Michele Lavorgna - poeta |
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Angeli Nuovi (Poligrafico Campano-BN 1977) |
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| dedica: probis improbisque...
Il Poeta
Chi è questo personaggio che bussa
alle porte delle case e della tua casa ed entra, e riceve timida accoglienza?
Il poeta entra (o penetra), scruta,
ricostruisce, trasfigura con spirito franco. Il poeta conta anni e non si invecchia
novera dolori e non si piega.
E' gravito da affanni e non si
ferma, è toccato da maldicenza e non si volta.
Fa soste su campi.
Tutto vede e mette in mente, e
rivela.
Tempi e luoghi fa prossimi, cose e
persone fa certe.
Fa che il cielo coperto torni con le
stelle calde ed il mare alto con le onde basse e la terra arida con le vene piene.
Il poeta ha famiglia (sì,
famiglie), ed è padre e fratello.
Tutto possiede, e dà...
Che non sopporta! Che non perdona!
Non usa mannaie di ferro. Usa pezzi
di penna e di carta.
Vuole la pace.
Il poeta è sacerdote e recita
preghiere, innalza altari e celebra messe.
Il poeta è Cristo, è Santo, è
Angelo: crea, genera, assiste.
Che porta nei suoi carmi? Vastità
di orizzonti e
strettezze di spazi: quel che è
dentro questi orizzonti e a questi spazi...
Che non trovi?
Il sorriso intero di chi si chiama
fratello chiedilo al poeta.
Il coraggio fermo di chi si chiama
amico chiedilo al poeta.
La fede del cristiano chiedila al
poeta.
E chiedi al poeta qual è il senso
giusto della tua corsa
che è frenetica e qual è il senso
vero della tua
vita che è ombra...
IL poeta guarda alla terra ed al
cielo,
quando è tempo di guradare alla
terra.
Perchè il poeta pecca anche e sa di
peccare, e si
redime.
Ha di questi ritorni.
Sai cercarlo e lo trovi (il poeta,
non un poeta) che
ha religiosità di vita e nobiltà
di fantasia, purità di lingua,
forza di pensiero, armonia di canto,
intensità di affetto,
spirito di franchezza e spirito
d'indipendenza,
sincerità di sentimento e
universalità di sentimento,
scioltrezza di ispirazione.
L'autore
Ritorneremo Fratelli Si getteran ponti, si traverseran colline e monti, e valli, e mari ed oceani. Ci ritroveremo, mettendoci in viaggio, in un punto della Terra, che non sarà tuo o mio, ma nostro. Ci accoglierà una grande Cattedrale. Un coro di angeli scenderà ad annunciarci che Cristo, il Salvatore, nascerà in una capanna. E noi tutti insieme, innalzando anche cori di voci che diverranno unisone, muoveranno verso quella piccola capanna. Così davanti ad essa e al Cristo che umilmente nasce, ninnoveremo il Credo ed intoneremo l'Alleluia. <<Venite, o genti, e adorate il Signore, perchè oggi è discesa sulla Terra un agrande luce>>. E noi grandi, noi ingiusti, noi lussuriosi, noi violenti, noi alteri, noi tristi, noi divisi ci risentiremo piccoli perchè tali siamo. Ritorneremo fratelli perchè tali fummo. Guardando In alto Il cielo ha sempre l'azzurro, anche quando l'azzurro ci si cela; ha sempre le stelle, anche quando le stgelle ci si celano. Noi siamo un poco come chi non vuol far fatica per alzare lo sguardo al cielo ed attendere finchè si scopra l'azzurro e finchè si scoprano le stelle. Tu non preghi, io non prego sempre, perchè crediamo(?) che Dio, che è buono, non si mostri a noi. Tu non preghi, io non prego sempre perchè crediamo(?) che Dio, che è grande, non si mostri a noi. In vero Dio che è buono mostrerà a noi la sua bontà, anche quando la sua bontà ci vien celata. Dio che è grande mostrerà a noi la sua grandezza, anche quando la sua grandezza ci vien celata. L'azzurro del cielo con le stelle più presto si mostrerà a noi, se lo cercheremo, guardando in alto. La bontà di Dio con la sua grandezza più presto si mostrerà a noi, se la cercheremo, pregando. Io Io Io Io Chiudo gli occhi, come per un sonno con risveglio, fuori di una notte. Fermo l'immagine di ME come di un ALTRO ed osservo... Mi rendo certo che proprio questi occhi non videro sempre come credo che vedano; che questi orecchi non udirono sempre come credo che odano; che questa mente non intese sempre come credo che intenda. Mi rendo certo che questa voce non emise sempre con accordo; che queste braccia non tesi sempre con slancio; che questi passi spesso diedi con cadenza. Ancor mi rendo certo che son più per dividere che per unire, più per tagliare, più per demolire... Allor mi rendo certo che sono per essere di peso alla terra, e non solo alla terra Io. Ciò che esiste è buono La spina esiste. Sarò punto alle spalle, o al viso, o ad un dito, e vedrò sangue stillare. Penserò di non acostarmi ai pruni. Lo stagno-bacino esiste. Cadrò a bagnarmi in uno stagno e non ne uscirò mondo. Penserò di prendere bagni in acqua sana ed alta. Le strade sulla montagna esistono. Ne seguirò una e proverò come sarà erta. Ridiscenderò e mi terrò al piano. Il nembo esiste. Il cielo coprendosi, mi munirò di un grosso ombrello e mi riparerò ora dall'acqua cadente da una nuvola rotta. L'aria chiusa esista. Sentirò che la vita mi mancherà dove sarà aria chiusa. Sentirò che la vita non mi verrà meno in questo angolo di campagna solatia. Anche noi siamo stati bambini Dei ricordi rinserrati dentro a questo cuore che è grande, va uno dischiudendosi. Io uso chiarezza per dispiegarlo, e brevità, e non reco noia. Tu queste pagine, anche scorrendole, uomo della mente o delle braccia, cara donna o uomo della mia campagna o di altre campagne, del mio paese o di altri paesi, accostalo (il mio ricordo) alla mente come accosti alle labbra goccia d'acqua in luogo di una bevuta piena, o briciola di pane in luogo di una mangiata buona. Fà che tu ne tragga ugual refrigerio. Io pure pago non chiederò altro. Sono stato, dunque, bambino anch'io. Mi risento la voce poco agile da timido e sparuto, poco alta, poca estesa; talora un pò stridula, un pò ferma; talora un pò allegra ed un pò festosa; e non rauca, e non agra, e no accorata. Anche se si avevano occhi di pianto, del pianto forte ma non disperato, del painto pieno ma non sconfortato, del pianto-speranza, del pianto-amore, del pianto-vita, e del pianto-orgoglio sano, del pianto che spesso non era pianto. Anche se si avevano pensieri vaghi vaghi ed incerti, ma non oscuri, bizzarri ed ostinati ma non concreti, inquieti e mutevoli, ma non gravi pensieri vari, pensieri aperti, proprio dei bambini, di un bambino che chiede di vivere ancora, di un bambino che non ancora scopre tutto il cielo e tutto l'azzurro e lo trovi che sta a cercare di giorno il cielo e l'azzurro, di un bambino che non ancora sa quante sono tutte le stelle del cielo e lo trovi che sta di notte a contare le stelle del cielo. Tornare bambini (Serre di San Lorenzello, ottobre 1974) Ancor questo è possibile: tronare bambini, candidi bambini, e a scuola, in prima, e già, elemantare! Sono lontani i giorni e mi tornano in mente come di quest'anno: la mano che un poco mi tremava avevo allora, la mano che un poco mi trema, non proprio per paura, ho anche ora. Mi provavo a tracciare col lapis segni, come di vocali, sul mioprimo quaderno già vecchio. E dapprima ancora, tutta la mia classe ed io tracciavamo meno complicati segni, o linee: le asticelle... Oh, le asticelle? Le asticelle! Ci era incerta la mano e la guidava la mano ben ferma di maestra premurosa. Un'aula collocata in un vecchio fabbricato per uso di abitazione, nella mia contrada di Serre, era tutta la scuola. Tre erano le classi, una l'insegnante in una scuola, e già di campagna. Riesce un po' come l'a di allora la mia a di adesso, un po' come la z di allora la mia z di adesso. Tutte queste lettere variamente combino e scrivo, e vedo che vanno ciascuna per sé. Riesce un po come la di allora la mia a di adesso, un po come la z di allora la mia z di adesso. Tutte queste lettere variamente combino e scrivo, e vedo che vanno ciascuna per sé. Tra le campagne ubertose e apriche, e vive del mio paese corre il tratto più lungo di strada provinciale che collega a Telese San Lorenzello stessa, e Cerreto vicina. Presso alla nostra strada era la nostra scuola, nella mia contrada. E quanti da queste campagne, ancor per molti anni, lhanno frequentata come la frequentavo io per le tre classi. Ma insegnanti si alternavano, anche di anno in anno, non tornandovi poi la mia maestra per trasferirsi nella sua Cerreto. Mia cara maestra, così è ricordata la nostra scuola come può essere ricordata una vecchia scuola. La mia campagna, la campagna del mio paese ha edifici e nuove scuole, ora, con più di unaula e con più di uninsegnante. E questa di Serre ha tutte le classi del corso. Gli alunni, in prima, non tracciano più le asticelle. Tutti gli alunni siedono in più comodi banchi. Un alunno che ha la mano che un poco gli trerna, per sua paura, non so se lo trovi. Ma trovi che sono alunni di due classi o tre in unaula e una linsegnante, come una volta; alunni di due classi in unaltra e una linsegnante: in un unico orario che è quello del mattino. Ed io penso alla lontana scuola, alla lontana aula e, tornando bambino e a scuola, tornerei anche a sedere nel mio vecchio banco, tutto di legno, con pedana. Ma mi ricordi che sol con la mente si può meglio ricominciare questo viaggio che si fa. Ed è vero! Pure vorrei, però, riprovarmici a sedere così, come sono, nel mio vecchio banco, rimpiccolendomi, con sforzi sol delle membra, per entrarvi. Ma non vi è più quellaula! Non vi è più quel banco! Bambini-alunni di oggi, ogni cosa che è vostra, non so se vada conservata, ma migliori vi trovi, ché migliori sarete, ché migliori si ha da essere. Verrà il tempo, e presto anche per voi, e vedrete e sentirete che i ricordi se pure ravviveranno, tutto tutto quello che vorrete non vi potranno ridare. DA INCONTENTABILI Che si scopra un poco più di sole! Un poco più di sole si scopre e ci illumina: si osserva che abbaglia. Che scenda un poco più di pioggia! Uiì poco più di pioggia scende e ci ristora: si osserva che bagna. Che passi un poco più di aria! Un poco più di aria passa e ci rianima: si osserva che raffredda. Che bruci un poco più di fuoco! Un poco più di fuoco brucia e ci riscalda: si osserva che scotta. Che si custodisca un poco più di fede! Un poco più di fede si custodisce e fa che ci accostiamo agli altari: si osserva che si è gabbasanti. NOI NOI NOI Siamo Noi (tu che hai peccati ed IO) come riteniamo che altri è. Ci vien dato di pensare che altri è lussurioso Noi siamo lussuriosi che altri è goloso Noi siamo golosi che altri è avaro o prodigo Noi siamo avari o prodighi che altri è iracondo Noi siamo iracondi Ci vien dato di pensare che altri è eretico Noi siamo eretici che altri è violento Noi siamo violenti Ci vien dato di pensare che altri è seduttore Noi siamo seduttori che altri è adulatore Noi siamo adulatori che altri è simoniaco Noi siamo simoniaci che altri è indovino Noi siamo indovini che altri è barattiere Noi siamo barattieri che altri è ipocrita Noi siamo ipocriti che altri è ladro Noi siamo ladri che altri è malo consigliere Noi siamo mali consigliéri che altri è seminatore di scandali Noi siamo seminatori di scandali che altri è falsato re Noi siamo falsatori Ci vien dato di pensare che altri è traditore Noi siamo traditori Dio! io temo che noi... Noi non potremo meritarcelo il Paradiso. HORAM Sono stato per unora come uno che non crede (senza Dio?). Se mi fosse toccato di morire, non so se ti avrei invocato, Dio. Pure so di aver invano avuto aperti gli occhi per unora, ché mi è sembrato di non vedere più alcuna cosa buona e di non udire più alcuna voce viva e di non nutrire più alcuna speranza certa..Sono stato come uno che sa di fare un passo avanti, non sa di farne due indietro. Sono stato come uno che crede che questo della terra sia solo gaudio, perché non conosce quello sublime che è dei cieli; come uno che crede che questa della lampada sia luce vera, perché non conosce quella sublime che è del cielo. Sono stato come uno che non impara a pregare, perché teme che non vi sia Santo che lo ascolti. SANTE... Sante siete voi, donne, e noi vi siamo da presso per pregarvi. Anche queste preghiere abbiamo imparate da bambini. Sol che ora le recitiamo con voce che più vibra, che più penetra, più formata, più matura. Ed ha la mia voce, un poco ancora lha laccento di un bambino: di un bambino che per un nonnulla prende paura e, se vien lasciato che vive solo, cerca compagne; se vien lasciato che soffre, cerca compagne; se vien lasciato che piange, cerca compagne. VANITAS Dove è unombra scura (gran velo) altre ombre chiare, fresche, distinte, non si formano né ricompaiono, cadendovi. Ed invano vi cadrà un alloro con la sua ombra, invano un arbusto di rose, invano persino i rami di salice pieghevoli fino a toccare la terra. Anche invano vi cadranno sulla terra le tue ombre. Invano ti ricercherai nellora del mattino e del meriggio o della sera. E preghi, ancor di più preghi perché giunga anche la notte, specie se quel cielo ti donerà luce di stelle o di luna. O preghi, e preghi certo ancora che un poco si fermi il tempo, e tu attendi che di un così gran velo il sole liberi la terra, prima di cadere. OH, LA META! Tu anche continui il cammino, ti stanchi e non ti fermi, non torni indietro, quando vedi che sei per raggiungere la meta. Si è presi da sete o da fame? Si sopporterà! Certo che si rallenta il passo e si trascina. Certo che ci si china col corpo un poco più verso la terra... E sarà il respiro più lungo con laffanno. E sarà il giorno = notte, o la notte = giorno? Sarà come aggiungere pena a pene se ci avverrà di dover ben guardare alla via che meni diritto, per evitare che, allontanandocene, allora si cada in certe forre che anche avrà ai lati la via più prossima. Io vado immaginando come saranno i miei passi ultimidi un così breve e poco agevole viaggio. Saranno come i primi passi che ho dati da bambino: liberi, un po tremebondi con slancio. Un nuovo viaggio e lungo si avvierà. SOLI SOLA E ripartiamo con passi nuovi, ché ci saran altre tappe. Siamo in dieci, cento, mille.., pellegrini. Tanti sono i fardelli non leggeri a portarsi sul dorso, tante le croci forse nascoste a noi stessi. Croci! Una croce ed un fardello sono anche i tuoi, non dissimili dalla mia croce e dal mio fardello. Non dissimili, ma divisi. E già! Come per vie che non formano crocicchi si cammina. Tu vai per la tua strada, io per la mia. Forse è lultima meta che avrà in comune luscita. Sarà là dove ci piegheremo sotto il peso crescente delle croci che si erigeranno tutte eguali. E le cose dei fardelli, piccole e grandi dei nostri fardelli, forse allora verranno a mancarci. IN MALIS ESSE "Purtroppo nel mondo gli uomini non sempre agiscono con sentimenti giusti verso il proprio fratello e sovente ricorrono ad accordi e macchinazioni per suscitare il male tanto più grave quando esso è diretto a recar danno ad un innocente". (Papa Giovanni, Breviario, p. 274 - Milano, 1967)
Così, non ci sarà faro a luce che ti rischiari nelle vie, che anzi esso ti acceca. Non ci sarà acqua chiara che ti levi la sete. Nè ci sarà pane buono che ti levi la fame. Nè ci sarà aria pura che ti nutra il sangue. Nè ci sarà sonno lungo che ti dia il riposo. Non ci sarà canto dolce che diletti. Non ci sarà voce amica che rinfranchi. Non ci sarà sorriso aperto che inebri.
IO GUARDO ALLA TERRA Telese, marzo 1975 Ho guardato alla terra, ad un angolo di un campo ed ho scorto anche rami secchi. Ho guardato alla terra, ad un angolo di unaiuola ed ho scorto anche fiori appassiti. Ho guardato alla terra, ad un tratto di una strada: lho trovato anche con dossi. Ho guardato alla terra, ad un tratto di un paese: lho trovato anche diviso. Ho guardato alla terra, ad un angolo di una chiesa: lho trovato anche freddo. Ho guardato alla terra, ad angoli di una Clinica, San Francesco di Telese: li ho trovati pieni di calore e di vita. Io che cercavo fratelli ho trovato fratelli. Ho guardato alla terra... Io guardo alla terra... SARÒ COME VIGILE Santi Santi Santi, voi pure ci dite che siam peccatori noi. Siam peccatori e mi pento io. E vorrò essere come è, dopo il pericolo, il marinaio che, quando si ritrova salvo alla riva, guarda con sdegno al mare ancora in tempesta, che era lì-lì per inghiottirlo con tutto il battello; e ancor rimanendo in quella arma, altre vie di mare ed altri nodi ripercorrerà e non quelli che avranno acqua che sarà per muoversi, e così, e tanto, e sempre. Vorrò essere come chi va alla conquista di vette e guarda (ancor trema) a quella roccia da cui erano per staccarsi, ed in tempo la evitò, pezzi con chiodi conficcati e lo trascinavano e, schiacciato, lo ributtavano verso valle. Come ogni soldato che prende a marciare, e va, sfugge ad un agguato, e rimane libero ed indossa ancora quella divisa; e si avanza e sa che proprio non sono da battere certe vie. Sarò come vigile ed il buon vigile sta sempre allerta e mai fa che si contravvenga. SIAMO VIANDANTI Siamo viandanti, di tutte le ore e di tutte le strade. Stanchi? Che cosa tu ti porti nel fardello, io non so. Che cosa io mi porti nel fardello, tu non sai. Si noveran cose + cose, ricordi + ricordi. Presente + passato. Si sa come sono tutte le cose: piccole o grandi; come sono tutti i ricordi: lieti o tristi. Questi fardelli pesano? Non ancora incedo con passo lento. Non ancora mi curvo sotto il peso del mio fardello. Non ancora dò i miei passi con lo sguardo tutto rivolto alla strada. Sarà per questo che incorro in tutti gli inciampi e in tutte le cadute. Sarà per questo che cerco, anche più in là, stille di amore che mi imperlino lorlo dellanima. Sarà per questo che non temo di tendere a mano al dolore che tocca sulla spalla. NEI SEGRETI DEL DOLORE Dolore, sei finestra aperta sul creato. Mi fai entrare nei segreti di una stilla di acqua che vien lasciata che si perda, come di un corso che vien lasciato che si turbi; nei segreti di un filo di erba che vien lasciato che si pesti, come di un campo che vien lasciato che si batta. Mi fai entrare nei segreti di un fiore che vien lasciato che si sciupi, come di unaiuola che vien lasciata che si macchi; nei segreti di un raggio di luce che vien lasciato che si spezzi, come di una stella che vien lasciata che si copra; nei segreti di un animo che vien lasciato che si chiuda. UN PONTE DAMORE << La carità è longanime, la carità è benigna, non è invidiosa, la carità non si vanta nè si insuperbisce; non rifiuta nessun servizio, non cerca il proprio interesse, non sirrita, non tien conto del male che ricève, non gode della ingiustizia...>> Tutto non ti atterrano le croci. Tutto non ti abbassano le maldicenze. Tutto non ti prostra il dolore. Costruiamo ponti di amore fra i cuori. VOCE PIU ALTA... Non siamo soli. Chi si fa compagno di noi ha voce più alta. Quando da giusto, divieni ingiusto, ti grida: che fai? Quando da forte divieni debole, ti grida: che fai? Quando da umile divieni superbo, ti grida: che fai? Quando da puro divieni impuro, ti grida: che fai? E quando sei per dir male, ti grida: che fai? E quando sei per fremer dira, ti grida: che fai? Ed ancora... ti grida: che fai? Tu hai orecchio attento per intendere?
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