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di Maria Ianniciello Nella mia rubrica ho tentato, per quanto mi è stato possibile, di far capire che la nostra mente necessita di attenzioni quanto il nostro fisico. I disturbi del comportamento alimentare rendono chi ne soffre schiavo di rituali insostenibili, che, spesso, spingono il malato al suicidio. Seneca, da autentico stoico, vede nel suicidio la liberazione e l’annullamento da ciò che rende schiavo l’uomo. Secondo l’Istat in Italia si registrano tra gli uomini 9 casi di suicidio ogni 100.000 abitanti, mentre tra le donne 2,6 . In pratica in Italia si verificano circa 4000 suicidi all’anno, con tassi più alti tra gli over 65. Inoltre nella nostra penisola l’8% di tutti i decessi tra i ragazzi, nella fascia di età 14/25 anni, è determinato dal suicidio. Nell’ambito del Meridione alla provincia di Avellino, insieme a quella di Potenza, spetta questo tragico primato. La provincia di Avellino si piazza al primo posto con 7 suicidi ogni 100.000 abitanti. La percentuale è più elevata tra la popolazione dell’Alta Irpinia. Napoli è penultima nella graduatoria. Tali dati sono alquanto indicativi, in quanto credo che siano lo specchio della situazione sociale ed economica in cui attualmente versa la nostra provincia. Ognuno di noi percepisce la realtà in base alla propria sensibilità, alle proprie esperienze, alla condizione socio-economica in cui si trova. In un mondo in cui l’essere viene annullato dall’apparire non c’è spazio per un individuo sensibile ed altruista, né tanto meno per chi ha una visione introspettiva dell’esistenza. Nel Misantropo Molière descrive la condizione di chi poco si adatta al conformismo, creato ad arte da coloro che detengono il potere. Il misantropo Alceste decide di combattere l’ipocrisia vivendo come un eremita. Il suicida è un misantropo che non riesce ad adeguarsi a schemi sociali rigidi e precostituiti. E’ colui che vorrebbe abbassare la maschera pirandelliana per esibire il vero volto, ma non trova il coraggio di farlo. Purtroppo nella nostra provincia, più che in altre zone, aleggia l’ipocrisia e le masse meno abbienti sono le vittime di un sistema basato sul “lecchinaggio”, sul clientelismo…sul nepotismo. Il suicida non compie questo gesto estremo per follia, ma perché il sistema lo ha indotto a farlo. Le aspettative troppo alte, una società poco propensa all’ascolto sono la causa della depressione, che spinge al suicidio i soggetti più fragili. Da un’ indagine- condotta in Irpinia- risulta che poche persone sono disposte a rivolgersi allo psicologo, perché questo ultimo per molti è ancora considerato il medico dei “pazzi”. L’Alta Irpinia potrebbe essere definita una zona a recente sviluppo. Credo che in questa area le usanze di un tempo si scontrino con i bisogni odierni; cioè l’individuo, soprattutto l’adolescente, vorrebbe evadere da una realtà intrisa di pettegolezzi, di usi ormai tramontati. Questo suscita in lui una sorta di dissidio interiore, che potrebbe generare insoddisfazione nel soggetto in questione e di conseguenza invogliarlo al suicidio. Alla luce di quanto detto suppongo che per debellare questa piaga sociale è di fondamentale importanza educare le persone alla comprensione in modo da abbattere le barriere del pregiudizio. (21.4.07 ore 01:06) |
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