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CRONACA 

Sanità campana. A Roccadaspide (SA) uno spiacevole episodio di arroganza di un medico. I ritardi del sistema sociosanitario locale sono una costante del territorio

di Ortensia Rocca

I ritardi del sistema sociosanitario locale sono una costante del territorio; se a questo si aggiunge l’arroganza della classe medica e paramedica nei confronti delle persone che, in quanto utenti hanno un bisogno che va assecondato, il quadro diventa ancora più desolante. Uno spiacevole episodio all’insegna dell’arroganza è quello che ha vissuto una donna 46enne portatrice di handicap di Roccadaspide, che, recatasi al distretto sanitario per espletare alcune pratiche in previsione dell’imminente partenza per il Nord per motivi clinici, non solo è stata trattata in malo modo al telefono, quanto ha dovuto assistere ad un gesto di profonda sgarbatezza compiuto da un fisiatra, il medico prescrittore, che, come è noto a coloro che conoscono l’handicap e le lentezze della burocrazia, è colui che prescrive terapie e consente, con il suo parere, di ottenere ausili di vario tipo. Un’assenza di ben due settimane del medico in questione dalla struttura sanitaria di Roccadaspide non adeguatamente comunicata all’utenza, aveva portato A.M. a recarvisi due volte inutilmente. Ad una persona senza difficoltà motorie questo può apparire nulla più che un noioso imprevisto. Ad una persona disabile che si sposta mediante l’ausilio di una sedia a rotelle, andare “in giro per guai” comporta l’andare incontro a barriere architettoniche, culturali e morali prepotentemente presenti che possono complicare la vita; andare per necessità presso una struttura sanitaria due volte e non riuscire a risolvere il problema non è più un imprevisto ma diventa una insormontabile, odiosa montagna da scalare. “Per evitare di andare per la terza volta invano ho deciso di telefonare in ambulatorio per sapere se il dottor Perrone era presente – riferisce A.M. – ma, invece di ricevere come risposta un si oppure un no dalla persona che aveva preso la cornetta, come mi aspettavo, al telefono ha risposto proprio il medico che, con voce alta e con evidente insofferenza, mi ha urlato che non mi dovevo permettere mai più di disturbare in ambulatorio, e la conversazione è terminata così, lasciandomi mortificata e sgomenta”. Una volta appreso, seppure nella maniera peggiore, che il fisiatra era presente, la donna si è recata presso l’ambulatorio, e lì, dopo un’attesa snervante (perché evidentemente a Roccadaspide né gli utenti né il personale sanitario sono a conoscenza del fatto che una persona disabile ha la precedenza) è riuscita ad entrare nello studio dell’insofferente medico e ad eseguire le pratiche che l’avevano portata fin lì. “Dopo la normale visita ho inteso far chiarezza con il medico – continua A.M. – spiegandogli che non era mia intenzione certo disturbare le intense e laboriose attività del distretto”. Per tutta risposta il medico ha riferito testualmente “Se avessi saputo che stavo parlando con una persona disabile non sarei stato così sgarbato”. A.M. ride, ma è un riso amaro: “Quando mia cugina, che mi accompagnava, gli ha fatto notare che cattive maniere non andrebbero destinate né alle persone disabili né a quelle normodotate, lui in tutta risposta e con un’arroganza fuori dal normale e dal lecito, l’ha letteralmente sbattuta fuori davanti a decine di persone”. E’ un fatto come ne accadono tutti i giorni. Ma proprio perché è la prassi, la normalità lascia ancora più sgomenti: trattare meglio un disabile è una forma di pietismo che non si può assolutamente accettare, ed è un’azione che tristemente denota insensibilità ed inadeguatezza. (16.2.06 ore 15:18)

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