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CRONACA
La notte scorsa l’ennesimo vile atto
intimidatorio contro il giornalista caiatino. Incendiata l'auto di Gianni
Gosta
Negli
ultimi mesi per ben tre volte ha ritrovato la sua macchina seriamente
danneggiata da “atti vandalici”- che definire tali è usare sottile
eufemismo- dopo i fatti della scorsa notte. La sua Peugeot, parcheggiata
in Via Latina, in prossimità dell’ufficio postale- finita miseramente
in fumo. Un vero e proprio atto intimidatorio (il quarto)- quello subito
da Gianni Gosta, giornalista ed ex editore-radiotelevisivo caiatino –
finito nel mirino di gente senza scrupoli. Era notte fonda, quando Gosta
è stato svegliato da una telefonata del 112 che da Caserta lo avvertiva
del rogo in atto, ma poi non si è recato sul posto. Sconcerto e delusione
nelle istituzioni- riscontrate nelle parole del giornalista di Caiazzo-
convinto ancora di più dopo il grave episodio- che si tratti dell’ennesimo
avvertimento. Un tentativo per chiudergli la bocca? Caiazzo non è
Corleone, ma! “Dal Garigliano in giù- dichiara Gosta- viviamo nell’altra
Italia, l’Italia che non funziona. Il Terzo mondo è qui, siamo
abbandonati da tutti, nessuno ci tutela, altro che buon vivere. Quando
episodi del genere (reiterati) si verificano non solo in America o nel
Nord Europa, ma anche al nord, i soccorsi giungono in cinque minuti (qui
il presidio più vicino è oltre Caserta ma chi se ne importa anche per il
cosiddetto pronto soccorso?), insieme agli inquirenti, a meno che le
televisioni non ci propinino tutte immagini 'taroccate'. Purtroppo, la mia
non è la prima macchina che va in fuoco a Caiazzo negli ultimi tempi; non
si contano più i parabrezza frantumati e gli altri atti di vandalismo che
purtroppo molti sono portati a sminuire. Può darsi che qualcuno si svegli
quando, di questo passo, prima o poi ci scapperà qualche
sparatoria". Nelle parole di Gosta tutta l’amarezza per uno stato
affacciato alla finestra- che nulla ha fatto dopo ben quattro episodi
criminosi perpetrati ai suoi danni in meno di cinque mesi e diventati man
mano sempre più gravi. Si aspetta qualcosa ancora più grave? Nessuna
attività d’indagine, nessun rilievo immediato o interrogatorio sulle
intimidazioni subite? Tutto riconducibile ad una semplice ragazzata?
Attività giornalistica- che potrebbe essere stata determinante- per
scatenare la violenza di qualcuno “toccato” da Gosta? verosimile
causa, non presa nella giusta considerazione dagli inquirenti? «Non ho
idea - dice - di chi possa essere stato, ma escludo che si tratti di
motivi banali. Mi sento un giornalista libero, senza padroni e senza
tessera padronale, solo quella del nostro ordine professionale. Se in un
paesino come Caiazzo- un giornalista- non può raccontare neanche parte di
quello che vede e riscontra- vuol dire- che qualcosa non funziona".
Non dovrebbe essere difficile venirne a capo: basterebbe un maggiore
impegno per arrestare questo tipo di “fenomeni”. Dopo l’episodio in
tanti ad esprimere solidarietà a Gosta. “Tanti amici e colleghi- mi
hanno chiamato, ma anche qualche amministratore ed esponente politico, con
in testa Giovanni D'Andrea ed il vice sindaco Tommaso Sgueglia. Dallo
Stato una fredda telefonata, per dirmi che stava bruciando la macchina,
poi silenzio" commenta amaramente il cronista caiatino- che pratica
un giornalismo di servizio- che cerca di sensibilizzare enti ed
istituzioni- che per aiutare i deboli potrebbe aver toccato “poteri
forti”. Sarebbe auspicabile a questo punto, per la difesa della
legalità e della libera informazione, indire un comitato per l’ordine e
la sicurezza, organizzare una manifestazione- non solo per tutelare Gianni
Gosta- colpito da una vile intimidazione, ma anche Fabio Sgueglia e
Gaetano Chichierchia, politici che pure ci hanno rimesso l'auto,
incendiata senza sapere il perché, Gino Ponsillo che pare abbia allentato
l'attività politica -allontanandosi da Caiazzo- dopo una analoga minaccia
d'incendio, e quanti hanno subito danni minori alle proprie macchine. “Il
suo impegno civile-dice in una nota il collega caiatino, Giuseppe
Sangiovanni “rende onore ad un modello professionale che non viene a
compromessi con nessuno e per questo rende una testimonianza drammatica in
difesa della dignità e del patrimonio morale del giornalismo vero. Quello
con la G maiuscola". L’auspicio è che possa continuare serenamente
il proprio lavoro, svolgendo il proprio diritto-dovere di informare senza
più alcuna intimidazione. A gran voce tanti colleghi chiedono alle forze
dell'ordine e alla magistratura di accertare al più presto i mandanti e
gli esecutori della grave intimidazione». (31.5.06 ore 22:49)
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