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OPINIONI
di Rosario Lavorgna E’ giunto a Telese Terme alla Festa Nazionale dell'Udeur per la prima volta papa Romano II, ma stavolta lo ha fatto in auto blindata, e con uno strascico di sicurezza che nemmeno il presidente Ciampi possiede. Di lui è simpatico ricordare il pulmman che lo portava in giro per l’Italia nel ’96. Da allora ne è passata d’acqua sotto i ponti, la stessa acqua che, poi, lo ha fatto confluire a Strasburgo e che poi lo ha elevato agli onori dell’altare comunista. Una doverosa riflessione sull’orrenda strage terroristica di bambini in Ossezia, materia quella del terrorismo internazionale ed islamico per la quale ha già abbondantemente dimostrato la più caparbia incapacità come numero uno della Commissione Ue, e poi giù con la pioggia di riflessioni sui miracoli da neo stimmatizzato che intende compiere nel bel Paese. Voce bassa e sussurina, accentuatamente riflettoide, Prodi cerca consensi; non gli basta la faccia da furbetto di Mastella, cerca il volto un po più arcigno di Veltroni, ma quando cerca di girarsi all’estrema sinistra della sua sedia resta deluso: manca il fior fiore del 6% di Rifondazione Comunista, allora abbassa i toni per non cadere nell’errore di dover far di conti senza l’oste. Ma al posto suo i conti gli e li fa Mastella: “Tu sei il nostro candidato di centro sinistra, che necessità c’è di fare le primarie?”. La genuflessione di Clemente non scalfisce quel sant’uomo di Prodi, anzi lo innervosisce, tanto da cominciare a far girare numeri e percentuali al posto della solita aureola. Manca Fausto, ed è un problemaccio, con Piero non si è nemmeno sentito ed il venerabile Massimo non avrà modo di incrociarlo: per cui che dire a Clemente che con insistenza chiede una visibilità che non meriterebbe stando ai numeri e alle percentuali? Ma ecco che la natura fa il suo ingresso a lenire le pene delle parole che non pesano: da qualche parte è scoppiato un violento temporale ed a Telese Terme l’energia elettrica si fa ballerina. Ma Romano anche al buio ha intenzione di dire la sua, ciò, sempre la stessa minestra, quella surgelata nel ’96. Clemente è commosso, ha lo sguardo come quegli sguardi che da Piazza S. Pietro fissavano il papa buono un paio di ventenni fa, poi è costretto ad incrociare quello feroce e per niente convinto di Martinazzoli, a cui basta la mimica facciale per permettere il ritorno alla realtà del Mastella in estasi. Un pensiero delicato e commuovente ai giovani dai 25 ai 33 anni, una parola d’amore per il Mezzogiorno e per il Sud e la staliniana differenza tra “i lavori faticosi e quelli non faticosi”. Viva l’Italia! Comunque andremo a finire!. (4.9.04 ore 13:51) |
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