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La Mia Scuola: Preparazione curata da maestri esperti e motivati in un campo d’azione favorevole all’affermazione delle doti individuali tese alla valorizzazione del collettivo. 

di Nunziante Minichiello

La scuola che ritengo attuale è un’unica scuola, obbligatoria per tutti, immigrati compresi, che termina col liceo classico. Liceo classico aperto a tutti gli aspetti della vita, dello scibile e della tecnica. Non si tratta di appesantire o, peggio, di stravolgere il liceo classico, che comunque non può rimanere avulso dalla realtà che lo circonda, se mai di alleggerirlo, renderlo più interessante, più aderente alla necessità di agganciare il passato al presente, con un campo, ripeto, di interesse universale che spazia dalla cultura umanistica alla conoscenza scientifica ed alla applicazione tecnologica. Per la vita pratica i vantaggi sono tanti se non ci si scandalizza di sapere che anche un ottimo quadrista elettrico od un saldatore provetto od un contadino esperto od un commerciante affermato od un noto ristoratore od un perfetto usciere od anche un solerte netturbino conosca il latino, cioè abbia il diploma di maturità classica. Il primo risultato concreto ed evidente è la parità culturale dei cittadini, che quindi possono godere le altre parità o per lo meno di accorciare notevolmente certe distanze che sono ancora incolmabili, con buona pace dei tanti sacri ed intangibili principi. Non meno importante è il fatto che, col liceo classico di questo tipo, la società può beneficiare di qualifiche tutte di alto livello e che i giovani, una volta diplomati, non saranno più chiusi nel vicolo cieco, cui li destina l’attuale sistema scolastico, ma si vedranno aperte tutte le vie percorse delle varie specializzazioni e si avvieranno ad esercitare una qualsiasi attività lavorativa, certi che dopo qualche mese di esperienza sul campo non saranno da meno dei migliori, o continueranno gli studi per più alta specializzazione. Le aziende si avvantaggeranno del fattore umano, che è in condizione di raggiungere qualsiasi livello in qualsiasi settore, come, ad esempio, già avviene nella stessa scuola, nella quale oggi l’insegnante può aspirare a diventare preside e più e questo domani sarà possibile normalmente anche al bidello. Se non ci saranno interessi corporativi e preclusioni conservatrici la scuola, coniugando insegnamenti teorici con attività pratiche, avrà l’onore, il merito ed il conseguente riconoscimento anche pratico, di preparare cittadini come li vuole il terzo millennio; le famiglie sapranno di poter vedere al lavoro i propri figli senza pellegrinaggi; lo stato sarà sicuro di riavere, dalla maggiore e migliore produttività, l’investimento scolastico con sostanziosi interessi. In pratica: per gli insegnanti si tratta di avere nello stesso istituto più colleghi, per l’aumento delle materie di insegnamento, con i quali dialogare ed armonizzarsi; gli istituti restano dove stanno ed eventualmente aggiornati ed ampliati in conseguenza del nuovo indirizzo e con un maggior numero di addetti; gli alunni non saranno aggravati da inutili nozioni, ma impareranno con piacere argomenti e tecniche utili per la vita e nella vita, nella qualità e nella quantità, che l’esperienza e le esigenze suggeriranno. Si sarà al passo coi tempi; la scuola sarà amata sin dall’inizio, la ricerca proficua, la società sarà rasserenata dalla fiducia nei singoli e nella comunità. Facile, col possibile di ognuno e l’impegno di tutti, realizzare una preparazione curata da maestri esperti e motivati in un campo d’azione favorevole alla affermazione delle doti individuali tese alla valorizzazione del collettivo. Facile se qualche tornaconto è annullato dall’interesse collettivo, nel quale deve trovare ovviamente soddisfazione anche l’esigenza del singolo. Facile se la scuola evidenzia i suoi pregi e le sue carenze col fine di avere solo pregi. Facile se alla scuola la politica porrà da risolvere con urgenza il tema della formazione del cittadino di ingegno multiforme che la società moderna esige. Facile se la scuola è in grado od è capace di mettersi in condizione di affrontare il problema e di comunicarne presto il programma alla politica. Facile se missione è la scuola e missione è la politica: l’una, scuola non politicizzata, col compito di preparare professionalità da avviare al più presto nei vari settori, politica compresa, e l’altra, sensibile alle esigenze della comunità, si pone il fine di utilizzare al meglio quelle professionalità per rispondere al meglio a quelle esigenze. In conclusione facile se il riferimento è il bene della società, nella quale nessuno può essere trascurato e nessuno può essere isolato, e la quale società sarà costituita da tutti liberi e da tutti capaci. (4.11.05 ore 14:22)

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