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Democrazia scolastica all'esordio: I decreti delegati, frutto di una contestazione

di Antonio Cimmino

I Decreti Delegati, frutto della lunga e forte contestazione sessantottina per l’avvento in Italia di una scuola pubblica democratica ove avessero voce in capitolo oltre ai dirigenti scolastici e ai docenti, anche i genitori degli alunni e a livello di scuola secondaria gli studenti stessi, finalmente partorirono la sofferta normativa per la nuova gestione della scuola di ogni ordine e grado. Gli Organi Collegiali Scolastici entrarono cioè trionfalmente in vigore. Eravamo verso la metà degli scorsi anni Settanta. Grande preoccupazione e incertezza tra gli “addetti ai lavori”; grande euforia tra i cosiddetti “genitori democratici”; indifferenza o al massimo curiosità in seno alle numerose famiglie degli alunni poco propense ai cambiamenti, ritenuti in genere sovvertitori pericolosi di compromissori equilibri già faticosamente raggiunti. Si giunse bene o male alla prima costituzione dei vari Organismi voluti dalla nuova normativa. I Dirigenti Scolastici percepirono ovviamente di essere i primi a finire nell’occhio del ciclone: i Decreti Delegati, senza ombra di dubbio, intendevano ridimensionarne drasticamente il ruolo. Ciò poteva essere più che giustificato nei non pochi casi in cui questi ultimi precedentemente operavano quasi fossero i padroni del vapore, facendo il bello ed il cattivo tempo. Necessitavano tuttavia adeguati “distinguo” che nel tempo avrebbero consentito la chiara definizione dei ruoli che viceversa, all’inizio, si presentarono farraginosi e contraddittori. Non è comunque questa l’occasione per discettarne. L’intento è, invece, quello di stigmatizzare la baldanza di tanti genitori eletti o elettori nell’ “assalto alla diligenza”. Per ammissione postuma di uno di loro, che per altro aveva ricoperto egregiamente il ruolo di presidente di un consiglio di Istituto , entrarono spesso nella scuola con l’intenzione di bastonare di santa ragione gli “addetti ai lavori”, rinchiusi a loro dire in un deleterio corporativismo. Nella gran confusione delle prime ore, nelle file del personale scolastico si contarono “morti” e “feriti”. Soprattutto tra quei dirigenti con elevata anzianità di servizio che si sentirono lesi nella loro professione (in verità, spesso legata più all’autoritarismo che all’autorevolezza) ed optarono per le dimissioni anticipate. I dirigenti meno anziani, vuoi per necessità logistica o maggiore duttilità generazionale, non si sottrassero al confronto. Uno di loro però affrontò il cambiamento in maniera stravagante. Dopo di aver assistito da spettatore interessato ai numerosi comizi elettorali delle varie liste di genitori che rivendicavano questo e rivendicavano quello, indisse una assemblea di tutti i candidati genitori ai quali avanzò una curiosa proposta: perché non bruciare i tempi e verificare -ipso facto- la capacità di rappresentanza dei genitori, avvalendosi della competenza professionale del dirigente scolastico? Propose, insomma, che fosse lui a scegliere, in fase sperimentale, i genitori più idonei a far parte del costituendo Consiglio di Istituto. La proposta suscitò una notevole perplessità, ma venne comunque accettata. A quel punto il dirigente sornione invitò tutti i presenti che prima di venire all’assemblea avevano lavato il viso e le mani ad alzarsi in piedi. Ad essi chiese di rimanere in piedi se oltre al viso e alle mani avevano lavato anche i piedi. Il gruppo ovviamente si ridusse. Ai restanti chiese di restare in piedi se avevano provveduto ad usare anche il bidè. I pochi superstiti li dichiarò eletti. Allo stupore generale per siffatta incomprensibile procedura, finì per confessare pubblicamente e con sarcasmo: “I Decreti Delegati hanno sancito che noi dirigenti scolastici ai genitori eletti dobbiamo leccare il sedere. Ebbene, io pretendo che almeno lo abbiano pulito”. antoniocimmino2@tiscali.it

10.2.06 ore 06:13

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