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CULTURA & NEWS TRENDS

Da un’inchiesta sul "Codice Da Vinci" si evidenzia una società che, pur definendosi "Cristiana" è poco abituata alla lettura della Bibbia.

di Maria Ianniciello

Il Codice Da Vinci continua a suscitare scalpore e curiosità, tanto che a breve uscirà un film. Dan Brawn è stato abile a rendere credibile ciò che non lo è. In questa sede, però, non si vuol fare un processo allo scrittore, né tanto meno si intende discutere sull’attendibilità delle fonti. Lo scopo di questa inchiesta è quello di esaminare i motivi per cui questo romanzo, che si differenzia poco sia per lo stile che per la narrazione dagli altri, abbia attratto molte persone e soprattutto sia riuscito a mistificarle… condizionarle. In particolare si è tercato di scoprire a quali fasce d’età e livello culturale appartengano questi lettori. Dall’indagine si è scoperto che a credere alle “teorie” di Dan Brawn sono, innanzitutto, giovani tra i 13 e i 25 anni. Gli adulti sono più attenti e riflessivi. Elena, un’insegnate di 40 anni, dichiara che il romanzo “genera curiosità e suspense. Talvolta, però, si perde il filo. La logica ostentata nel libro risulta, all’occhio dell’attento lettore, illogica, ingannevole, falsa, sommaria e i simboli di cui parla l’autore si possono interpretare a piacimento.” Le si chiede se, alla luce di quanto ha letto, la sua opinione su Gesù sia mutata. La donna risponde: “Per me rimane sempre lo stesso…pronto a perdonarci ed anche se avesse avuto un figlio resta sempre colui che è morto per noi…” Uno studente universitario di 28 anni sostiene che il successo del thriller “sia nato dalla proposta di un nuovo punto di vista e dal disorientamento che i fatti siano andati così.” Afferma che, a causa di un libro,“non si può cambiare idea su una cosa a cui si è creduto per tutta la vita. Si dovrebbe credere allora anche agli alieni e ai film di fantascienza.” Dallo studio è emerso che i ragazzi conoscono poco o nulla delle Sacre Scritture. A parte qualche piccola divergenza di vedute, per la maggior parte degli intervistati il romanzo ha fatto nascere dubbi su cose mai conosciute e comprese sino in fondo. Una ragazza di 19 anni asserisce di essersi trovata dinnanzi “a due realtà: quella indiscussa della Chiesa e quella, un po’ contorta, di Dan Brawn.” Per lei, Gesù è realmente esistito, ma non tutto quello che si vuol far credere sulla sua vita corrisponde al vero. Man mano, che l’età ed il livello di istruzione si abbassano, aumentano le incertezze. Giulia (14 anni) dice di non credere all’esistenza di Gesù, poiché la sua storia è priva di senso. Per A. Cristo è un’immagine creata per rispondere alle domande esistenziali che l’uomo si pone. Quasi tutti gli intervistati sono concordi nel definire il “Codice Da Vinci” un thriller emozionante, sorprendente ed avvincente. I risultati dell’indagine dovrebbero allarmare credenti e non credenti. La nostra cultura rischia di estinguersi a causa di insulse ed errate convinzioni. Questa visione, che ai più potrebbe sembrare apocalittica, nasce dalla nostalgia di un’identità ormai perduta. Gesù non è una figura da dimenticare ed i suoi insegnamenti dovrebbero essere il nostro più grande punto di riferimento. Per molti l’essere cristiani è motivo di vergogna; tuttora alcuni non conoscono la Bibbia e, cosa ancora più grave, non riescono a distinguere l’antico dal nuovo testamento. La colpa di tutto ciò va, comunque, attribuita alla Chiesa, la quale per secoli ha mantenuto i fedeli nell’assoluto digiuno teologico. Il Vaticano aveva il terrore che, diffondendo le parole di Gesù, la gente decidesse di ribellarsi al potere da esso esercitato. La Chiesa, nonostante si sia evoluta ed adeguata ai tempi, deve recuperare le proprie “pecorelle”, divulgando il messaggio del Vangelo, che spesso viene travisato. Dopotutto Gesù è stato il laico per antonomasia. Qualcuno probabilmente ignora che l’affermazione “date a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio” appartenga a questo grande personaggio, di cui i documenti storici certificano l’esistenza. Tuttavia il fatto che il Thriller di Dan Brawn, a differenza di altri, sia stato così letto dimostra che la società occidentale,oltre ad essere incuriosita da Cristo e dalla sua storia, necessita di un punto di riferimento. Infatti per Nika, di anni 19, il "Codice da Vinci" "è un romanzo emozionante, che cattura l'attenzione del lettore dalla prima all'ultima pagina, tanto da cotringerlo ad appassionarsi non al contesto narrativo, ma alle tematiche che tocca..." (30.3.06 ore 14:24)

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