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OPINIONI

La nuova Scuola a misura d'alunno targata Moratti diventa realtà tra il focolaio di polemiche innescato a mestiere. La Scuola di regime, contro la Scuola libera del 21° secolo. Riesplode la polemica contro una legge che vuole togliere il bavaglio alla Scuola.

di Rosario Lavorgna

Il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti, non appena appoggiato il palmo della mano destra sulla circolare che detta le linee della riforma, ha riacceso il vasto focolaio di polemiche che gravita intorno al suo progetto di rinnovamento della Scuola italiana. La sua elegantissima stilografica non ha fatto in tempo a raggiungere il lato basso del foglio che già dalla finestra del suo studio ministeriale ha avuto modo di ascoltare le urla in formato slogan dei tantissimi oppositori alla sua riforma, dei quali, forse nemmeno l'1% conosce realmente il testo della nuova legge. Ma essi sono comunque lì a manifestare, ad eseguire degli ordini di scuderia, la quale non si è assunta nemmeno l'onere di spiegare la riforma, almeno come operazione di facciata. Dalle Materne all'Università il grido è uno solo: "Abbasso la Moratti e la sua legge" e ancora "Fatti, non Moratti" e "Moratti co. co. Dè" e "la politica delle tre I: ignoranti, ignari e imbelli". Il ministro, da parte sua, non poteva che esprimersi incitando docenti e studenti alla fiducia, anche in considerazione del fatto che nonostante la capillare informazione sul nuovo decreto, in tanti fingono di non sapere, di non capire e di non vedere. I sindacati di categoria, dalla loro parte, svolgono più il ruolo dei 'masanielli' più che quello dei mediatori, come per genetica del comparto, incitando agli scioperi più che a capire l'evolversi della riforma e la sua calzabilità al sistema nazionale. Questa situazione non è certo collocabile nella volontà sociale di contribuire alla Scuola del futuro, anche in considerazione del fatto che i governi di centro sinistra che si sono succeduti nel tempo non hanno mai preso seriamente una possibile riforma del pianeta scuola, occupati come erano a centralizzarne e statalizzarne anche le mura. Ma in quanti di quelli che calpestano le arterie cittadine sloganeggiando e insultando l'operato altrui ha mai letto l'elaborato della riforma scolastica? Per tale quesito è d'obbligo chiamare in causa la statistica in riferimento ad una concordata male interpretazione del testo legislativo come nella sua lettura di comodo. Infatti, relativamente alle disposizioni approvate dall'attuale governo di centro destra, l'opposizione di centro sinistra ha evidenziato un atteggiamento simile a quello utilizzato dai Testimoni di Geova nell'atto di interpretare la Bibbia. Ma, viceversa dal Libro dei libri, una Legge fatta dagli uomini, per essere calata nel vissuto individuale delle varie realtà, deve essere quantomeno parimenti compresa e sperimentata. Questa è l'essenza della democrazia e della libertà di essere al di fuori di schemi predigeriti e formattati in senso univoco. Strappare la Scuola italiana, come l'Università al gioco della politica, dallo statalismo a tutti i costi, dal feroce razzismo contro le istituzioni private, è cosa assai ardua, come è arduo scrollarsi di dosso quello stampo politico post comunista che ci vedrebbe con gioia fuori da tutto ciò che abbia stelle o strisce. La speculazione politica, che in Italia ha raggiunto oramai il limite storico, ha unto anche la Scuola, il mondo dell'istruzione, lì dove dal dover imparare a leggere ed a scrivere, si è passati rapidamente all'obbligo del ragionamento massificato, al rigido inquadramento della bibliografia consigliata, alla gestione della propria cultura per conto terzi. (5.3.04 ore 14:24)

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