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EDITORIALI
di Rosario Lavorgna Freddato da un coro di niet ben assestati sulla stampa sannita, Clemente Mastella inarca i sopraccigli e dalla sua barca a largo delle coste greche sembra invitare il plenum del partito ad una riflessione più attenta e ponderata sulle decisioni da adottare ad autunno inoltrato ed in vista delle prossime regionali 2005. I vertici provinciali del Campanile a Benevento hanno,volontariamente, e sottolineiamo l’avverbio volontariamente, bloccato ogni tipo di dialogo tra il partito e la Cdl, nonostante da quest’ultima sia giunta un’apertura significativa, tanto da preferire Mastella come candidato governatore della Campania, oltre alla sigla di un accordo di ampio respiro in ambito strettamente politico. Ma mentre il leader sannita si appresta a dialogare e capire i termini di un accordo che già affiorava da tanta carta stampata nazionale, gli stessi udeurrini sanniti fanno sapere di non avallare una possibilità di tale genere, pur nella coscienza di essere stati politicamente e istituzionalmente bistrattati dal centro sinistra, ed in particolare, tanto per capirci, dai DS, gli unici plenipotenziari dell’Ulivo. Pur con una situazione del genere il coro di niet si è detto pronto a lasciare la maggioranza al governo provinciale e magari regionale, ma mai abbandonare il centro sinistra. Chissà poi quale sarà questa stratosferica differenza tra l’abbandono di una maggioranza di centro sinistra in un’area geografica dove la stessa coalizione è formata in altissima percentuale dall’Udeur e l’abbandono della coalizione a livello nazionale, lì dove l’altissima percentuale si polverizza sull’1,2%. E’ questo forse il vero tormentone estivo, al di là di canzoni e canzonette, gli udeurrini beneventani non hanno alcuna voglia di togliere le mani dalla pasta, d’altronde sarebbe un bel po traumatico dover spiegare alle sinistre locali, moderate o rifondate, questa specie di guado verso l’altra riva. In poche parole, e per non farla lunga, il tutto potrebbe essere riassunto riservando un occhio di riguardo alle amministrazioni locali come anche agli enti in generale. In provincia di Benevento, come del resto anche nelle restanti province campane, l’Udeur ha un ruolo predominante nella politica e, in una grossa percentuale dei casi, esprime il sindaco di molte realtà locali come anche il vertice di altre istituzioni localizzate o decentrate. Un passaggio repentino di Mastella alla Cdl, in questo quadro politico ed istituzionale, risulterebbe un uragano in seno ad amministrazioni comunali e ad altri enti ad incarico politico, in quanto tantissime realtà locali in quota Ulivo, si troverebbero inequivocabilmente in quota Cdl esprimendo vertice e parte di maggioranza udeurrina. Ma non solo questo tipo di uragano politico che stravolgerebbe anche la stessa salda maggioranza del governo provinciale sannita, ma anche tutti quegli accordi ed elargizioni in senso di poltrone ed incarichi verrebbero a deragliare contro una situazione ribaltata. E poi c’è da chiedersi se le varie maggioranze di centro sinistra negli enti locali resterebbero tali nell’eventualità di un cambio di coalizione dei vari sindaci o vertici in generale. E’ in considerazione di questo ben di Dio che il “coro dei no” si è alzato iracondo al di sopra del Campanile anche se in maniera non unilaterale. Infatti, anche se i vertici provinciali del partito hanno dichiarato guerra all’eventualità di un cambio di colazione, altri invece si sono detti solidali con il leader e sindaco di Ceppaloni e si sono detti disposti a seguirlo in ogni sua decisione. Si va dunque verso la spaccatura del partito in terra sannita? Sarebbe fuori luogo pensare ad una scissione all’interno dell’AP-Udeur, tenuto insieme a livello locale come nazionale dal carisma futurologico e dietologico del suo leader, ma il rinnovo del governo regionale rappresenta un terreno ostico e stracolmo di insidie sia per il partito sia per gli stessi elettori di Mastella. Difatti, un’ ascesa a livello nazionale ed anche locale di Rifondazione Comunista, un rinsaldamento della corrente moderata dei DS come anche l’atto di fede recitato quotidianamente dai partitini che seguono aggiogati le sinistre verso la costituzione di un grande Ulivo al cui timone appare sempre più insediato il manovratore Romano Prodi , rischia di collassare la questione Udeur che, ormai da tempo, ricopre il ruolo di cenerentola nella coalizione di centro sinistra. Una Cenerentola duble face che solo in Campania continua a raccogliere quei consensi che permettono all’Ulivo di sedere nelle stanze dei bottoni, anche se continua ad apparire pleonastico parlare di Ulivo, dovremmo più che altro parlare della sinistra. Il condizionamento psicologico è forte; la sinistra vince in Campania con i voti dell’Udeur ma a Mastella e company lascia le briciole. Il centro non è rappresentato, non ha alcuna visibilità in confronto al colosso post comunista che assurge addirittura al ruolo di condottiero unico nella crociata contro Berlusconi, liquidando le velleità di Rutelli e assoldando il professore bolognese a paladino di una rinascita, per altro mai cominciata durante i governi di sinistra, che potrebbe rivelarsi un ri-sprofondamento. Pur nella consapevolezza che peggio di così si scompare dal panorama politico, e nella coscienza che la Cdl avrebbe certo altra moneta di ripago, l’Udeur sannita continua a titubare attanagliata nei rimorsi e nella futurologia politica che, nel ’99 fu la causa della caduta del governatore Rastrelli. A chi pensa oggi che sia una stupida dietrologia politica oltre che incoscienza passare con la Cdl, alla luce del virtuale incremento dei consensi dell’Ulivo in Campania come nel resto del Paese, risponde chi pensa che sia una futurologia politica, oltre ad un atto di coscienza e sopravvivenza passare dall’altra parte, abbandonando uno status vergognoso per uno schieramento politico con un bacino elettorale localizzato pari a quello di Forza Italia. Passare al centro destra significherebbe per l’Udeur tornare ad avere un ruolo chiaro, saldo e importante per le sorti dell’intera area geografica, contribuendo in maniera decisiva a spostare al centro un dibattito politico ormai quasi estremizzato. Ed è proprio questo che vuole Mastella e non solo ormai da tempo: quella costituzione di un grande centro la cui percentuale politica spezzi le velleità di estremismo o pseudo moderazione che condizionano il clima politico nazionale e che a livello locale hanno ridotto i mastelliani a reggi moccolo. E’ certo che da Telese non uscirà una indicazione precisa sul futuro del partito anche per non creare fastidiose turbative agli irriducibili, ma un orizzonte diverso sarà sicuramente tracciato, magari con qualche out –out lanciato a chi di dovere e qualche ultimatum che camuffi diplomaticamente le intenzioni di guado ormai arcinote. La politica, del resto, è come la storia: è fatta di attese. (16.8.04 ore 11:18) |
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