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Chi è Giorgio Napolitano 

Giorgio Napolitano è l'ultimo senatore a vita nominato da Carlo Azeglio Ciampi, lo scorso settembre, e potrebbe ora succedergli al Quirinale. Nato a Napoli il 29 giugno 1925, potrebbe essere il primo capo dello Stato proveniente dalle file del Pci, dopo una vita di intensa attività politica e di uomo delle istituzioni. Entrato nel Pci nel 1945, fu eletto, giovanissimo, alla Camera, nel 1953. Da allora ha passato cinquant'anni nelle istituzioni fino a occupare lo scranno piu' alto di Montecitorio nel 1992 e ad assumere, nel 1996, la responsabilita' del ministero dell'Interno nel governo Prodi. Un dirigente dell'ex Pci al Viminale era una novita' assoluta, impensabile ai tempi della Prima Repubblica, ma non suscito' alcun scalpore, tanto quel nome era stimato anche dagli avversari. "Re Umberto", come e' sempre stato chiamato Napolitano per una certa somiglianza fisica con l'ultimo Savoia regnante, ma anche per un modo di fare tanto misurato da far sospettare ascendenze aristocratiche, non ebbe vita facile nel Pci per aver sempre assunto posizioni esplicitamente riformiste. Per lui fu coniato anche un neologismo, che non voleva essere certo lusinghiero: "migliorista". Un termine per definire la posizione politica di chi si limita a voler "migliorare" la societa' e non cambiarla radicalmente come dovrebbe prefiggersi qualsiasi buon comunista. Quindi, peggio di un socialdemocratico, molto meno di un riformista, e questo in anni in cui nelle sezioni del Pci quelle due definizioni richiamavano ancora il concetto di tradimento. Allievo di Giorgio Amendola, Napolitano e' diventato, dopo la morte del suo maestro, il leader della corrente che puntava al dialogo con il Psi, per superare la frattura a sinistra, e ricercava alleanze con le grandi socialdemocrazie europee per rompere l' isolamento del piu' grande partito della sinistra. Si e' sempre piu' caratterizzato come il ministro degli Esteri di Botteghe Oscure, ricoprendo prima la carica di responsabile del settore internazionale del Pci e poi quella di ministro degli Esteri nel "governo ombra" ideato da Occhetto. Fu anche il primo dirigente comunista invitato negli Stati Uniti dove i circoli democratici mostrarono un certo interesse. Napolitano non poteva non essere uno dei piu' convinti sostenitori della svolta della "Bolognina", provocata dal crollo del muro di Berlino. Dopo la nascita del Pds ha lavorato con successo per un ingresso del nuovo partito nel Pse, (gia' nel 1986, prima della svolta, al 17/0 congresso si batte' perche' il partito diventasse "parte integrante della sinistra europea) e ha portato avanti l'idea di creare in Italia un grande partito socialista. Per questo non ha esitato a ricercare il dialogo con il Psi di Bettino Craxi anche nella fase di piu' acuta conflittualita' tra Enrico Berlinguer e il leader socialista mantenendo un filo del dialogo. Napolitano, peraltro, ha occupato la presidenza della Camera dal 1992 al 1994 con riconosciuto equilibrio, in anni burrascosi quando le inchieste di Tangentopoli terremotarono il mondo politico. Negli ultimi anni sono arrivati i riconoscimenti di tutto il suo partito per una vita spesa a battersi per il riformismo, accrescendo intanto la fama di uomo delle istituzioni per l'incarico alla Camera, al Viminale e, dal 1999 al 2004, di presidente della commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo. E' stato Piero Fassino, che aveva accompagnato Napolitano a trattare con Willy Brandt l'ingresso del Pds nell'Internazionale socialista, a ringraziare "Re Umberto" il migliorista per quanto ha fatto per la sinistra italiana in cinquant'anni di impegno. Nel chiudere il congresso di Pesaro nel 2001, ne ha parlato come "uno di quelli che hanno fatto la storia, che non ebbe paura di definirsi riformista e che ha detto cose che, se le avessimo ascoltate prima, ci avrebbero fatto risparmiare molto tempo". Un bel riconoscimento alla carriera ripetuto il 30 giugno dell'anno scorso per il suo ottantesimo compleanno, in una cornice istituzionale. (10.5.06 ore 13:37)

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