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Le Vittime di una società debole e corrotta. I minori, prima deviati poi condannati.

di Nunziante Minichiello

Tutte le forme di sopraffazione e di violenza, molto spesso armata, derivano dal non aver potuto, saputo o voluto inculcare nelle mature esistenze e meno ancora nelle giovani esistenze libertà propria e libertà degli altri; rispetto di sé e rispetto degli altri. Quindi i più deboli ed i meno dotati continuano solitamente a fare le spese della violenza e della prepotenza, non sempre vistose, dei più forti e dei più furbi, i quali ultimi costituiscono talora l’orgoglio della famiglia. La realtà, che si è venuta creando e si continua ad incrementare, è fondata sull’affermazione, cioè sul successo, sul predominio, sul primato e soprattutto sulla ricchezza che partono dall’incontro, continuano nel confronto e non raramente sconfinano nello scontro, in ogni aspetto della vita concreta, nell’arte come nella tecnica, nella politica come nel lavoro, ipocrisia a parte, senza mezzi termini e senza esclusioni di colpi, con buona pace di regole scritte, di buoni intendimenti e di buoni sentimenti. Non dovrebbe essere difficile per i tanti specialisti risalire ad origine, ragione ed esempio che hanno portato e portano alla violenza pura e semplice che anima tanta umanità e ad individuare i maestri, i tirtei, i divulgatori, i sostenitori ed anche i beneficiari di certi fenomeni, che solo quando creano scandalo, danno e morte, vengono presi in considerazione. I giovani sono i figli naturali di una società che è violenta, che ama la violenza e che s’appassiona di più quando la violenza è tragica. Si abbia rispetto dell’umanità da che nasce e si continui ad averne rispetto mentre cresce ed ognuno finisca per avere nel proprio DNA il rispetto del prossimo. Manifestazioni di condanna e di dolore senza conseguenze concrete servono a poco, se non addirittura a confondersi con ordinaria ipocrisia. Marce, fiaccolate, associazioni, fondazioni ed iniziative senza fine sono servite solo a consegnare ai giovani questo mondo, in cui loro giovani applicano l’insegnamento ricevuto e seguono l’esempio diffuso, rischiando di gravarsi di tanti torti, magari per un solo torto commesso. Questa società, per non essere ferina, non ha da fare altro che ritornare ai principi che l’allontanarono dalla barbarie e l’avviarono alla civiltà, i tante volte citati: honeste vivere, neminem laedere, cuique suum tribuere. Intanto non siano i minori oggetto e strumento della furbizia degli adulti, che approfittano della ingenuità dei fanciulli soprattutto per praticare plagio e realizzare affari colossali come quelli che derivano dalla pubblicità, dalle mode, dall’armamentario scolastico, dai libri, dalla letteratura, dagli spettacoli e dagli alimenti, che minano lo spirito e la salute. (9.12.05 ore 6:33)

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