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APPROFONDIMENTI
Pasquale Orlando Acli: "Bonus bebè
anche per gli immigrati. La soluzione rappresenta una questione di
giustizia e di buon senso".
Le
Associazioni cristiane dei lavoratori italiani apprezzano e sostengono la
proposta dei ministri Amato, Bindi e Ferrero di bloccare la restituzione
del bonus bebè da parte delle famiglie di immigrati extracomunitari.
«Una soluzione giusta e di buon senso – commenta il presidente
provinciale delle ACLI napoletane Pasquale Orlando –. Il segnale, cui
dovranno certo seguire altri fatti, che finalmente si scommette
sull'integrazione delle persone e delle famiglie immigrate». Le famiglie
immigrate che nei mesi scorsi avevano impropriamente incassato i mille
euro del Governo per i figli nati nel 2005, avrebbero dovuto restituire
l'assegno ricevuto al ministero dell'Economia, con il rischio di
compromettere la loro permanenza in Italia a seguito di eventuali
conseguenze giudiziarie. Per questo le Acli, che avevano giudicato
discriminatoria la norma che assegnava il bonus ai soli figli di italiani,
avevano subito offerto la difesa legale del proprio Patronato agli
immigrati coinvolti che ne avessero fatto richiesta. «L'iniziativa dei
ministri – commenta Pasquale Orlando – se troverà un riscontro
positivo da parte del ministro dell'Economia, provvederà a sanare una
situazione paradossale oltre che ingiusta, con le famiglie di immigrati
tratte in inganno dallo stesso Governo di allora che le invitava, tramite
una lettera confidenziale firmata dal presidente del Consiglio, a ritirare
il proprio bonus. Ma, soprattutto, questa decisione potrebbe costituire il
segnale importante che finalmente in Italia si scommette sull'integrazione
degli immigrati piuttosto che assecondare o alimentare un clima di
insofferenza o di criminalizzazione nei loro confronti. Come Acli lo
abbiamo sempre detto, insieme alle tante associazioni, molte cattoliche,
che si spendono per l'accoglienza di queste persone e delle loro famiglie:
l'integrazione di quelli che saranno i futuri cittadini italiani avviene
attraverso la parificazione dei diritti, oltre che dei doveri». (23.6.06
ore 18:04)
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