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ATTUALITA'
poi lo striscione :"Non vi votiamo più" -sintesi tra gli articoli pubblicati dai quotidiani di sinistra- Il popolo, spesso invisibile, dei precari scende in piazza per chiedere la costruzione di un nuovo orizzonte nel campo delle politiche per il lavoro. "Stop precarietà ora" è infatti il primo tassello di quella che deve diventare una grande vertenza nazionale in grado di provocare un'inversione di senso nei palazzi della politica. Lunga, lenta, pacifica, affollatissima. Densa di storie terribili e vere, insegnanti a mille euro al mese a cinquant'anni e studenti senza prospettive, laureati in filosofia maciullati nei call centre e famiglie senza casa, ex classe media colonna del Paese ridotta alla miseria e all'incertezza. Due ore per vederli sfilare tutti: centoventi minuti perché la prima faccia, la prima storia, lasci il posto all'ultima. Si è trattato di un corteo variopinto, una folla che canta" Bella ciao", che salta a ritmo ska, che intona "de tu querida presencia, comandante Che Guevara": bisogna tenere il conto, sarà cinico di fronte a un tale campionario di umanità sottopagata e avvilita ma per le cronache è cruciale. Tanti sono i senatori qui a manifestare contro il lavoro precario. Vediamo: Giorgio Mele, sinistra Ds, uno. Giovanni Russo Spena, Rifondazione, due. Manuela Palermi, Verdi Pdci, tre. Segue blocco di universitari "contro questa Finanziaria", dice lo slogan. Blocco di Cobas contro il ministro Damiano "amico dei padroni, vattene". Striscione: "Non vi abbiamo votati per questo". Poi Fernando Rossi, e sono quattro. Rossi, dissidente dei Comunisti italiani, gentilmente facilita il compito dei contabili: "Sono un senatore, questa Finanziaria non la voto", dice il suo cartello. Ecco. "Quindi che fa il governo, cade?", chiede uno con una bandiera della Fiom. "Ma no: qui manifestano, poi vedrai che in aula votano", risponde pratica la compagna alla sua destra, quella col giaccone verde. Di cosa si tratti è chiaro: "Un dubbio mi rode nel pancino/son precaria grazie a Tremonti o a Fassino?", dice una quarantenne sandwich. "Caro Marrazzo / lasciace 'sto palazzo", inneggiano i senza casa del Lazio contro il presidente della Regione guidata dall'Unione. "Ministro Damiano, il tuo conflitto di interessi si chiama Tripi", urlano i Cobas della Telecom da una Ka rossa mascherata da telefono ambulante: "Tripi è il padrone di Athesia, il call centre con tremila precari solo a Roma", spiega il volantino. Precari coi capelli bianchi, donne in età da pensione con le scarpe da ginnastica e le calze nere che chiedono una vecchiaia dignitosa, ragazzi senza prospettive ("precari oggi, camorristi domani", dice uno striscione campano), madri senza casa, padri senza lavoro. C'è molta Fiom-Cgil, i colori che hanno dominato la scena sono quelli delle bandiere della Fiom (2 treni e 120 bus, ma in realtà semplicemente tanta gente), "la Repubblica", l'aveva chiamata la "manifestazione dei Cobas". Quella del 4 novembre è stata la manifestazione dei giovani e giovanissimi, degli immigrati, degli studenti, dei lavoratori della Cgil, e sì, infine, anche dei Cobas. Ci sono i collettivi di precari che contestano la Cgil. Ci sono 13 camionette della polizia che aprono e 24 blindati che chiudono un corteo senza altri incidenti se non quelli della dialettica tra simili. Rifondazione, Arci, Unione inquilini, collettivi studenteschi. "Contro la precarietà Nuoro ribelle", una ventina a pugno chiuso. La Sem, sinistra euromediterranea. Anoubi Davossa già leader no global che conduce il carrozzino del figlio Antonio, 4 mesi, "qui alla sua terza manifestazione". Molti cani al guinzaglio, un cane con maglietta rossa del Che. Tir dei giovani comunisti con bar incorporato, una birra un euro. Striscione "Vogliamo il pane e anche le rose". Coordinamento immigrati di Bergamo, cartelli in arabo della Cgil, "Pescara senza padroni". Coro: da Roma fino a Oaxaca, due Tir di Action contro Veltroni: "Roma non è in vendita", "Bugiardi si nasce sindaci si diventa". Ancora senza casa. "Chiediamo un tetto ci date un ghetto". Madre padre e figlio decenne con accento lombardo all'angolo dei mercati di Traiano, Fori imperiali: la madre al figlio "guarda amore, guarda che bello striscione". Striscione: "Fate qualcosa di sinistra, assumeteci". Assistenti di volo Alitalia. Precari della sanità coperti da lenzuola e dipinti di bianco come fantasmi. Autobus blu del Sult. Lavoratori del traghetto sullo stretto di Messina. Tir-banca che distribuisce denaro. Tir comunista con dj alla consolle. Giovani con la scadenza disegnata in fronte come gli yogurt: 31/12/06. Lavoratore delle acciaierie Lucchini di Livorno "per abolire la legge 30". Altri arabi della Fiom. Striscione con foto di Matteo Valenti, apprendista della Mobiloil di Viareggio morto sul lavoro, la ditta ha patteggiato. Sbandieratori di bandiere rosse. Musicisti con bandoneon che cantano "noi siamo il palliativo di affaristi e finanzier, lo prendiamo sempre nel seder". Turisti americani che si uniscono ridendo al corteo. Giovane con cartello "no all'amore precario". Nel senso? "Nel senso che se non hai lavoro anche la vita sentimentale diventa una merda". Sottosegretario Sentinelli: "Chiedo al governo di cui faccio parte di agire in coerenza col programma elettorale". Striscioni sulla facciata di Sant'Agnese in Agone: "Gli abitanti della città di sotto non hanno governi amici". Franco Giordano, segretario di partito di governo: "Abbiamo vinto grazie al dialogo coi movimenti, non ce ne allontaniamo". Bandiera rossa a tutto volume dagli altoparlanti di piazza Navona. E' evidente che questa vertenza mette al centro la cancellazione di quelle leggi che hanno in questi anni esasperato ed estremizzato le forme della precarietà: la legge 30, la Riforma Moratti, la Bossi-Fini. Non agire politicamente per invertire questo dato nazionale, significa non vedere che le tanti e i tanti che sono scesi in piazza che hanno soprattutto un'appartenenza, diversa da una tessera di partito o sindacale. L'appartenenza alla precarietà. Anche e soprattutto loro, i precari, fanno parte del popolo dell'Unione che, con il voto dell'aprile scorso, ha chiesto un cambiamento. Riflettiamo un poco sulle cifre. Secondo i dati dell'Inps del 2005 (la fonte più attendibile) i lavoratori atipici, quelli iscritti alla Gestione separata nella posizione di dipendenti, sono più o meno un milione. Questi precari hanno intorno ai 35 anni, guadagnano meno di 800 euro al mese, oppure fra gli 800 e i 1000 e, dato fondamentale, sono per lo più dipendenti pubblici o di ex enti pubblici. In altre parole: il pubblico genera più precariato del privato. Tenuto conto di queste cifre la manifestazione è stata ragguardevole per dimensioni. Ma il mondo del precariato è ovviamente più vasto perché comprende chi lavora in nero, chi lavora con contratti da fame, il popolo delle partite Iva che in realtà svolge un lavoro da dipendenti. Ma non si può evitare anche qualche considerazione politica. Il grande assente della giornata è stata la Cgil. In un'inserzione su quotidiani di sinistra erano stati segnalati esponenti del Governo e della stessa Cgil, membri del comitato organizzatore della manifestazione, come fiancheggiatori della Confindustria. Alla Cgil era parso che non ci si fosse spesi sufficientemente in sua difesa e ha colto l'occasione per sfilarsi dal corteo. Per chi ha memoria storica, è comunque dagli anni Settanta che il più grande sindacato italiano viene accusato come fiancheggiatore di qualcosa e i suoi dirigenti minacciati. Alla luce dei fatti, una componente assai ridotta degli organizzatori, ha spinto la più grande organizzazione sindacale italiana a non partecipare e a dividersi pericolosamente al suo interno. Andrea Montani di "Lavoro e Società" sostiene la ricetta prescritta dalla Cgil che è quella di attaccare la precarietà soprattutto per via legislativa: scoraggiare il lavoro precario anche aumentando i contributi previdenziali per rendere meno favorevoli i contratti parasubordinati rispetto a quelli a tempo indeterminato, garantire una soglia di diritti per i precari, puntare alla razionalizzazione delle figure contrattuali. L'obiezione nasce spontanea : l'aumento dei contributi per gli atipici , adesso in finanziaria, significherà solo meno soldi in busta paga per i giovani senza garanzie sui salari ?? Questa idea di un aumento dei contributi previdenziali sul lavoro atipico sembra essere l'unica norma contenuta nell'odierna finanziaria per combattere il lavoro precario. I Cobas ed alcuni centri sociali si battono per la liberazione dal lavoro dipendente. Anche qui si tratta di una battaglia degli anni Settanta (quando c'era più lavoro), ma pone una questione importante che trova assai poco simpatia nel sindacato confederale: quella del reddito sociale e anche del salario minimo. La battaglia per la difesa del salario minimo (lo Smig che in Francia è pari a 1250 euro al mese) ha contrassegnato anche i conflitti nelle periferie parigine, e ha aperto anche la strada alla lotta vincente contro il Cpe (il contratto di primo impiego) che indeboliva le garanzie per i giovani fino a 26 anni. Il salario sociale, così come il reddito di disoccupazione, significherebbero l'ammissione che la nuova economia flessibile non garantisce una crescita continua e stabile dell'economia e che dunque bisogna fornire i cittadini di paracaduti e di strumenti di difesa. E' un'idea che però indebolisce i sindacati perché affida la difesa dei lavoratori a puri meccanismi legislativi e non al conflitto sul lavoro, restringe la possibilità di partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali. Intanto però i giovani italiani sono i meno garantiti d'Europa e dipendono interamente dal supporto di famiglie generose ma sempre più impoverite. Ci sarà ancora da manifestare e da ragionare sulla questione del precarietà, sul come ridare dignità e stimolo creativo al lavoro, ma è bene stare in piazza, nei luoghi di lavoro, così come è bene cestinare gli studi di Confindustria ed avere un poco più di fiducia nelle nostre capacità intellettuali. (6.11.06 ore 14:37) |
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