|
L'Andalusia in mostra a Sant' Agata dei
goti. Il festival delle musiche e delle altre culture ci affascina con
"echi nomadi" e "sogni gitani".
di Angela Pietronigro
Dal
20 al 26 agosto, Sant'Agata dei goti ha ospitato la seconda edizione di
"Suoni di Terra", festival delle musiche e delle altre culture
ideato dal musicista Maurizio Chiantone. Workshop su strumento (a cura di
Peppe Consolmagno), laboratorio di danza (condotto da Andrea Paula Zotta),
una rassegna sul cinema etnomusicale (nel cortile del palazzo Mustilli) e
numerosi concerti (in piazza mercato vecchio) animano le stradine del
borgo medievale. Accanto allo stile di vita e alle abitudini della cultura
gitana, protagonista indiscusso della sezione "sogni gitani" è
il flamenco, espressione di un popolo fuori dalla storia, sempre
orgoglioso di portare e di raccontare le proprie origini. In esclusiva
italiana per Suoni di Terra, si esibirà il 26 agosto la "Compañia
Flamenco Andaluz" di Jorge Del Pino con uno spettacolo ispirato alla
vita e alla morte del poeta andaluso Federico García Lorca: i testi e le
poesie dell'autore vengono cantati negli straordinari stili flamenco -
bulerías, sorongo, siguiriyas, tangos, fandangos, soleares, alegrias - in
combinazione con musiche dello stesso Lorca. Un percorso di straordinaria
presa emotiva sul pubblico, un'ora e un quarto di musica, scenografia,
ballo e cante jondo nel puro flamenco. Suoni di Terra ci regala anche
"echi nomadi": sezione dedicata agli scatti di Sebastiao Salgado,
raccolti nella mostra "Terra" ed esposti nella chiesa di
S.Francesco. L'idea della mostra venne a Salgado nel 1996 mentre fotografa
la difficile realtà di San Paulo. Niente case, acqua, fogne, bambini
maltrattati, adolescenti sfruttati. "Posso dire che ho visto qui la
peggiore miseria del mondo" dichiara lo stesso fotografo in
un'intervista. La mostra è composta di 47 pannelli: 45 foto, 1 con la
presentazione della mostra, 1 con un testo di José Saramago e una delle
canzoni di Chico Buarque. Quarantacinque scatti che ci fanno conoscere il
lavoro quotidiano di milioni di contadini, gli effetti della
concentrazione della proprietà terriera, l'esodo verso le città e la
vita nelle favelas, i conflitti e la violenza intorno alla terra, la lotta
dei contadini senza terra per recuperare il bene perduto e, con esso, la
dignità del lavoro. Salgado, dopo aver inaugurato la mostra nel 1997,
decide di donarla al movimento dei senza-terra (MST) del Brasile. L'MST è
un'organizzazione popolare presente in tutto il Brasile che si batte da
anni per la riforma agraria e per una più equa distribuzione delle
risorse. "Terra" diventa così un'iniziativa umanitaria: i 45
pannelli possono essere acquistati ed i fondi raccolti serviranno a
costruire un centro di formazione professionale per i contadini in
Brasile. (9.09.07 ore 12:43)
|