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di Nunziante Minichiello Grande arte la comunicazione, che apre gli occhi alle persone e si pone a base dello svolgimento della vita associativa, pur rimanendo formalmente lontana dal potere politico e da altri poteri. Libertà di pensiero e libertà di manifestarlo, ma solo al servizio della verità. La comunicazione, come tutte le arti ed i mestieri, può essere indirizzata al bene ed è nobile e può essere attratta da certi vantaggi e diviene dannosa per la cittadinanza ed indecorosa per se stessa. Certo è che la comunicazione è il braccio informante della sovranità popolare, cioè fornisce al popolo sovrano le notizie esatte, utili per emettere giudizi politici ed avviare provvedimenti relativi. Insomma il popolo sovrano, servendosi dei mezzi di comunicazione, opera la sua costante vigilanza ed emette il suo severo giudizio su tutti i fatti che lo riguardano e provvede, ove necessario, a rimettere a posto le cose. Compito nobile ed essenziale dunque quello della comunicazione, che però deve rimanere gelosa custode della propria autonomia e perennemente pronta a difendere la propria libertà. Bisogna trovare rimedio al fatto che come cento lavoratori non fanno un imprenditore così cento giornalisti non fanno un editore. Indirizzo, formazione, educazione da una parte e rotazione delle funzioni dall’altra possono risolvere il problema, che è più grosso e più importante di quello che sembra a prima vista. Esso in effetti investe la partecipazione di tutti alla vita associativa della cittadinanza e quindi a tutte le manifestazioni politiche, culturali, produttive o ricreative. Le regole attualmente in vigore sono regole conservatrici, conservatrici di privilegi e predominio, le quali vanno sostituite con regole umanitarie ed umanistiche, che, cioè, si riferiscono alla centralità del cittadino ed alla parità degli uomini, i quali, uguali concettualmente, sono in pratica diversi per razze, religioni, credi politici, funzioni, fortune, ecc. proprio per rispondere ed interpretare la varietà dell’umanità, che non è figlia di una catena di montaggio di prodotti di serie sempre uguali ed intercambiabili. Allora al primo articolo di ogni costituzione o statuto porre, ad esempio: lo stato si pone il fine di far progredire tutti i cittadini, in modo che ognuno di essi possa ricoprire qualsiasi funzione di esso o la società o l’associazione si propone di realizzare le proprie finalità utilizzando le capacità dei soci o degli associati, alla elevazione delle quali si riconosce primario impegno. In entrambi i casi le cariche e gli incarichi hanno durata annuale e non sono ripetibili. Solo così ci sarà adesione, partecipazione e parità. E’ compito insomma della comunicazione smaliziare le persone e denunciare le sottigliezze dell’inganno e le attrazioni della ipocrisia. (13.12.05 ore 15:19) |
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