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Solopaca (BN). Al Meg Una scatola di krumiri di 121 anni fa. La scatola conteneva “Krumiri Rossi”

Il periodo di feste è strettamente collegato ai dolci, la tradizione vuole che sia a Natale sia a capodanno come regalo i dolci la fanno da padrona. In una sala espositiva del MEG (Museo Eno Gastronomico) in Solopaca, conservata in ottimo stato è esposta una scatola di krumiri, la sua peculiarità è che, oltre ad essere della fabbrica che ha inventato questi deliziosi biscotti, ha la bellezza di 121 anni. La scatola conteneva “Krumiri Rossi”, infatti, l’inventore dei krumiri è stato proprio Domenico Rossi pasticciere di Casale Monferrato in provincia di Alessandria.

La nascita del Krumiro

Da sempre si sa che le migliori invenzioni avvengono per caso e la loro nascita è spesso avvolta in un alone di mistero. Siamo a Casale Monferrato intorno al 1870: Domenico Rossi era solito passare le serate al Caffè della Concordia bevendo con gli amici il Krumiro, liquore del tempo. Una notte, usciti dal caffè, Rossi propose agli amici di concludere la piacevole serata nel suo laboratorio dove iniziò a preparare dolci per tutti: si racconta che forse i Krumiri, deliziosi biscotti, nacquero così, un po' per caso, un po' per gioco.

La gelosia suscitata dal Krumiro

I Krumiri diventano subito oggetto di desiderio e imitazione. Luigi Faramia, confettiere e liquorista, ne crea delle varianti alla vaniglia, mentre la panetteria Soro li impreziosisce con lo stemma della città di Casale definendoli "superiori a quelli di altre fabbriche". Il Sig. Rossi è costretto a comparire sulle Gazzette dell'epoca per tutelare i biscotti da lui inventati: "Il sottoscritto avvisa la sua numerosa clientela che i veri e genuini Krumiri, specialità di sua invenzione, sono eslusivamente in vendita nel suo negozio di Casale. Diffidare delle contraffazioni ed esigere sulle scatole il nome del sottoscritto". Da paciere interviene il Sindaco di Casale che nel 1890 riconosce l'autenticità e unicità dei Krumiri Rossi con un'apposita patente. Il Krumiro alla tavola del Rè La data ufficiale della nascita del Krumiro venne fissata nell'anno 1878 come si può vedere dalle prime inserzioni pubblicate sui giornali del tempo. In quell'anno morì Vittorio Emanuele II. E forse in omaggio a quel re che portava "i baffi a manubrio" i Krumiri furono curvati a quel modo. Domenico Rossi, dopo aver partecipato nel 1884 con i suoi dolci all'Esposizione Universale di Torino, riceve tra il 1886 e il 1891 i Brevetti di Provveditore delle Case dei Duchi d'Aosta, di Genova e della Real Casa d'Italia, i cui stemmi sono ancora oggi sulle scatole dei biscotti di Casale. La tradizione continua con la Famiglia Portinaro Oggi l'azienda viene gestita da Anna Portinaro, figlia dei Commendatori Romolo e Dorotea Portinaro che per primi diffusero il prodotto in tutta la penisola. A oltre cent'anni di distanza dalla nascita del Krumiro l'azienda ha mantenuto intatto il carattere artigianale della produzione di questo fragrante biscotto: genuinità degli ingredienti e intatta tradizione nelle diverse fasi di lavorazione restano un distintivo ecologico del prodotto come ben testimoniano tutti coloro che conoscono, apprezzano e consumano questo dolce. Nel 1908, e precisamente il 7 gennaio, la “Reale Pasticceria Rossi” indisse un concorso a premi a fini benefici. “Tutti i compratori o spenditori (così si legge nel testo del concorso) di merce per l’importo non inferiore a Lire 2 concorreranno al sorteggio di ricchissimi premi”. 1 - Uno splendido servizio per caffè. 2 - Una Cassa contenente 12 bottiglie – due di Champagne e Liquori assortiti di marca. 3 – Un Orologio in artistica ceramica. 4 – Una Cassetta Cioccolato Moribondo & Gariglio ed una Scattola “Krumiri”. 5 – Una Cassetta Fondants ed una di “Krumiri”. 6 – Una Cassetta frutta candita di Genova ed una di “Krumiri”. L’estrazione dei Premi sarà fatta il giorno 7 gennaio 1908 direttamente dal Ricovero di Mendicità dai Bambini ricoverati. Un momento di socializzazione e di divertimento per i poveri bimbi ospitati nel Ricovero di Mendicità, ma cosa era il “Ricovero di Mendicità”? Il Ricovero di mendicità eretto in Casale Monferrato Il Ricovero di cui si parla venne aperto a Casale il 15 giugno 1852 e quattro anni dopo l’Intendente Visone emanava un decreto in cui si legge: "Saranno arrestati tutti li mendicanti sì validi che invalidi, che verranno sorpresi questuando tanto per le vie, che per le scale o per altri luoghi pubblici, sia di questa Città, che dei Comuni dipendenti da questa Provincia, e si provvederà a loro riguardo a termini di legge”. L’Ospizio di Carità era sorto fin dalla metà del secolo XVIII sull’attuale piazza Cesare Battisti (piazza della Posta), in borgo Ala, in seguito al lascito del sacerdote Evasio Andrea Nigris. La Congregazione della Misericordia, "che da più di due secoli si occupava dell’assistenza sociale" in Casale, curò la costruzione dell’edificio. A compilare il progetto di quest’importante opera fu chiamato l’architetto Bernardo Antonio Vittone, che affidò la realizzazione pratica al capomastro Zanetti. L’Ospizio venne inaugurato nel 1744. Le vicende di fine secolo portarono poi alla sua chiusura, con conseguente aggravamento della situazione di disagio sociale per il Monferrato, ormai privo di un luogo in cui "sbandire la mendicità". Ecco quindi che l’istituzione del nuovo Ricovero di Mendicità nel palazzo dell’antico Ospizio fu vista come una vera provvidenza a favore della popolazione più disagiata ed anziana; era retto da una Commissione amministrativa composta da un Presidente, sei membri di nomina municipale, sette eletti dai soci azionisti ed un segretario. Negli annuali "conti morali" resi dal Presidente della Commissione all’adunanza generale dei soci azionisti viene sempre evidenziata la difficoltà incontrata dall’istituzione nel suo primo decennio di attività, non disgiunta dalla speranza nel futuro (e nelle rare ma cospicue elargizioni dei filantropi monferrini). Ciò che anche preoccupa l’amministrazione è l’enorme numero di indigenti che vorrebbero –e a rigor di legge dovrebbero– essere accettati dal Ricovero: "I poveri vi accorrono, è vero: tutti qui convengono da ogni parte della Provincia; ma si possono forse tutti accogliere? Impossibile nelle angustie presenti: e quante volte dovettero lasciarsi inesaudite le domande di tanti sventurati che invocavano il benefizio d’un posto in questo recinto?" La quota pagata inizialmente per ogni ricoverato era di 200 lire annue, troppo esigua per poter garantire vitto e alloggio adeguati: dal 1864 passerà infatti a 250 lire. Il bilancio della gestione 1863 è comunque in discreto attivo. È merito anche delle donazioni pervenute da personaggi noti ed autorevoli quale il Vescovo Luigi Nazari di Calabiana fino a persone del popolo minuto che non dimenticano di beneficare chi versa nell’indigenza: una certa Teresa Biginelli, già persona di servizio della ricca signora Camilla Locco vedova Raiteri "seguendo forse le pie inspirazioni della padrona, disponeva che sul peculio da lei ammassato in vita con i suoi lavori, venisse pagata al Ricovero la somma di lire 500". Da una semplice scatola di Krumiri di 121 anni fa, una storia di capacità imprenditoriale, di tenacia e di solidarietà. MEG Communication. (31.12.06 ore 18:56)

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