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di Giovangiuseppe Palumbo Con una sentenza pronunciata prima di Natale sono stati assolti i due caporalmaggiori della Folgore, Roberta Savoia e Francesco Valentini accusati di un episodio di nonnismo nei confronti di un commilitone il caporale Nicola Felago in forza allo stesso Reggimento, il 186° Paracadutisti Folgore di Siena. In effetti dire “cane morto” è “una goliardata”, “pompare” cioè fare flessioni “nella brigata paracadutisti Folgore è una tradizione militare e viene considerata una manifestazione di prestanza e forma fisica, necessarie per il buon espletamento del servizio”. Sono stati questi i concetti che, insieme alla scarsa attendibilità di alcune testimonianze rese durante il dibattimento, hanno portato i giudici del Tribunale Militare di La Spezia ad emettere la sentenza di assoluzione. Le 34 pagine delle motivazioni hanno evidenziato che “il nonnismo” non esiste, termine inventato dai giornalisti, e non può essere catalogato tra i reati previsti dal Codice Penale Militare, ma è configurato quale reato di abuso d’autorità militare, ingiuria e violenza ad inferiore. I fatti accaduti risalgono all’ottobre del 2004 all’interno della fureria del Reggimento. Il caporale Nicola Felago aveva denunciato che il caporalmaggiore Valentini gli aveva ordinato di “pompare” per punizione. Quando in fureria arrivò il caporalmaggiore Roberta Savoia le fu ordinato dal Valentini di prendere a calci il caporale intento a fare flessioni. Il Felago denunciò lesioni alle costole a causa di quei calci. Il dibattimento non ha convinto totalmente i giudici che assolsero i due militari. I giudici hanno studiato i fatti avvenuti partendo dalle considerazioni che i testimoni hanno espresso sulle affermazioni “pompare” e “cane morto”. Uno dei testimoni avrebbe confermato che l’espressione “cane morto” all’interno del Reparto è sempre stata usata a livello di scherzo e che “pompare” era una tradizione del Reparto stesso. Pertanto la conclusione dei giudici è stata che l’esortazione a “pompare” del Valentini al Felago non fu “oggettivamente offensiva dell’onore, del prestigio né della dignità dell’inferiore”. Relativamente ai calci che il caporale aveva sostenuto di aver ricevuto dal caporalmaggiore Savoia, i giudici anche in questo caso sono stati molto scettici in quanto vi sono state molte contraddizioni nelle quali sarebbero caduti i testimoni dell’accusa. Anche il comportamento del caporale Felago che non si recò subito al pronto soccorso, ma sopportò “senza mai lamentarsi” per oltre 24 ore l’eventuale dolore prima di farsi repertare, ha lasciato molti dubbi negli stessi giudici. (18.2.06 ore 07:24) |
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