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APPROFONDIMENTI
L'acqua: la risorsa acqua sancita quale
proprietà pubblica. Una discussione da fare, da capire, da applicare.
di Raffaele Pirozzi
L'Italia
è fra i paesi con la legislazione più avanzata. Infatti è fra pochi,
anche in Europa, in cui la risorsa acqua è sancita quale proprietà
pubblica. Tale concetto è ribadito anche nelle leggi finanziarie e
contabili, laddove persino gli impianti e le reti sono di proprietà
inalienabile degli Enti Locali. Vieppiù tale considerazione viene
rafforzata con il veto di riportare il valore degli impianti e delle reti
nei Bilanci patrimoniali. Pertanto chi parla di privatizzazione dell'acqua
non conosce quello che è avvenuto in materia nel corso di questi anni. La
legge fondamentale di riordino è la Galli (36/94) che ha, fra gli altri,
l'obiettivo di superare la frammentazione delle gestioni (all'epoca oltre
8.000 gestori in Italia) e di assicurare un servizio idrico integrato
(acqua potabile, fogne e depurazione) più efficiente, più economico,
più rispondente alle esigenze dei cittadini, più efficace nella tutela
di una risorsa non inesauribile e dell'ambiente. .La Regione Campania con
la Legge. 14/97 ha legiferato in tal senso, con la suddivisione della
Campania in 4 parti e con la costituzione dei rispettivi ATO (Ambito
Territoriale Ottimale). Agli ATO sono delegate le competenze previste
dalla legge sul servizio idrico integrato: Piano d'Ambito con la
ricognizione ed il censimento dell'esistente in quanto a gestioni ed
impianti e reti, progetto per la manutenzione e miglioramento degli
stessi, progetto per la realizzazione di nuove opere per fornire l'acqua,
assicurare le fogne a tutti i cittadini e depurare tutte le acque reflue
per un loro eventuale riutilizzo industriale e/o agricolo e per
tutelare l'ambiente a cominciare dal mare; stabilire la tariffa del
servizio idrico integrato; controllo sull'attuazione del Piano d'Ambito e
sul soggetto gestore del servizio; individuazione di detto soggetto
gestore.L'ATO 2, ha deciso l'affidamento ad una costituenda società mista
che prevede la partecipazione dell'ATO, e quindi di tutti i Comuni al 60%
ed il restante 40% al socio privato da selezionare con gara. Tutta la
discussione che da circa un anno ha assunto caratteristiche che, negli
ultimi tempi, ne hanno fatto un caso nazionale, è afferente alla scelta
effettuata dall'ATO 2 Napoli Volturno. Tale scelta, perfettamente
legittima, così come sentenziato ripetutamente dal TAR della Campania, è
scaturita da: la maggioranza dei comuni consorziati ha innanzitutto
escluso la possibilità di ricorrere all'affidamento diretto a società a
totale capitale pubblico perchè sul territorio di competenza non esiste
alcuna azienda che abbia le caratteristiche previste dalla legge (le
uniche esistenti, ARIN di Napoli, CTL di Caserta, l'EVI di Ischia, sono
carenti dei requisiti essenziali sia perchè non hanno la completa
esperienza in tutte le attività del servizio idrico integrato, sia
soprattutto perchè non sono sottoposte al controllo diretto di tutti i
Comuni); la maggioranza dei Comuni ha escluso anche la possibilità
dell'affidamento al vincitore della gara perchè contraria ad una gestione
interamente nelle mani di un privato, eventualmente anche non italiano,
sulla base della considerazione che un privato renderebbe più
difficilmente compatibile il proprio interesse con quelli della
cittadinanza mediante le possibile scelte operative e l'individuazione di
diverse priorità;La scelta dell'ATO 2 è quella su cui si è determinata
la discussione promossa da padre Alex Zanotelli, dai No Global,
Rifondazione e Comunisti Italiani. Le posizioni dei promotori, seppur
legittime in via di principio, risultano difficilmente condivisibili in
via realistica. Innanzitutto, a monte deve essere fatta una
considerazione: l'approccio al problema può/deve essere ideologica?
Ideologicamente, ovvero suggestivamente, un gestore di proprietà
interamente pubblica sarebbe da preferire, perchè incontrovertibilmente
dovrebbe perseguire solo l'interesse pubblico ovvero dei cittadini. Ma
nella realtà tale scelta, per essere concreta necessiterebbe di nuove
leggi, perchè per l'aspetto economico finanziario collegato
indissolubilmente ai costi di gestione, occorrerebbe che le risorse
economiche siano messe a disposizione dagli Enti Locali o dallo Stato.
Occorrerebbe, cioè, una legge che riconoscendo non solo la proprietà
pubblica della risorsa acqua e degli impianti e delle reti del servizio,
sancisca la proprietà pubblica anche del gestore, e consequenzialmente
assicurasse le risorse economiche per il suo funzionamento. Ovvero una
sorta di nazionalizzazione o di regionalizzazione della gestione come
avvenne per l'ENEL agli inizi degli anni '60. Nell'attuale situazione
economica dello Stato e/o degli Enti Locali ciò appare evidentemente
impercorribile, stante la necessità di ingentissime risorse finanziarie.
Ancora, nell'attualità, la possibilità per l'ATO di farsi carico
direttamente dei costi di gestione è assolutamente improponibile perchè
tali costi sarebbero direttamente a carico di tutti i Comuni consorziati
che , come è noto, sono tutti o quasi, più o meno sull'orlo del
dissesto, specialmente in una fase segnata dai tagli dei trasferimenti
agli Enti Locali da parte dello Stato. Ed ancora come si può immaginare
un servizio così ampio territorialmente, così complesso e delicato
operativamente, affidato ad una gestione che dovrebbe essere sottoposta ai
meccanismi di funzionamento ed al controllo diretto dei ben 136 comuni che
compongono l'ATO? Chiunque abbia un minimo di conoscenza di questi
procedimenti, immediatamente valuta irrealistica tale proposta. La scelta
della società mista, oltre che pienamente legittima, può essere, invece,
considerata l'unica attualmente realizzabile. Infatti, le risorse
economiche sarebbero, sostanzialmente a carico del socio privato,
interessatissimo non a rivalersi sul sistema tariffario, che per quanto
ritoccato ha dei limiti fissati per legge nazionalmente oltre che essere
di esclusiva competenze dell'ATO, ma sui cospicui finanziamenti europei
previsti per il settore, che con il margine del profitto di impresa e con
gli opportuni appostamenti di bilancio, troverà sufficienti margini di
remunerazione del capitale investito. A tal fine va detto che gli stessi
oneri economici della società ricadenti sul 60% della proprietà pubblica
della società sono interamente compensati dl canone di concessione
fissato dall'ATO stesso. Ma deve essere ancora considerato che se non si
realizza questa scelta, appare del tutto utopistico, risolvere il problema
che vede ancora migliaia di famiglie approvviggionarsi di acqua potabile
da pozzi privati, spesso di antiquata fattura e di non verificata qualità
dell'acqua prelevata, ovvero di erogazione per fasce orarie, a giorni
alterni nei periodi estivi o in quelli siccitosi; il problema che vede la
maggior parte del territorio sfornito del tutto o spesso largamente
insufficiente sistema fognario; per non parlare della depurazione,
praticamente o del tutto inesistente o di vetusta costruzione tale da non
rispettare i parametri fissati dalla Legge. Ed ancora, bisogna prendere
atto, che il ritardo registrato nell'applicazione attuativa della legge
Galli nell'ATO 2 ha già determinato la perdita di finanziamenti europei
per centinaia di milioni di euro.
* Raffaele Pirozzi
Ex-Segretario regionale CGIL Campania
27.12.05 ore 8:56
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