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EDITORIALI
di Rosario Lavorgna Stando alle voci che si rincorrono nei palazzi romani, l'amata/odiata legge sul terzo mandato dei sindaci dei comuni con meno di 3000 abitanti, o qualsiasi altra forma emendatoria, sta per naufragare. Infatti dalle discussioni emerse nell'ambito degli incontri di maggioranza, pare che non vi sia più alcuna iniziativa che pressi la discussione parlamentare sulle modifiche all'attuale dispositivo in vigore. I riflessi di questo dietrofront legislativo sono maggiormente pesanti in quelle piccole realtà del sud Italia, lì dove i territori comunali sono considerati feudi più che aree da amministrare. Nel Sannio beneventano il riflesso di tale circostanza è più evidente che altrove, anche in considerazione del fatto che gran parte delle amministrazioni locali sono gestite direttamente o indirettamente dal centro sinistra. In queste aree geografiche, il centro destra pur essendo maggioranza nazionale resta minoranza territoriale. Il prossimo giugno la Campania sarà chiamata al rinnovo di tante amministrazioni locali, che solo nel Sannio sono ben 34. Resta difficile fare previsioni di alcun genere alla luce dei risultati della scorsa tornata elettorale. Appare, però, evidente, anche dalle tante notizie veicolate da più parti che nella tornata elettorale amministrativa 2004 la parola d'ordine è "allargamento". Le colazioni allargate e miste sono ormai una realtà ben chiara. Un esempio tra tutti potrebbe essere l'Udeur-AP di Mastella che, stando alle tante congiunture e occhiolini localizzati con la Cdl o con la sola Forza Italia, è quasi improbabile continuare a definirlo un partito di centro sinistra. Lo stesso Mastella, dopotutto, stanco di subire le angherie di una sinistra di cartello, egemone e permalosissima, stanco di fare il burattino nella mani del burattinaio post comunista, cerca con circospezione di ritagliarsi uno spazio nel quale vivere dignitosamente alla luce della sua blasonata tradizione politica. Gli stessi tanti accordi con l'Udeur-AP, come anche quelli stipulati con i centristi della Margherita, evidenziano uno stato di paralisi dell'Ulivo come coalizione politica extra large, costituita non tanto per condividere un progetto politico unitario o una tradizione culturale comune (incredibile?!), quanto per nuclearizzare la figura di Silvio Berlusconi, costi quel che costi. Questa mancanza assoluta di un progetto comune, di una tradizione affine, d'altra parte impossibile, ha finito con lo smembrare gli stessi leader di centro e di sinistra, provocando l'avvio individualizzato delle ostilità contro l'inquilino di palazzo Chigi, in assenza globale di contro ricette o di un programma politico organico da presentare come alternativa. Questo si identifica con quello che Benjamin Disraeli chiamava "Power for Power's sake" (il potere per il gusto del potere). Stessa sorte per il Sannio, dove la classe politica che gestisce il potere sembra essere unita più dagli interessi derivanti dalla gestione diretta dell'amministrazione pubblica, più che dalla volontà di miglioramento di essa. In questo senso la gestione clientelare del potere è stata finanche troppo palese nelle ultime provinciali. Controllare il territorio attraverso i sindaci delle varie realtà locali è un giochino sicuro che non da adito a grossi sbalzi di consenso. E' proprio questo consolidato usus scippatorio del voto che verrebbe meno se la legge sul terzo mandato non andasse in porto in nessuna delle sue modifiche. Una circostanza del genere bloccherebbe, in parte, la vecchia nomenclatura locale dal poter gestire direttamente il consenso mediante il clientelismo. Con tutto ciò la situazione resta abbastanza confusa, anche in considerazione del fatto che ogni possibile chiave di lettura deve inevitabilmente tenere in debito conto le attuali coalizioni allargate, comprese quelle anomale, lì dove destra e sinistra miracolosamente combaciano. Come anche per qualsiasi interpretazione non si po' prescindere dalle varie crisi ed impennate che Mastella sta propinando alla sinistra ormai da indigestione da potere. Sono questi tutti i segnali che vanno letti con lo sguardo rivolto al 2005, anno nel quale saremo tutti chiamati al rinnovo del governo regionale, l'appuntamento più atteso e terribile, la vera verifica che ci traghetterà alle politiche del 2006. C'è da aspettarsi di tutto, tranne che saremmo un anno più vecchi; come si sa l'anagrafe resta l'unica scienza esatta. (2.3.04 ore 15:38) |
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