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I FATTI  

Conferenza sulla “Costruzione dell’identità Cristiana e l’impegno di testimonianza” ad Ariano Irpino (Av). L’obiettivo: far comprendere alle giovani generazioni i nobili contenuti della letteratura Cristiana.

di Maria Ianniciello

Stamani, presso il Cineoasi di Ariano Irpino, si è aperta la prima delle due conferenze sulla letteratura Cristiana, rivolte agli studenti del liceo classico. Si è discusso sulla “Costruzione dell’identità Cristiana e l’impegno di testimonianza”. Il convegno è stato voluto e pensato dall’Associazione Centro Studi del Mediterraneo, dall’amministrazione comunale di Ariano Irpino e dall’Università degli Studi di Foggia, in particolare dalla cattedra di letteratura Cristiana Antica del dottore Marcello Marin, il quale ha cercato, mediante un’analisi attenta di alcuni testi del I° e II° secolo d.C., di avvicinare gli alunni allo studio della letteratura Cristiana, a cui i programmi ministeriali, purtroppo, dedicano poca attenzione. “Nei programmi scolastici- ha detto Marin- si è creato un vuoto; si passa dalla letteratura classica a Tommaso d’Aquino o addirittura a Dante Alighieri.” Marcello Marin ha spiegato in che modo il Cristianesimo cancellò il paganesimo e come fecero i primi Cristiani a far capire ai pagani che non avevano intenzione di sostituirsi all’imperatore. Essi, però, non si adeguarono al culto del sovrano; infatti, il loro motto era: “Onore a Cesare, ma timore solo al Padre che è nei cieli.” Il Cristianesimo dovette difendersi sia dalle accuse del mondo giudaico che di quello pagano. Questa setta nacque all’interno del giudaismo e si è discosto da esso per alcuni motivi fondamentali. Gli Ebrei, a differenza dei Cristiani, non riconobbero in Gesù il Messia. Inoltre in uno scritto di Giustino, risalente al II° secolo della nostra era, si denota il motivo essenziale della frattura tra Giudaismo e Cristianesimo. Giustino accusa gli ebrei di aver interpretato alla lettera l’antica legge, sostenendo che i divieti sono soltanto simbolici. “I Cristiani- ha ribadito Marin- giocavano il tema della testimonianza su una nuova interpretazione della legge.” Infine, il docente ha commentato un passo della “passione di Perpetua.”, scritto a Cartagine intorno al 203 d.C. Perpetua sostiene un dibattito col padre pagano, il quale la scongiura di rinunciare alla sua fede e, per convincerla, le mostra il figlioletto in fasce. Le chiede di aver pietà dei suoi capelli bianchi e dei teneri mesi di suo figlio, ma la donna resiste e perciò sarà giustiziata. La fede ha prevalso sul terrore della morte. “E’ strano…per quei tempi- ha affermato Marin- che una donna fosse l’autrice di una autobiografia.” La fede autentica oltrepassa i limiti imposti dagli uomini…va al di là del sesso, della razza, della condizione economica. Secondo alcuni, la nostra identità Cristiana deve essere rivalutata e difesa da coloro i quali vogliono distruggere quanto di bello e di nobile ha detto Gesù. E’ questo il vero significato della testimonianza. (28.3.06 ore 21:02)

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