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L'OPINIONE
di Rosario Lavorgna Solo DS e Margherita si sono svincolati dalle frenetiche operazioni di ricucitura con l’Udeur di Mastella. Una caso politico ed umano allo stesso tempo che ha condotto molti leader, piccoli o medi che siano, ad implorare il ritorno del roccioso sannita nella Grande Alleanza democratica che di democratico ha veramente poco. L’unico ha far sentire la sua voce in maniera piena e non velata dalla vergogna è stato Castagnetti che, dimesso per un attimo l’abito da fustigatore quotidiano del Berlusca, ha indossato il saio dell’umiltà proferendo suppliche al buon Clemente. Da parte sua il sindaco di Ceppaloni e vice presidente della Camera dei Deputati fa orecchie da mercante, e se da una parte non vede l’ora di tornare nel centro sinistra con un sostanzioso bagaglio di lasciti politici, dall’altra gli intriga l’idea della corsa solitaria a palazzo S. Lucia, anche in considerazione delle percentuali piene e senza l’obbligo della condivisione, ed in vista di quello che potrebbe essere un successo secolare per un partito che dallo status quo sta ricevendo lodi e adepti. Tutti oggigiorno, e non solo noi giornalisti, vorremmo essere comodamente seduti tra le cellule celebrali di Mastella e carpire i segreti e le decisioni che si colorano via via sul suo volto da furbetto. A questo scopo, in molti, iniziano a pronosticare (perché non ci resta altro) un repentino rientro del Campanile nella coalizione di centro sinistra, anche se questo significherebbe recitare un de profundis a Bassolino. Strana è in questo clima la posizione del Presidente del Consiglio e neo dimissionario presidente del Milan che, tra le altre cose, si è espresso invitando Mastella ad andare per la sua strada “Con Mastella neanche una telefonata, lui farà la sua strada”. E’ evidente, a meno che non si tratti di una manovra distraente, che l’invito fattogli recapitare via Bondi sia scaduto da tempo, e forse anche il dato politico che una corsa solitaria dell’Udeur in Campania significherebbe la possibilità di una vittoria storica del centro destra. Ma questi, come tutti gli altri, sono calcoli privi di fondamento e di dati politici certi, specie perché vengono fatti a molti mesi di distanza dalla tornata elettorale. Perdere Mastella in Campania, volendo ragionare in termini di tattica strategica militare, significa per la sinistra spezzare volontariamente la catena politica che unisce le Istituzioni territoriali e permettere che parte della coalizione combatta per conto suo. L’immenso buco lasciato aperto tra Gad e Udeur risulterebbe come una sorta di breccia di Porta Pia per il centro destra che non avrebbe più ostacoli nell’inserirsi nella catena riannodando ed espandendosi. Mai come adesso l’Ulivo campano, e di riflesso quello nazionale, si trovano ad affrontare un dilemma ingarbugliato e di difficile soluzione. I due perni della controversia restano Bassolino e Mastella: sacrificare la visibilità e l’immagine istituzionale del primo o garantirsi la percentuale e la tenuta della catena del secondo? Shakespeare docet. (29.12.04 ore 10:42) |
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