i sigari), scioperista manovratore, anti americano e filo statunitense a convenienza. No, proprio no! Ciò che mina la nostra democrazia, il nostro amore di patria, il grande divario che continua ad esserci tra il sud web-borbonico e il nord ‘federal reserve’ è la progressiva perdita dei valori fondanti, anche grazie alla politica. L’etica personale, il coraggio di convivere con le proprie idee anche se queste non prevedano tornaconti ma solo il bene comune, e le troppe, tante bandiere rincorse da tante, troppe persone. Rosario Lavorgna

(6.6.05 ore 14:24)

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