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I FATTI
L'8 agosto di mezzo secolo fa morivano
nelle miniere di Marcinelle in Belgio 136 nostri connazionali.
di Giancarlo Panero
L’8
AGOSTO del 1956, nelle miniere di Marcinelle – in Belgio – morirono
262 persone, di cui 136 nostri connazionali. Un episodio che rappresenta,
tutt’oggi, la più grande tragedia sul lavoro nella storia dell’emigrazione
italiana e che porta alla ribalta due realtà ancora attuali e
strettamente correlate: quella dell’emigrazione e quella della sicurezza
dei lavoratori. Oggi, come 49 anni fa a Marcinelle, la necessità di
difendere la dignità della persona è tra gli obiettivi primari del
sindacato e del patronato. Anche gli ultimi preoccupanti dati Inail
confermano come, in Italia, – malgrado i vincoli previsti dalla legge
626/’94 e la costante iniziativa sindacale, anche per un adeguamento del
Testo Unico che regola la materia – l’organizzazione del lavoro
privilegi il profitto a scapito della tutela della salute e della dignità
del lavoratore. Dunque, se le regole sulla sicurezza non vengono
rispettate, le aziende ottengono un abbattimento dei costi, ma il prezzo
si paga in vite umane. E’ evidente che il fenomeno degli infortuni sul
lavoro risente dei ritardi e delle difficoltà nel fare avanzare una
adeguata “cultura” della sicurezza nei luoghi di lavoro. Una cultura
che si basa sulla prevenzione e sulla tutela deve essere valida per tutti:
per questo, l’impegno – a livello internazionale – di organismi
quali l’Inas-Cisl è di fondamentale importanza, come è stato
riconosciuto anche nella mozione finale del Congresso confederale appena
conclusosi. Il nostro impegno sul fronte della sicurezza sul lavoro e, in
generale, su quello dell’assistenza e della tutela per i lavoratori, si
riconferma anche nella volontà di sostenere il progetto di un patronato
europeo che tuteli i lavoratori che si spostano all’interno della Ue. Se
aiutare i nostri connazionali all’estero a lavorare in totale sicurezza
è un imperativo che il patronato ha fatto proprio, perché tragedie come
quella di Marcinelle non si ripetano più, la lunga storia dell’Italia
come paese di emigranti impone di prestare la stessa assistenza a chi,
oggi, è un emigrante nel nostro Paese. Spesso sono loro a restare vittime
di infortuni sul lavoro, in condizioni di presenza irregolare o lavoro
nero. Per riportare all’attenzione dell’Italia e della nuova Unione
Europea questi ed altri problemi legati ai lavoratori protagonisti dei
flussi migratori, stiamo preparando un’importante iniziativa che
coinvolgerà strutture di più Paesi. Sicurezza e tutela per tutte le
persone che lavorano, quale che sia la loro nazionalità: è questo –
dunque - l’obiettivo primario del patronato, questa la lezione che l’Inas
trae da Marcinelle. Perché il monito che viene da tutte quelle vittime
venga raccolto e quel drammatico contributo sia segno di un percorso che
porta al pieno rispetto della dignità della persona lavoratrice in ogni
Paese.
GianCarlo Panero
Presidente Inas-Cisl
4.8.05 ore 6:53
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