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APPROFONDIMENTI
Cerreto Sannita (BN). Lavori di
ristrutturazione della suggestiva Piazza San Martino. L'intervento del
progettista Lorenzo Morone.
“…Costruita
attraverso lenta stratificazione e continua modificazione nel corso dei
secoli,o realizzata di getto per volontà di principi o di governi, come
nel caso di Cerreto Sannita, la piazza della città storica è il luogo
privilegiato ove la comunità, nel corso del tempo, praticando commerci o
svolgendo funzioni o eseguendo sentenze o dando vita a manifestazioni,
celebrando i suoi riti o inseguendo i suoi miti, ha perseguito il suo
disegno e realizzato il suo destino. La piazza è comunque e dappertutto
lo spazio privilegiato, il luogo dell’incontro e dello scambio, dove
cultura e storia, simboli e tradizioni, rivivono quotidianamente in una
forma armonica la cui essenza è di sicurezza e di felicità che una
città deve saper offrire ai suoi abitanti. San Martino è la tipica “piazza
sagrato”, è cioè una sorta di traslazione verso l’esterno delle
attività religiose, il luogo in cui attraverso una attenta progettazione
scenografica, in sintonia con le ricerche prospettiche rinascimentali, si
esalta la verticalità della facciata, la spinta verso l’alto, l’elevazione
al cielo. Un solo edificio dominante, la Chiesa, occupa un intero lato,
mentre splendide “case palaziate”, facevano da cornice al quadro della
piazza. Dico “facevano” in quanto la scenografica bellezza tipicamente
barocca della piazza fu purtroppo violentata dalle strade, dai muri,
realizzati negli anni 80, e dai filari di piante, realizzati a partire dal
900, che hanno separato “il quadro”(la piazza) dalla “cornice “(i
palazzi), ribaltando completamente il concetto spaziale stesso della
piazza il cui edificio dominante è godibile solo dal centro della piazza
stessa con una cornice verde che ha di fatto sostituito la cornice
naturale dei palazzi. E’ pur vero , come dice Camillo Sitte nel suo
volume L’arte di costruire la città, che la piazza deve essere chiusa
“…uno spazio libero non diventa piazza che quando appare
effettivamente chiuso..”, ma a Cerreto si è equivocato recintando
innaturalmente con muri e filari di piante uno spazio che aveva nella
Chiesa di San Martino il fondale e nelle “case palaziate” la chiusura
naturale. Per il recupero di Piazza San Martino non c’è nulla da
inventare. Si tratta solo di favorire e assecondare la naturale vocazione
a cui la destinò il progettista, in continuità con il patrimonio
architettonico esistente, anche e soprattutto attraverso la semplice
eliminazione della suddivisione tra lo spazio dedicato alle auto e quello
dedicato ai pedoni. La piazza non è uno spartitraffico, né un campo di
calcetto, funzioni sicuramente incompatibili con le altre citate prima. L’intervento
ideale sarebbe la riconquista totale dello spazio da parte dei pedoni
anche perché, per come è fatta Cerreto, sarebbe estremamente semplice
studiare soluzioni di traffico alternative. Ma i tempi non sono forse
ancora maturi. Ma visto che i tempi non sono maturi per la
pedonalizzazione almeno del cuore del Centro Storico, come avviene in
tutte le zone d’Italia che poi ci piacciono e frequentiamo quando
andiamo in giro, c’è la possibilità di un intervento che mitighi l’effetto
cortina di muri e piante e che renda più aperto l’hortus conclusus
interno, lasciando aperta la porta ad una continuazione dell’intervento
che includa anche le strade laterali. Ed e’ questa la strada percorsa
che, senza alterare di molto i livelli planimetrici consolidatisi nel
tempo, ma con piccoli ritagli dei muri e delle piante e una pavimentazione
unica e discreta, rende lo spazio più unitario e godibile anche nella
parte centrale, ora strada, in modo tale da consentire sia l’utilizzo
unico della piazza, sia l’uso veicolare, se indispensabile.(…quindi è
la piazza che può diventare, all’occasione, strada, e NON viceversa!)…”
Le considerazioni di cui innanzi fanno parte di quella relazione tecnica
allegata al Progetto di recupero di Piazza S.Martino che, pensavo, venisse
letta nel corso della “atipica” assemblea popolare del 9 giugno ove la
Piazza veniva “battezzata” avendo dimenticato, però, di invitarne i
genitori: L’ing. Franco Barile, il geom. Maurizio Genito e il
sottoscritto. Capita: mater sempre certa est, pater… L’equivoca
illustrazione del progetto “immodificabile, ma da modificare a tutti i
costi” è continuata poi sulla stampa: “Voglio tranquillizzare i
cittadini – dichiara il sindaco sul Sannio del 24.06 -. Nella fase
progettuale sono stati tenuti all’oscuro( NON vero: nel 2003 il
progetto, completo di relazione e documentazione fotografica, fu esposto
al pubblico per tre mesi), per cui sono giustamente preoccupati. Si va a
mettere mano nella piazza più rappresentativa della cittadina con il
rischio di stravolgerne il suo uso”… L’invito alla calma scaturiva
evidentemente dalla memoria dello scampato pericolo degli anni passati,
quando si è tentato di stravolgere la piazza dividendola in due per
inserirvi, al centro, un canale che andava dalle scale di Bartolomeo
Tritta alla fontana dei Delfini, sulla scia dello stravolgimento che si
stava facendo nel chiostro: tante stanze e pavimenti in marmo e...pietra
lavica. Tale ipotesi non mi fece dormire, è vero, ma mi ha fatto
riflettere. Da modesto architetto di paese “…dalle competenze tutte da
dimostrare…”, ho solo pensato, con i validi colleghi, ad una
pavimentazione discreta, tono su tono, realizzata con i nostri materiali:
il brecciato, il cotto e un pò di ceramica realizzata su refrattario,
quindi né geliva né sdrucciolevole, rappresentativa dei siti ceramici
italiani, una sorta di passeggiata attraverso le 32 città della ceramica.
Il brecciato, pietra calcarea decisamente più scura dell’abusato,
estraneo “perlato di Cassino”, trattato superficialmente in modo
diverso (scalpellato, bocciardato o levigato), ridarà l’originario
colore bianco-sporco al sito, mentre la diversa vibrazione della luce sul
materiale realizzerà dei disegni visibili nella loro interezza dal
Sagrato della Chiesa. Questo progetto è stato ritenuto “meritevole”
di finanziamento avendo partecipato vittoriosamente ad un BANDO DI
CONCORSO. Ha preceduto, per evidente fortuna, tantissime altre opere pur
progettate da illustri tecnici provenienti dalle zone dell’Aversano ed
oltre. Il progetto Premiato è quello tecnicamente detto “DEFINITIVO”
e, quindi, per legge, assolutamente immodificabile, anche se i genitori
veri sono stati sostituiti da quelli… adottivi. Ogni variante, in quanto
illegittima, potrebbe suscitare le giuste rimostranze degli “sconfitti”
con rischio, serio, di perdita del finanziamento. ” Purtroppo” dovremo
scordarci una piazza “orizzontale”, perché sembra che la pendenza del
pavimento faccia preoccupare le mamme e non consentirebbe un “regolamentare”
campo di calcetto. “Purtroppo” ero e sono convinto che il vero
pericolo per i piccoli, e non solo, sia il letale coctayl di ossido di
carbonio e polvere sottili somministrato dal traffico spesso inutile e che
gli spazi da dedicare alle giuste esigenze sportive dei ragazzi siano da
ricercare altrove. Il piano orizzontale, come suggerito in una “comune”
riunione di “uomini capaci”, sarebbe stato ottenuto alzando il muro a
valle ed aumentando i gradini sotto lo scalone. La soluzione, geniale,
potrebbe essere suggerita agli amministratori di Siena o Arezzo: Piazza
del Campo e Piazza Grande sono assurdamente in forte pendenza!. Né ho
pensato ad inserimenti in Pietra lavica per rendere più forte i contrasti
e rendere visibile il disegno...anche dalle nuvole. Tale soluzione, pur
adottata felicemente altrove, qui modificherebbe sostanzialmente la
filosofia del progetto che prevede un arredo urbano realizzato con i
materiali locali, discreto, tale da non sovrapporre la sua voce a quella
del contesto. Piazza del Popolo, ad Ascoli, monotonamente pavimentata in
bianco, candido travertino è ritenuta la Piazza più bella d’Italia! Io
posso solo concludere con una certezza: la piazza non sarà “una
sciagura che si abbatterà sulla testa dei cerretesi”, come detto tra
pugni sbattuti e colpevoli silenzi, a meno che.... Le sciagure sono altre,
e ci sarà tempo per parlarne. Non conta chi semina, non conta chi
raccoglie, conta solo che il raccolto sia buono.
Arch. Lorenzo Morone
2.7.06 ore 06:24
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