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Grottaminarda (Av). Per i Grottesi il passato è un bagaglio da distruggere. Anche il “Festone” sta perdendo il suo significato più autentico.

di Maria Ianniciello

Grottaminarda (Av) si trova a 90 km da Napoli, a 36 da Avellino, a 25 da Benevento e a 15 da Ariano Irpino. E’ situato su una dorsale della Valle Ufita, lungo la strada delle Puglie e facilmente raggiungibile grazie al casello autostradale, collocato sulla Napoli-Bari (A16). Sulla etimologia del termine “Grottaminarda” vi sono varie posizioni discordanti. Secondo un gruppo di studiosi, la parola deriva da Grotte di Mainardo, un nobile normanno che viveva in Irpinia. Per alcuni storici, invece, il nome originario della cittadina era Cripta. Probabilmente Grottaminarda era denominata Cripta, a causa di una grotta dedicata dai fedeli all’arcangelo Gabriele. Oggi al posto della grotta esiste la chiesa di San Michele Arcangelo. A Grottaminarda, come in gran parte dell’Italia Meridionale, il culto dei Santi non è mai stato accantonato. Infatti, nel corso dell’anno varie sono le “feste” in loro onore. La più importante è quella che comunemente viene chiamata “Festone”. Si tiene ogni anno nella terza settimana di Agosto, in onore dei Santi Antonio da Padova, Rocco da Montpellier e Tommaso d’Aquino, patrono del paese. Il “Festone”, che dura dai tre ai cinque giorni e risale al 1893, continua ed essere un motivo di richiamo per i forestieri e per gli immigrati. Ricordo che, sin da bambina, attendevo con ansia questa ricorrenza non solo per le numerose giostre, ma, innanzitutto, per i fuochi pirotecnici…le luci…le bancarelle…e per i parenti emigrati al nord o all’estero, che approfittavano dell’occasione per ritornare in paese. Purtroppo questa tradizione rischia di svanire o peggio ancora di perdere il suo significato autentico. I comunicati del parroco-affissi nella bacheca della chiesa di Santa Maria Maggiore- così recitano: “Come di consuetudine ho convocato […]quanti desideravano far parte del Comitato per i festeggiamenti in onore di S. Antonio, S. Rocco, S.Tommaso d’Aquino. L’incontro per la costituzione di un Comitato è stato effettuato in data 20.02.06 e in quella occasione non era presente nessuno. Ho indetto un nuovo incontro in data 03.03.06 che ha visto la partecipazione di una sola persona. Per la terza volta, il 13.03.06, ho riconvocato quanti avessero a cuore di far parte del Comitato, ma purtroppo anche in quella data le persone erano solamente due[…]” E’ difficile comprendere i motivi che spingono i cittadini a non voler rinnovare e portare avanti questa ricorrenza. Forse nessuno intende assumersi la responsabilità di organizzare la “festa” soprattutto per le spese cospicue da sostenere o più probabilmente non c’è alcun interesse verso le nostre tradizioni…la nostra cultura. Difatti viviamo in una zona che non sa o non vuole valorizzare la propria storia…le proprie risorse umane e materiali. Io credo che un territorio, per evolversi, deve guardare al futuro, senza mai dimenticare il passato. L’Amministrazione Comunale ha ben compreso che la mancanza del “Festone” recherebbe molti danni all’economia del paese, il quale vive essenzialmente di commercio, ed ha istituito un gruppo di lavoro, che organizzi i festeggiamenti civili. Il rischio è che esso, oltre a non rientrare più nella sfera delle tradizioni popolari e religiose del nostro territorio, si trasformi in una ricorrenza politica, di partito e distante anni luce dal significato che i nostri antenati gli hanno voluto dare. Se ciò dovesse accadere, noi cittadini abbiamo il dovere di assumerci le nostre responsabilità, senza accusare e condannare nessuno, come per tutti questi anni abbiamo sempre fatto nei confronti di questo o quel Comitato. (22.6.06 ore 21:33)

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