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A cura di Maria Ianniciello

A Napoli come a Roma, l’amore si allucchetta lungo i corsi d’acqua. Via Caracciolo come il ponte Milvio.  

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Benevento: vicenda delle deleghe ritirate dal sindaco all’assessore Principe. L'intervento di Luigi Trusio e  Isidoro Fucci

La mancata discussione in Consiglio Comunale in merito alla vicenda delle deleghe ritirate dal sindaco all’assessore Principe ha nuovamente risvegliato i sempre poco sopiti bollori di protagonismo dell’opposizione. Ci siamo così ritrovati di fronte ai soliti, strumentali attacchi di chi, in nome di un maniacale desiderio di visibilità, si rivolge con disprezzo e parole offensive all’amministrazione attiva, senza rispetto alcuno per le istituzioni. Un astio tale nei confronti del sindaco Pepe da far sembrare buona ogni scusa per gettare fango, attraverso strali ed invettive, sulla figura del primo cittadino. E così, anche sulla questione Principe, l’indegno spettacolo si è materializzato. Al punto che nessuno è stato capace di andare oltre le tradizionali illazioni da bar e le solite pretestuose considerazioni. Ma qualcuno ha provato a chiedersi perché non era il caso di portare all’attenzione del Consiglio comunale una questione che trovava fondamento nella sfera personale dell’assessore? Qualcuno forse non sa, o fa finta di non sapere, che era stato l’assessore Principe, per sua stessa ammissione e per problemi da lui stesso giudicati strettamente personali (pertanto trattasi di questioni delicate che attengono alla sfera privata che non devono interessare né i consiglieri di maggioranza e tantomeno quelli di opposizione), a chiedere al sindaco di “prendere in consegna le sue deleghe” per un determinato periodo di tempo, da rapportare ovviamente alla risoluzione delle questioni che avevano indotto lo stesso assessore a maturare quel tipo di richiesta. Il sindaco Pepe ha semplicemente provveduto ad accogliere l’istanza di un componente del suo esecutivo (il quarto più votato in assoluto, suffragato da oltre 600 consensi), sobbarcandosi, pro tempore, l’impegno, senza dubbio gravoso, di funzionalizzare una ulteriore, importantissima delega, come se non bastassero le molteplici incombenze che si trova a fronteggiare dall’alto del suo status di primo cittadino. Il sindaco Pepe così facendo ha sfoderato un atteggiamento di incontestabile coerenza con il mandato elettorale che la città gli ha conferito e con le scelte operate nell’urna dagli stessi cittadini-elettori che hanno attribuito all’assessore Principe una valanga di consensi. Come capo dell’esecutivo si è fatto carico di una situazione delicata e personale che lo stesso componente, suo malgrado protagonista, aveva prontamente segnalato. Ha difeso a spada tratta una sua scelta, avallata dal Consiglio con un lungo applauso in occasione dell’insediamento della Giunta, da attacchi pretestuosi, illazioni di ogni genere che hanno investito parte della città, e in alcuni casi anche dal fuoco amico, indirizzato con sottile precisione da chi evidentemente aveva tutto l’interesse a fare dell’assessore Principe un “caso”. Il sindaco ha dovuto, suo malgrado, registrare la totale indifferenza ed un meschino silenzio rispetto al problema occorso all’assessore Principe, da parte di chi lo aveva accolto a braccia aperte nel partito in cui poi si è candidato (insieme ad altri “portatori d’acqua” che in quel momento facevano comodo, in considerazione delle risapute difficoltà di quel partito nel completare la lista dei 40), permettendo a quello stesso partito di rivendicare il vice-sindaco più altri due posti in Giunta (uno di questi, per l’appunto assegnato dal sindaco, su indicazione del partito stesso - o qualcuno ha la memoria corta? - a Claudio Principe), un presidente di municipalizzata e numerosi altri incarichi. Il sindaco Pepe, a differenza di qualcun altro, ha dimostrato di conoscere il significato delle parole “affetto” e “riconoscenza”. Ha dimostrato che prim’ancora delle dinamiche e delle opportunità politiche esiste il rispetto della persona. Il sindaco Pepe, dopo aver avocato a sé la tanto “ambita” delega ai Lavori Pubblici, fino ad oggi si è fatto in quattro, per tre mesi e mezzo, onde garantire alla cittadinanza l’espletamento e la fruizione dei servizi relativi a tale delega, con risultati eloquenti, tra l’altro sotto gli occhi di tutti. Lo stesso sindaco, dopo essere stato informato dallo stesso assessore Principe, della sua rinnovata disponibilità in seguito alla risoluzione - seppur parziale - del problema (come spiegato da Principe in una lettera indirizza al primo cittadino), ha poi semplicemente scelto di affidargli deleghe più leggere e senza dubbio rapportate alle sue attuali potenzialità in termini di impegno e reperibilità. La mancata discussione sul “caso” Principe, checché nei dicano i Soloni di turno (abituati a distorcere la realtà per la frustrazione di non poter più esercitare potere amministrativo), è frutto di una incontrovertibile constatazione: quel “caso” non è mai esistito e non vediamo come possa esistere ora che l’assessore è stato reinvestito di responsabilità attraverso nuove deleghe. A chi vede “nebbia” consigliamo un buon oculista, a chi parla di “debolezza politica della maggioranza” abbiamo già risposto con i numeri al momento delle votazioni in Consiglio, mentre chi paventa “fughe” farebbe bene a ricordarsi dei suoi continui ed irriguardosi “abbandoni” durante i lavori del Consiglio, su argomenti decisamente più importanti per il futuro della città rispetto al “caso” Principe. Un “caso”, mai veramente nato e montato ad arte da chi ha un bisogno disperato di dar fuoco a polveri ormai sempre più bagnate. Luigi Trusio -  Isidoro Fucci

16.11.07 ore 9:21 HOME

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