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APPROFONDIMENTI
In provincia di Avellino non esistono
centri specializzati per la cura dei disturbi del comportamento
alimentare. I malati si ritrovano spesso senza alcun supporto.
di Maria Ianniciello
I
preconcetti sui disturbi del comportamento alimentare costringono i malati
a chiudersi in uno stato di isolamento e frustrazione, che se non compresi
portano addirittura al suicidio. I casi di disturbi alimentari sono
notevolmente aumentati anche in Irpinia, ma- diversamente da altre zone-
poco si fa per aiutare queste persone a guarire. Da una prima indagine si
evince che nella provincia di Avellino non vi è alcun centro
specializzato e gli ospedali non hanno personale adeguato per supportare i
malati. I consultori sono poco funzionanti, inefficienti e rientrano in
quella schiera di “facciate” che le istituzione organizzano per
mettere a tacere la propria coscienza. Il personale di alcuni consultori
della provincia di Avellino sostiene di non aver mai avuto contatti con
bulimici o anoressici. Nessuno si affida ai consultori. Perché? Per paura
di essere giudicati o per l’insensibilità e la poca professionalità
dei medici? Questi soggetti e le rispettive famiglie, che spesso vivono in
zone a bassa densità demografica, dove ognuno conosce la storia
individuale dei propri concittadini, temono di essere additati…giudicati…se
non addirittura condannati. Perciò la via del silenzio sembra l’unica
percorribile. Il 7 luglio 2006, presso la sede centrale dell’ASL
Avellino 1 di Ariano Irpino, è stato organizzato un corso su “I
disturbi del comportamento alimentare: dalla diagnosi precoce al
trattamento.” Il corso è stato tenuto da esperti di fama nazionale e da
docenti del “Centro Pilota Regionale sui Disturbi Alimentari”. Questo
è un primo e tiepido passo verso la comprensione di una problematica che
purtroppo sta interessando una fetta sempre più cospicua della
popolazione italiana e più in generale dell’Occidente. Non basta,
però, organizzare convegni e corsi di formazione. E’ indispensabile
informare e sensibilizzare le famiglie, mediante l’attivazione sul
territorio di centri specializzati e uffici di informazione. In Campania l’unica
struttura attiva si trova presso il Secondo Policlinico di Napoli. Per un
malato chiedere aiuto è difficile, ma non impossibile. Il soggetto in
questione deve capire di non essere solo e, soprattutto, deve prendere
coscienza che il suo male può e deve essere sconfitto. I consultori
dovrebbero saper indirizzare i malati verso i centri più vicini e
soprattutto dovrebbero essere in grado di spiegare loro che le malattie a
carattere psicologico sono invalidanti quanto quelle organiche. L’ammalato
deve imparare a non provare vergogna del suo “male”. (11.7.06 ore
19:54)
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