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Meg, Museo Enogastronomico. Prevenzione e cura delle malattie infettive del pollame. Erano i primi anni del ‘900.

Nella numerosa documentazione cartacea presente al MEG (Museo Eno Gastronomico) in Solopaca, svetta la copertina di un testo dal titolo: “Prevenzione e cura delle malattie del Pollame|. Un gallo ruspante, effigiato sulla copertina a colori, posa i suoi artigli su alcuni flaconi di medicinali contenenti “vaccini d’embrione di pollo”. Il libro, di sole 32 pagine in bianco e nero, fu editato dall’Istituto Sieroterapico Milanese S. B. agli inizi del ‘900. All’interno del libro si possono scoprire le malattie che all’epoca erano patite dal pollame. Fra le malattie infettive e parassitarie che più frequentemente infierivano tra i polli quelle conosciute erano: La “Pseudopeste”, il “Colera Aviario”, il “Diftero Vaiolo”, la “Coccidiosi”, la “Verminosi”, la “Pullorosi”, la “Tubercolosi”, le “Malattie Respiratorie” e la “Leucomi”. Naturalmente tra tutte le malattie elencate, quella che interessa un po’ di più è il “Colera Aviario”, visto che ancora oggi la temuta “Aviaria” è diventata pericolosissima poiché è trasmessa dai polli all’uomo. Certamente all’epoca del libro il problema di trasmissione animale – uomo non era presente o forse non era ancora riconosciuto. Cosa era il Colera Aviario? Il colera aviario, secondo il testo dei primi del novecento, era dovuto ad un piccolo germe, la Pasteurella aviseptica, che poteva colpire tutti i volatili domestici: polli, tacchini, oche, anatre, le faraone ecc… L’infezione permane nell’ambiente e si risveglia specialmente alla fine dell’estate e dell’autunno. Nei pollai il colera aviario si manifesta sempre in forma acuta con la morte rapida dei soggetti dopo poche ore di malessere; in rari casi si osserva diarrea. Il colera aviario colpisce saltuariamente qualche soggetto, causando giornalmente o a giorni staccati, qualche morte improvvisa. I volatili morti di colera si presentano non deperiti e col gozzo pieno. All’autopsia la milza ed il fegato appaiono molto ingrossati e sul fegato si vedono dei puntini giallastri molto numerosi. Questa malattia è frequente specialmente negli allevamenti familiari; e contro di essa l’Istituto Sieroterapico Milanese preparava tre specialità e precisamente: due vaccini (uno a germi vivi ed uno a germi uccisi) ed un Siero specifico contro il colera. Cosa era il vaccino a germi vivi contro il colera? Questo vaccino era costituito dalla brodo coltura di un ceppo di colera aviario dotato di forte potere immunizzante attenuato nella sua virulenza mediante passaggi su particolari terreni di coltura. I Vaccini vivi di ceppo aviario conferiscono contro il colera una buona immunità, naturalmente senza inconvenienti, poiché la loro virulenza è stata perfettamente dosata. Questo vaccino però non deve mai essere usato nei piccioni, nelle faraone e nei fagiani, perché potrebbero contrarre un infezione mortale. La vaccinazione va fatta alle anatre ed alle oche di età superiore ad un mese ed ai polli ed ai tacchini di età superiore ai due mesi; la dose è di cc. 0,5 per via sottocutanea alla coscia, da ripetere dopo 8-10 giorni. La vaccinazione contro il colera con il Vaccino a germi vivi dovrebbe essere ripetuta almeno due volte all’anno tenendo presente che il periodo nel quale il colera presenta la massima diffusione e virulenza è quello che precede immediatamente la stagione autunnale. Per il vaccino a germi uccisi contro il colera aviario le dosi sono identiche a quelle del Vaccino a germi vivi. Le fiale una volta aperte vanno impiegate subito per evitare ogni inquinamento. La confezione di ogni fiala era di cc. 10. SIERO CONTRO IL COLERA AVIARIO: Il Siero contro il colera dei polli è costituito da siero di sangue di cavalli iperimmunizzati con vari ceppi virulenti della Pateurella aviseptica. Negli allevamenti già infetti si può arrestare rapidamente la malattia praticando la sieroterapia a tutti i volatili secondo le seguenti dosi: cc. 2-3- ai polli e alle faraone; cc. 5 alle anatre; cc. 8 alle oche ed ai tacchini. Dopo 2-3 giorni vaccinare con vaccino a germi vivi contro il colera alla dose di cc.1. Risultati migliori si potranno ottenere se unitamente all’intervento sieroprofilattico si assoceranno misure di igiene e profilassi diretta: disinfezione del locale con aggiunta di qualche antisettico all’acqua di bevanda (cc. 20 di Ismisulfa in tre litri di acqua e somministrazione del cibo per 4-5 giorni in una compressa di Plurisulfa ogni 10-20 volatili adulti); oppure somministrando Coccidioxal (sulfaquinoxalina) nelle stesse dosi che servono per la cura della coccidiosi. Così, agli inizi del 1900, l’Istituto Sieroterapico Milanese consigliava di combattere il “Colera Aviario”. Oggi, nel terzo millennio, il problema non riguarda più solo i polli, ma l’essere umano, infatti, anche i virus si sono evoluti, oggi esiste purtroppo l’influenza aviaria. Cosa è l’influenza aviaria? E’ una infezione virale che può interessare gli uccelli selvatici e domestici come polli e tacchini, causandone la morte. E’ causata da virus influenzali di tipo A che possono infettare anche altri animali quali maiali, cavalli, delfini, balene e l’uomo. I virus influenzali sono classificati in tre tipi: A, B e C, quest’ultimo con scarso rilievo epidemiologico per l’uomo, poiché causa solo raramente casi sporadici ed epidemie. I virus influenzali di tipo A possono essere suddivisi in sottotipi sulla base delle loro proteine di superficie – emoagglutinina (HA) e neuraminidasi (NA). Si conoscono 15 sottotipi. Mentre tutti i sottotipi possono circolare fra gli uccelli, è noto che solo tre sottotipi di antigene H (H1, H2 ed H3) e due sottotipi di antigene N (N1 ed N2) circolano, o hanno circolato, anche nell’uomo. Il virus influenzale di tipo A può causare infezioni severe in alcune specie animali, inclusi uccelli, maiali, cavalli, delfini e balene. Il virus influenzale che infetta gli uccelli è chiamato “virus dell’influenza aviaria”. Gli uccelli sono una specie importante poiché tutti i sottotipi conosciuti di virus influenzale A si sono diffusi fra uccelli selvatici che sono, pertanto, considerati l’ospite naturale del virus influenzale A. I virus dell’influenza aviaria, usualmente, non infettano direttamente gli uomini né si trasmettono, normalmente, da persona a persona. Come si manifesta l’influenza aviaria negli animali ? La maggior parte dei virus influenzali aviari non provoca sintomi o provoca sintomi attenuati negli uccelli selvatici; tuttavia, il tipo di sintomatologia negli uccelli varia sia in relazione al ceppo virale che al tipo di volatile. L’infezione da alcuni virus A (per esempio, alcuni ceppi H5 ed H7) può causare epidemie estese ed elevata mortalità tra alcune specie di selvatici e di uccelli domestici, compresi polli e tacchini. Come si infetta l’uomo? Usualmente, i virus dell’influenza aviaria non infettano gli uomini; tuttavia, sono state riportate segnalazioni di infezioni umane. L'uomo può infettarsi con il virus dell'influenza aviaria a seguito di contatti diretti con animali infetti (vivi o morti) e/o loro escrezioni (feci, urine, saliva e secrezioni respiratorie), mentre non c'è alcuna evidenza scientifica di trasmissione attraverso il consumo di carni avicole o uova dopo accurata cottura (70 °C). Oggi la scienza ha scoperto nuovi tipi di patologie e di virus, ma si possono dare solo consigli per evitare che il virus dei polli contagi l’uomo: E' stato stabilito che i virus dell'influenza sono uccisi da temperature intorno ai 70°C e sia l'OIE (organizzazione Mondiale per la sanità animale) che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sottolineano l’importanza, per la gestione di queste situazioni, dell’intensificazione del rispetto delle pratiche igieniche manipolazione, preparazione, somministrazione e consumo di pollame, con particolare riguardo agli accurati lavaggio delle mani e cottura delle carni e delle uova. Ai soggetti che si recano nelle aree geografiche affette, si raccomanda: il rispetto delle succitate regole igienico-alimentari e di evitare in generale contatti con animali vivi e con loro carcasse, nonché la frequenza di mercati e fiere dove vi sia commercio/esposizione di animali. (10.1.07 ore 21:48)

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