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APPROFONDIMENTI Di seguito un messaggio di Katia Dati, una lettrice di Salerno. Ringrazio Katia per i suoi nobili pensieri. Mi auguro che la sua testimonianza riesca ad infondere speranza a quanti soffrono di quello che lei definisce il “male dell’anima”. Maria Ianniciello Anoressia: il male dell’anima Quando il proprio corpo diventa un odiato nemico “Un corpo odiato, vissuto come deforme; un corpo da distruggere, assottigliare, offendere, annullare. Un corpo erroneamente percepito, che diviene il bersaglio d’ogni insoddisfazione e senso di colpa. Un corpo che diviene lo strumento di comunicazione di ogni sofferto disagio e di ogni paralizzante bisogno d’attenzione mai dichiarato, mai chiesto, ma sempre agognato nel silenzio” (Tiziana Grassi, sociologa). Questo il pensiero di molti adolescenti di tutto il mondo. Reso forse con troppa crudezza? No, affatto. Purtroppo sono i dati statistici a confermarlo: due ragazzi su tre soffrono di disturbi alimentari; Un ragazzo su tre che soffre di anoressia o di bulimia muore. È la giovane età dei malati che ci rende ancor più tristi: l’età media in cui ci si ammala è quella compresa tra i 14 e 18 anni. Giovani vite spezzate per che cosa? Ce lo siamo mai chiesti? Immagino di sì e temo che la maggior parte delle volte ci siamo dati delle risposte troppo banali del tipo: “È colpa delle modelle della tv, troppo magre” oppure “è colpa di queste diete fai da te, che fanno solo male” ecc. ecc. Ma purtroppo temo che la realtà sia ben diversa da quella che immaginiamo. Il problema è che tendiamo a nasconderci dietro realtà “comode” perché è più facile ignorare le richieste d’aiuto di chi ci circonda. È molto più semplice girare la testa dall’altra parte e far finta che tutto vada bene. Anche se non è così. Quello che di seguito leggerete, di sicuro non è la soluzione del problema, ma un contributo alla sua comprensione. L’anoressia viene riconosciuta come malattia psico-fisica nel 1869, quando il dottor Richard Norton, analizzandone i sintomi (estrema magrezza, forte paura di ingrassare anche in presenza di un evidente sottopeso, una preoccupazione estrema per l’aspetto fisico, rifiuto di ammettere le proprie gravi condizioni) affermò che l’anoressia è una malattia della mente più che del corpo. Oggi più di ieri questo è il vero problema di chi soffre di questo male: l’anima. Ma qual è il meccanismo che s’innesca nella mente dei malati nel momento in cui cominciano a non stare più bene? La causa scatenante è il bisogno di essere accettati dagli altri. Si comincia col pensare che per essere integrati si debba aderire ad uno stereotipo: avere l’ultima felpa di tendenza, i jeans più trendy e così via. Senza criminalizzare i patiti del fashion, ci chiediamo se questo eccessivo culto dell’immagine non nasconda qualcosa di più profondo. Il vero problema non è solo l’abbigliamento o il “rapporto con la bilancia”. Ho avuto modo di parlare con una ragazza che è riuscita a guarire. Credo che raccontare il dramma di chi effettivamente ha sofferto, valga molto di più di ogni possibile riflessione oggettiva: “Inizialmente non mangiavo per farmi notare dai miei genitori che spesso litigavano, pur avendo una fame tremenda. Quando ho saputo che stavano per separarsi ho iniziato a provocarmi il vomito. Credevo, speravo che vedendo la loro unica figlia malata avrebbero focalizzato l’attenzione su di me, dimenticando le loro incomprensioni. Invece sono rimasta sempre più sola. Credo che fu allora che mi ammalai veramente: quando cominciai a credere di non essere buona a nulla, neppure a salvare il matrimonio dei miei genitori”. Ecco quello a cui si riferisce la dottoressa Grassi. Noi, gli altri, siamo la vera causa del problema: dovremmo imparare ad ascoltare di più le urla sorde delle persone che soffrono e soprattutto capire perché si innescano determinati meccanismi nella loro mente. Alla base di tutto c’è sicuramente una mancata conoscenza di Dio. Le persone malate, dietro al sogno della perfezione del loro corpo, nascondono la voglia di vivere una vita soddisfacente. Noi però sappiamo che si può vivere una vita appagante solo con Cristo; non basta essere magri e accettati dalla società. Bisogna avere Cristo come guida della nostra vita, bisogna chiedere solo a Lui di aiutarci a trovare il vero senso della nostra esistenza. Solo così potremo essere veramente felici. Noi come figli di Dio abbiamo una grande responsabilità: riuscire a far capire alle persone che Dio le ama. Il nostro compito è ancora maggiore verso chi soffre. Concludo con un invito rivolto a tutte quelle persone che vorranno riceverlo: “dimostrate la stessa misericordia che vi è stata usata”. Dio, nella sua infinita bontà, ha ascoltato le nostre grida di dolore donandoci amore e speranza. Andiamo da tutte le persone che soffrono - di anoressia certo, ma di qualsiasi altra malattia e non solo fisica - e annunciamo loro la buona notizia: Dio le ama, così come sono! Katia Dati 22.1.07 ore 18:13 |
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